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Vino e musica: magica sinestesia

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Quando ti ritrovi a degustare dei vini, i sensi coinvolti nel processo di assaggio sono tre: vista, olfatto e gusto. E l'udito? La musica.
Vino e musica: magica sinestesia

Bere ascoltando, ascoltare bevendo

Siete seduti nel giardino della vostra casa di campagna, o sdraiati sulla sabbia bianca di una caletta al riparo dal caos, all’ora del tramonto. L’aria si fa fresca, il sole scalda ancora ma è gentile, quasi timido. A farvi compagnia mentre il rossastro, il rosa e l’azzurro del cielo si mescolano a mo’ di dipinto, un bicchiere di vino. Di vino buono, ovviamente. I sensi sono aperti e disponibili, e il liquido in quel bicchiere vi sussurra: assaporami, impara a conoscermi, godi di me. Sembra non mancare nulla all’appello. Ci avete mai pensato, invece, che a quell’esperienza sensoriale già apparentemente completa, si può apportare altro valore aggiunto? La musica. Manca la musica. Quell’arte tanto ancestrale e insita nell’essere umano che stimola la mente, la lascia viaggiare e la nutre. Ecco, la musica – mi sono detta – non dovrebbe mai mancare mentre si assapora un buon vino. Perché il susseguirsi delle note apre lo spirito e ci rende più aperti, più predisposti, più flessibili. Meno sovrastrutturati. E quando di fronte si ha un bicchiere di buon vino, l’apertura mentale non dovrebbe mai mancare. Le note ad accompagnare i sorsi, i sorsi a seguire il flusso delle note. Lo faccio spesso, perché sono innamorata del vino almeno quanto lo sono della musica, e penso che tutti dovrebbero concedersi questo estremo godimento: l’esperienza del bere cambia, diventa ancora più immersiva. L’ascolto della melodia diventa ascolto del liquido che, lentamente, scorre nella gola. Ascoltare la musica per ascoltare il movimento nel bicchiere, bere il vino per “assaporare” il gusto della musica.

Perché anche l’udito, d’altronde, vuole la sua parte

Quando ti ritrovi a degustare dei vini, o semplicemente ad aprire una bottiglia a casa, sai che (o forse hai solo sentito, o ti hanno insegnato che) i sensi coinvolti nel processo di assaggio sono tre: vista, olfatto e gusto. Gli occhi osservano il liquido per valutarne il colore e verificare che stia in piedi e sia credibile, il naso inala i profumi che il liquido sprigiona per tentare un primo approccio e prendere una sorta di confidenza con il soggetto, le papille gustative assorbono l’essenza e il sapore del liquido per sentirne il dolce, il salato e l’amaro. E con l’udito – direte – che ci dobbiamo fare? Che c’entra? Effettivamente, non interviene in maniera diretta. Ma perché non coinvolgerlo? Perché non smuovere ulteriormente quel desiderio di odore e di sapore, di emozioni e di vissuti? Apriamoci un altro po’, su’! E non lo dico perché sono una neuroscienziata, lo dico perché mi piace viverlo davvero, il vino. E mi piace viverla davvero, la musica. A dire il vero, comunque, una connessione scientifica tra gusto e suono, c’è davvero. Adrian North, professore del Dipartimento di Psicologia della Heriot-Watt University di Edimburgo ha dimostrato che tra le aree del cervello stimolate dalla musica e quelle stimolate dalla degustazione esiste una relazione: quando si beve ascoltando un brano musicale, le aree attive interagiscono tra di loro influendo sulla percezione delle varie componenti del liquido. Al di là della scienza, comunque, portare l’esperienza del vino a un livello sensoriale ancora più evoluto, e quindi spalancare le porte all’udito, vale decisamente la pena. Il flusso melodico suscita, a ogni sorso, sensazioni, emozioni e ricordi che conferiscono ulteriore spessore e significato agli odori e ai sapori del liquido. E anche la musica, alla fine, sembra assumere un odore e un sapore.

Accostamenti vino-musica: ascoltate voi stessi

Anche qui, tra “sound sommelier” e arroganti esperti, non mancano le teorizzazioni: scegliere vino e musica provenienti dallo stesso paese, come a rafforzare le radici della tradizione e a sentirsi parte integrante del luogo prescelto, abbinare aggettivi che trasmettono un certo tipo di musica ad aggettivi che si abbinerebbero a un certo tipo di vino (non so, ad esempio un brano rock a un vino scapigliato e “potente”), associare un vino e un brano della stessa annata, o – da veri intrepidi – seguire la legge del contrasto, magari scegliendo una musica classica per “smorzare” la prorompenza di un vino di gran carattere o, viceversa, una musica metal per disarmare l’eleganza di una costosa bottiglia di Champagne. Io, personalmente, dico: fate un po’ come vi pare. I gusti musicali sono soggettivi almeno quanto lo è l’esperienza di degustazione. E soprattutto, ogni momento è irripetibile: lo stesso vino può cambiare in bocca tra ora e fra 10 minuti, o forse tra ora e domani, e la stessa musica può stimolare in maniera diversa la mente a seconda della circostanza psicologica in cui ci si trova. Ecco perché, quando mi chiedono: “che vini ti piacciono” o “qual è il tuo genere musicale preferito”, quasi mi viene da ridere. Non so mai rispondere, perché non so mai rispondermi. Sono due mondi che non smettono mai di sorprendermi, e io non smetto mai di sorprendere me stessa nell’approccio ai due mondi. Ora, ad esempio, mi sento leggera e fluttuante. E mi andrebbe un po’ di effervescenza ad accompagnare questo mood, magari con un brano della Madonna degli anni ’80. Tipo Like a Virgin. Magari tra un’ora avrò cambiato idea e i miei desideri saranno evoluti e avranno preso un’altra direzione. Per cui mi dico, e vi dico, che non c’è da pretendere o da ricercare un abbinamento. Fatelo per godere del vino, della musica e di voi stessi. Fatelo per imparare ad ascoltare, anzi, ascoltarvi, ancora più a fondo. Fatelo per concedervi quel quid in più che i sensi, sfruttati tutti e nella loro pienezza e interazione, possono regalarvi. Fatelo perché – datemi retta – quel bicchiere di vino, senza il “giusto” (giusto per voi, sia chiaro) compagno musicale, non è lo stesso.