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Queer Scream, scream Queer!

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Queer Scream. Il podcast italiano sulla rappresentazione della cultura queer attraverso i media più diversi. Leggi l'intervista!
Queer Scream, scream Queer!

Torniamo a parlare di podcast, con podcasters d’eccezione!

Nell’articolo su Paper Planes abbiamo viaggiato tra libri e geografia, oggi invece Enrico Caruso e Mattia Sterzi ci introdurranno al primo queer podcast d’Italia, di cui sono fondatori, co-autori e conduttori: Queer Scream appunto.

Enrico ama presentarsi come “neuroscienziato di giorno e attivista LGBTQAI+ di notte”. Tra i progetti che ha curato figura anche Urani3 , una collettiva transfemminista con sede a Milano.

Mattia è un tatuatore originario di Parma e l’esperto di cultura pop del duo. Infatti Queer Scream si concentra soprattutto sulla rappresentazione della cultura queer attraverso i media più diversi (film, serie, videogame, fumetti, riviste…).

Q1. Tra Parma e Milano, com’è nato questo progetto?

A1. È nato tutto durante il primo lockdown, in cui ci siamo lanciati a guardare tutti i contenuti LGBTQAI+ proposti dalle diverse piattaforme, per poi discuterne su facetime, da lì ci siamo accorti che non esisteva un podcast italiano che raccontava ed analizzava la rappresentazione queer nei media mainstream.

Q2. Spesso si dice che il titolo è tutto un programma: è vero anche nel vostro caso?

A2. Queer è facile, è il termine che ci rappresenta meglio: lontani dalla (etero)norma, scomodi e dalla sessualità poco definita.

Scream perchè per noi l’urlo ha una doppia valenza: come atto di ribellione, che crea confusione, ma soprattutto per ricordare a tutte le persone che i soggetti di comunità marginalizzate per farsi ascoltare devono parlare più forte delle altre soggettività.

Q3. Ogni episodio è una perla: come nascono le idee per le puntate?

A3. Dipende! A volte abbiamo le idee chiarissime: le prime puntate della prima stagione le avevamo in testa da un bel po’ e volevamo parlare subito della Disney, dell’Hays Code o dei Simpsons, altre volte invece ci troviamo a confrontarci sull’ultimo film uscito o leggiamo una notizia da qualche parte e ci si accende la miccia! Parliamo sempre e comunque di cose che ci appassionano (film, serie tv, fumetti, videogiochi, ecc.) e di cui parleremmo per ore, con o senza podcast. 

Anzi, POSCAST.

Q4. Siete ormai alla seconda stagione, quindi la prima è andata bene! Che tipo di riscontro avete ricevuto?

A4. Siamo partiti in quinta senza pianificare niente, sapevamo solo che volevamo parlare di questi temi e che avevamo l’urgenza di farlo: penso che il pubblico abbia avvertito questa esigenza e si sia appassionato quanto noi alle tematiche che trattiamo. Mi piace molto perché i nostri ascoltatori ci scrivono anche per correggerci o per confrontarsi ed è un tipo di dialogo molto stimolante. Alla fine l’esperienza queer è diversa per tutt* ed analizzarla e creare dialogo intorno ad essa è fondamentale.

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Queer Scream: live recording session

Q5. Da chi è composto il vostro pubblico?

A5. Per assurdo il nostro pubblico è principalmente eteronormato, ma adesso che ci penso non è poi così assurdo: sono tantissime le persone incuriosite dal mondo queer ma che non hanno la possibilità di parlare, domandare e confrontarsi su questi temi e Queer Scream è un safe space dove farlo!

Q6. Chi sono i vostri guests?

A6. Dipende dalla puntata! A volte abbiamo il tema e dobbiamo trovare l’ospite adatt*, a volte viceversa! Ci sono persone che volevamo assolutamente prendessero parte al nostro podcast e ci abbiamo costruito la puntata intorno, altre volte ci impegniamo per trovare qualcun* che sia disponibile a parlare di un’esperienza specifica: se parliamo di esperienza trans serve un* ospite trans! Fortunatamente tutte le persone che abbiamo contattato si sono rese super disponibili e sono saltate sul carrozzone al volo!

Q7. Il fil rouge del programma è la rappresentazione della comunità queer nei media, che purtroppo spesso risulta distorta, inesatta, stereotipata, quando non assente. Perché è importante che invece sia il più possibile autentica?

A7. Partiamo dal presupposto che, nel 2022, la maggior parte delle storie eteronormate sono state raccontate allo sfinimento: quante commedie romantiche identiche sono state fatte? Quanti film d’azione con il protagonista bianco, bello e muscoloso ci sono? I media si cibano e si nutrono ogni giorno delle nostre storie, prendendo ispirazione e spesso tagliandoci fuori (quanti ruoli trans sono stati interpretati da attori cis?) o facendo “straightwashing”. Rappresentare storie ed esperienze in maniera autentica è essenziale, in primis se si intende portare loro rispetto, poi perchè se veramente si vuole trarre qualsivoglia insegnamento è necessario che siano narrate e rappresentate nella maniera corretta. Le storie della comunità LGBTQAI+ non possono essere narrate attraverso i filtri classici dell’eternorma, perché (per definizione) non siamo eterosessuali. Questo crea solo una rappresentazione distorta e fallace che troviamo ancora, di continuo, specialmente nei pop media.

Q8. Rispetto al corretto riconoscimento della comunità queer, come si profila l’Italia?

A8. A piccoliiiiissimi passi ci stiamo muovendo, ma troppo lentamente e in maniera spesso sbagliata. Basta fare un rapido confronto coi nostri vicini spagnoli o inglesi. In un paese che affonda le sue radici nell’arte è ridicolo pensare a come siamo ancora messi, basti pensare a quant* artist* italian* hanno fatto coming out, o a quante serie di respiro internazionale ci sono sul tema.

Uno spunto di riflessione interessante ce l’ha dato la versione italiana di Drag Race (ne parliamo in una puntata della seconda stagione) ma si tratta comunque di una produzione troppo di nicchia.

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Queer Scream: Enri&Met all’opera

Q9. Cosa sono i fenomeni del queer coding e del queer bating?

A9. Sono fenomeni di scrittura di personaggi e storie. In particolare, il queer coding è la scrittura di un personaggio che ha delle caratteristiche (possono essere fisiche, o nel comportamento e in alcune scelte) che vengono percepite come non-eterosessuali; ma il personaggio NON è della comunità LGBTQAI+, come una sorta di appropriazione. Un esempio lampante sono Jafar ed Ursula, due classici villain della Disney (rispettivamente da Aladin e la Sirenetta). Partiamo da Ursula: la sua figura e movenze sono state prese da una delle più grandi Drag Queen della storia occidentale, Divine. Jafar invece è più sottile, ma per noi comunque particolarmente ovvia, dall’uso dell’eyeliner, alle movenze sinuose, passando per quelle favolose spalline anni 80. Tuttavia, entrambi questi personaggi citati nelle loro storie hanno comunque desideri eterosessuali: Ursula vuole rubare il principe ad Ariel, Jafar sposare Jasmine per diventare sultano. Passa quindi l’idea che la queerness e la malvagità sono due elementi che vanno a braccetto.

Il queer bating invece è una vera e propria operazione di marketing. Consiste nella scrittura di storie ed interazione di personaggi, facendo credere allo spettatore che ci sia ed avverrà una narrazione queer, ma poi non succede mai, come una sorta di hype queer che non si concretizza. Un esempio è l’enorme scandalo mediatico che ha creato il bacio saffico nell’ultimo film di Star Wars (Star Wars Episodio 9 – L’ascesa di Skywalker), una scena talmente breve che se starnutisci la perdi. Ma attorno a quella scena noi ricordiamo molto bene che c’è stato fatto del gran marketing per attirare il mercato LGBTQAI+.

Q10. Come si combattono?

A10. Con la giusta rappresentazione, il dialogo, il confronto e il coinvolgimento delle soggettività che si vogliono rappresentare in ogni passaggio della produzione (vedi Transparent o Pose).

A questo punto non potete esimervi dall’ascoltare Queer Scream

Le puntate escono su Spotify, AppleStore e Spreaker di martedì con cadenza quindicinale. Si può trovare la comunicazione delle puntate sul canale Instagram, e se non bastasse sono anche su Twitter!