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The MOTHER: la diretta YouTube per il lancio del video di “OCD”

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The MOTHER livestream: il concerto in diretta YouTube per il lancio del video di “OCD”
The MOTHER livestream: il concerto in diretta YouTube per il lancio del video di “OCD”

Che fai stasera? Alle 22 ho da fare, c’è un concerto. Chi suona? The MOTHER. Ah figo, dove? Ovunque! …In che senso? Nel senso che te lo puoi vedere dove vuoi, perché è online. Ah, quindi è una diretta? Sì, su YouTube. Ma perché hanno scelto il livestream? Perché “Quando si ha qualcosa di nuovo tra le mani si fa fatica a tenerlo nascosto per troppo tempo”. E cosa c’è di nuovo? …Ma non è che fai un po’ troppe domande? Fammi scrivere, e ti dico tutto!

The MOTHER in breve

Allora, dicevo: stasera alle 10 suona questa band romana, The MOTHER. Sono in quattro, due si somigliano (mi sa che sono gemelli), uno è biondo con i capelli lunghi, l’altro ha la schiena dritta dritta mentre suona, che manco Carla Fracci (bonanima). Si chiamano Ludovico Saolini (basso), Tiziano Sbardella (chitarra), Edoardo Saolini (voce) e Simone Guidi (batteria). Suonano insieme dal 2016, ma The MOTHER esiste dal 2008: ora non ti sto a raccontare tutta la parabola musico-evolutiva che hanno attraversato, se vuoi te la leggi qui, ma in sintesi oggi fanno una musica dalle sonorità “elettroniche e trip hop coniugate con atmosfere rock” (questo lo dice RockOn, mica io). Non te lo so spiegare meglio, se non hai capito sentiti qualche pezzo, stanno anche su Spotify. Io l’ultima volta li ho sentiti dal vivo a febbraio 2020, al Release Party del loro ultimo disco, Butterflies in a Jar: poi la pandemia ha bloccato tutto. O quasi.

The MOTHER livestream: il concerto in diretta YouTube per il lancio del video di “OCD” youtube
The MOTHER – Foto di Francesco Marano

Perché il livestream?

Non è che te lo devo dire io: questo Covid ha provato a bloccare tutto il mondo, ma in alcuni casi lo ha solo rallentato. La Madre infatti (lo conosci un minimo d’inglese, no?) ha continuato a lavorare, sebbene la frustrazione fosse a livelli altissimi: “Per noi l’amaro, forse, è stato ancor più forte: avevamo fatto uscire un nuovo lavoro un paio di settimane prima dello scoppio della pandemia ed è saltata tutta la pianificazione e la promozione che avevamo organizzato. Lavorare ad un EP per due anni e vederlo prendere polvere così ha triplicato la nostra voglia di tornare a contatto con la gente”. Contatto, interessante. Proprio quando questa parola viene quasi demonizzata. “Per altri motivi, durante l’autunno, abbiamo rinnovato la nostra strumentazione e ci siamo accorti che con il nuovo set avremmo potuto affrontare la dimensione del live streaming. Abbiamo acquisito il know-how necessario e a novembre [2020] abbiamo fatto un test. Il risultato ci ha soddisfatto: non era come un live vero, non si vedevano le persone, ma dopo tutto quel tempo anche percepirle a distanza è stata una boccata d’ossigeno”. Quindi sono recidivi. Mi sa che credono proprio tanto nella forza della condivisione.

Perché il livestream per il lancio del video di “OCD”?

Stasera i The MOTHER presentano quindi un altro risultato del loro anno di musica in saletta: il video di “OCD”, nato dalla collaborazione con Margarita Bareikyte, regista teatrale e cinematografica.
Ovvio che non è la stessa cosa. Già vi sento, voi puristə del suono live, voi appassionatə delle serate in concerto. Che credete, che anche io non preferisca stare sotto al palco a godermi due ore di buona musica? Ma soprattutto: credete che lə artistə per primə non preferiscano tutto questo alla distanza dello schermo? Come dicono The MOTHER “Chi fa musica non la fa per sé, o almeno noi no. La musica è condivisione, espressione, comunicazione. Ti permette di far arrivare a chi hai di fronte cose che in altri modi non riusciresti a dire”.
E quindi l’idea del live nasce dalla necessità che tutti i musicisti hanno avuto durante quest’ultimo anno: condividere. Ti pare poco?

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: The MOTHER – Foto di Francesco Marano

“OCD”: Obsessive Compulsive Disorder

Lo sai perché dovresti proprio vedere la live? Perché il videoclip di OCD è l’occasione giusta per guardarsi da fuori
OCD è la sigla che sta per Disturbo Ossessivo Compulsivo: ovvio, non è che siamo tuttə ossessivə diagnosticatə, ma ognunə di noi in qualche modo è schiavə, di tanto in tanto, di pensieri e impulsi volti a soddisfare richieste della mente che non scegliamo di avere. La gabbia. Sì, la gabbia. Che non è tanto il coprifuoco, o il ritornello “Stay safe, stay home”, o l’obbligo di non uscire per la quarantena. No: è una gabbia che ti porti appresso, che sta sempre sopra le tue spalle. E di cui non riesci a liberarti, perché è lì, nella tua scatola cranica. Ed è proprio questo il concetto che raccontano i The MOTHER quando parlano del pezzo: “Il brano vuole raccontare il disagio, il disturbo, la trappola dalla quale non puoi scappare… Sei obbligato. Non vuoi davvero, ma non puoi rifiutarti. È come uno specchio nei tuoi occhi e devi rivedere, devi rivedere e rivivere tutto di volta in volta. Come ti senti alla fine? Sei consumato? Il ritmo ti sostiene e ti accompagna ad un’apparente distensione, una soddisfazione illusoria, un sollievo caotico. Ma la realtà è che alla fine domani dovrai ricominciare da capo e continuare a farlo. È la lampante dimostrazione di un impossibile contatto con il reale, con la fine, sorretto da un costante sottofondo di fatica. Sleep. Repeat”.

Una chicca: come nasce “OCD”

Alla fine ti sto riempiendo di chiacchiere: mi hai chiesto che facevo stasera e ti ho attaccato questo missile infinito. Ma secondo me questa ultima parte ti piacerà.
Visto che la curiosità mi ha attanagliata dalla prima volta che ho ascoltato la canzone, ho chiesto alla band da dove venisse il pezzo, quale fosse la genesi. Ho sempre creduto infatti che questa fosse la parte del processo creativo più interessante da conoscere. Voyeurismo? Non posso escluderlo. Comunque, è stato Ludovico a rispondermi: “Ricordo che stavo suonando il basso senza amplificatore (il mio vecchio appartamento era poco più di una stanza). Il riff del brano mi è venuto quasi spontaneamente e la figura che componevano le dita era così regolare e “compulsiva”. Provavo una sorta di piacere nell’osservare le dita scorrere sul basso ed ogni frustata, che le corde lasciavano sul manico, faceva nascere la necessità di dare il colpo successivo. Qualche giorno dopo, durante una prova, suonai quelle sei note e Simone improvvisò una figura di batteria che si incastrava perfettamente in maniera precisa e nevrotica allo stesso tempo. Pensai subito a tutte quelle volte che i miei amici sorridevano delle mie manie per l’ordine, alle volte in cui conto passi, gradini, mattonelle e qualsiasi cosa e capii che quel movimento, quell’atmosfera erano in grado di regalarmi quella stessa sensazione di piacere ed obbligo senza fine. Il pezzo doveva parlare di quello: è un loop ricorrente e frenetico che nei momenti di distensione regala quella soddisfazione illusoria che è propria della compulsione”.

Io stasera ho da fare. Secondo me dovresti vedertela questa live. E appena suonano di nuovo dal vivo ti aggiorno. Intanto, ti porto i saluti della Madre.