Home News LSD: il trip del ritorno ai live

LSD: il trip del ritorno ai live

132
0
La pandemia e il ritorno ai live all'Auditorium Parco della Musica: il concerto de
LSD: il trip del ritorno ai live - Disegno di Tommaso Berardi

Il Dubbio Amletico

Ero un po’ perplessa quando mia madre un mesetto fa dichiarò: “Io e papà abbiamo preso i biglietti per il concerto di Latte e i Suoi Derivati, vuoi venire anche tu?”.

Un concerto? Ma come, di già? Si può? È il caso? Sarete vaccinati per allora? Vale la pena di correre il rischio?

Il solo fatto di provare tutti questi dubbi mi rendeva ancora più insicura sulla bontà della proposta in sé. Eppure… se all’Auditorium vendevano i biglietti per la Cavea, doveva essere fattibile, no?

A quel punto la vertigine della spensieratezza prevalse e mi buttai.

Il cuore oltre l’ostacolo, la macchina dentro le strisce

Per fortuna non siamo superstiziosi, perché se avessimo letto come omen i due posticipi (l’uno per via del nubifragio dell’8 giugno, l’altro per la partita della nazionale il 16) non se ne sarebbe mai fatto niente. Invece alla fine ieri ci siamo ritrovati a parcheggiare nei pressi dell’Auditorium, nonostante fossimo un po’ arrugginiti anche in quello (dov’è che non c’erano le strisce blu?, oggi è feriale o festivo?, aspetta forse ho ancora myCicero).

Lo spettro pandemico aleggiava sul Parco della Musica: il padiglione per i vaccini inattivo, la fila di persone mascherate, lo staff che misurava la temperatura e controllava i QRcode con l’autodichiarazione anti-covid. Io mi sono sorpresa per l’efficienza organizzativa, papà invece ha rosicato perché “sul sito dicevano FFP2 obbligatoria e invece ci sta un sacco di gente con la chirurgica”. In ogni caso, tempo di accomodarsi nella Cavea piena solo a metà ed il problema è traslato su chi la mascherina la usava come copri-gomito.

La pandemia e il ritorno ai live all'Auditorium Parco della Musica: il concerto de "Latte e i suoi Derivati"
LSD: il trip del ritorno al live, foto effettuata dall’autrice

Rullo di tamburi (o Pepette sulle Ande, cit.)

Il pre-concerto: momento normalmente fatto tutto di fibrillazione, chiacchiere, bibite idratanti, senso di comunità pronta a divertirsi… Io l’ho passato a monitorare tipo falco pellegrino l’implementazione o meno delle misure sanitarie. 

Devo ringraziare il signore accomodato dietro di me per avermi distratto con un siparietto covid-free: con la sua saccenza è riuscito prima a seccare la propria compagna (colpevole di non essere mai stata prima in Cavea) poi il vicino, messo in croce per aver usato del “volgare turpiloquio” mentre scherzava con gli amici suoi nella fila dietro. Se conoscete LSD, saprete anche voi che il bigottismo linguistico non va proprio a nozze con, per dire, Otto il Passerotto… Quindi ho cominciato a pregustare il trauma del suo scontro con l’umorismo pecoreccio di Lillo.

Grazie, caro vicino spocchioso, per avermi indotto considerazioni aC (ante-Covid) sulla gente random che il destino ti riserva di incontrare negli eventi che prevedono più di quattro persone congiunte.

Dopo un quarto d’ora di ritardo, la mezza-folla ha cominciato a scaldarsi, ad applaudire, a chiamare sul palco i beniamini. Anche questo semplice rituale mi ha provocato una riflessione pC (post-Covid): possibile che dopo un anno di tempi dilatati, in cui non si è potuto fare praticamente nulla, ci continuiamo ad irritare per quindici minuti di attesa..!? 

La risposta è , noi non li sopportiamo. Pure a me prudevano le mani tipo a Greg in GinoSka.

Still alive, back to live!

Finalmente è cominciato: in scena con noi e in onda con il pubblico da casa, visto che il concerto è stato trasmesso anche in streaming (quest’estate l’Auditorium propone diversi eventi  in questa doppia modalità, se può interessare).

La pandemia e il ritorno ai live all'Auditorium Parco della Musica: il concerto de "Latte e i suoi Derivati"
LSD: il trip del ritorno al live – Lillo e Greg

Le luci, i fumogeni, gli strumenti, le voci, gli applausi, i tablet al posto dello spartito (whaaaaat?). La band entusiasta di essere sul palco, Lillo e Greg di nuovo dal vivo e tutti mi risultavano bizzarramente piccoli in lontananza, dopo quasi due anni di eventi zoomati in tv o sui social.

Si sono susseguiti tanti cavalli di battaglia, con le solite variazioni del caso per far sbellicare le new entries e dilettare gli intenditori. Il ballo dell’estate l’avremmo volentieri accompagnato scatenandoci, invece siamo rimasti col sedere ligiamente incollato ai gradoni, limitandoci a scuotere arti e testa. A Ho scritto una canzone per te abbiamo dato manforte parodica sfoderando i telefonini a torcia e ondeggiandoli a tempo, rituale da cui di solito mi dissocio ma che lì per me ha assunto un valore nostalgico.

Ancora una volta mi sono inorgoglita (LSD so’ de Roma!) e meravigliata della loro bravura musicale, di scrittura testi e nei tempi comici – ma non a caso provengono dal mondo del fumetto (da cui l’omaggio in copertina ad hoc, opera di Tommaso Berardi).

Abbiamo tutti riso, tanto. Ci avvolgeva la sensazione del ritrovarsi, del sentirsi quasi in confidenza con la band grazie al desiderio comune di essere lì, insieme, live, come loro stessi hanno ripetuto più volte.

Sipario

Avviandoci alla macchina a fine serata, ci siamo ovviamente prestati al rito del commento: sempre bravi, forse lui un po’ spento, ma quella l’hanno sempre fatta così?, guarda che zitti zitti cantano pure eh, comunque due ore su ‘sti gradoni mai più.

Il mio saggio papà ha chiosato qualcosa del tipo “a prescindere da tutto, ne è valsa la pena per riavvicinarsi un po’ alla normalità”.

E mentre mi accompagnavano a casa (perché LORO, i giovani quasi sessantenni, sarebbero andati al pub – io, sfigata trentenne, cascavo dal sonno) ragionavo sul lascito migliore del concerto: l’averci permesso di sentirci un po’ scemi*

Dopo un anno sul chi vive, per un paio d’ore abbiamo cantato a gran voce e con gusto pezzi genialmente demenziali, senza paura del virus, del coprifuoco, del futuro. 

A ognuno la sua pagnotta e sogno in tasca.

*Su questo tema c’è un bell’articolo di Elena Stancanelli su Repubblica, che come si può leggere mi ha dato da pensare!