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Porthos: quando il vino fa cultura e non tendenza

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Siamo nella capitale, da Porthos, associazione culturale dove vino e cibo non sono più oggetti, ma veri e propri esseri viventi.
Porthos: quando il vino fa cultura e non tendenza

Passione, filosofia, dialogo e competenza

Siamo nella capitale, in una quieta vietta dietro il caotico Piazzale Enrico Dunant. È qui, in questo angolo di pace, che Sandro Sangiorgi apre le porte di Porthos, associazione culturale dove vino e cibo non sono più oggetti, ma veri e propri esseri viventi alla stregua di chi ogni giorno la accudisce o la frequenta. Un luogo fisico dalle dimensioni modeste, dove si ha però la sensazione di non avere limiti spazio-temporali né mentali. Sugli scaffali e sulle pareti, libri, bottiglie di vino, piccoli oggetti simbolici e opere d’arte contemporanea si alternano. La luce naturale non entra in maniera troppo diretta, e forse è meglio così. L’atmosfera di “mistero” fa da cornice decisamente più adatta a ciò che avviene dentro Porthos: delucidazioni su cibo e vino, scambi di idee su cibo e vino, degustazioni di cibo e vino. Insomma, per prenderla più alla larga, da Porthos il cibo e il vino si condividono. Qualsiasi cosa voglia dire condividere.

Sangiorgi: maestro, scrittore e filosofo, ma soprattutto essere umano

Se la prima volta che arrivi da Porthos è Sangiorgi ad aprirti la porta, si apre un portone. Perché Porthos è la casa di tanti ed è quotidianamente seguita e custodita da tanti, ma la sua anima è Sandro. O forse Porthos è l’anima di Sandro. O forse entrambe, perché quel piccolo stabile è per lui non solo un posto di lavoro, ma anche e soprattutto vita. E perché il Prof. è per quel piccolo stabile un genitore attento e innamoratoInnamorato del vino, su questo non ci piove. E l’amore, in qualsiasi forma si manifesti e qualsiasi siano i soggetti coinvolti, non è mai un percorso in discesa. Sandro del vino insegna, racconta, scrive, discute e godeSembra facile, ma non lo è. È lui stesso a dirlo chiaramente nel suo libro L’invenzione della gioia: “Oggi penso che il vino coincida con me, come se due cuori battessero in uno. Così mi spiego la sofferenza che provo ogni volta che mi tocca scriverne. Parlarne mentre insegno è più semplice, la parte di me esposta viene difesa da chi ascolta: la classe è il rifugio nel quale mi trova chi cerca. Quando sono davanti alla tastiera e vorrei restituire quello che ho macerato in questi anni di pensieri, la posta diventa altissima e nulla mi protegge. Il vino sono io e sono solo”. Parole di grande, immensa e generosa umanità.

L’approccio “ribelle”: no ai formalismi, sì ai sensi

Ogni volta che si fanno corsi sul vino ci si sente chiedere: “Ah, vuoi diventare sommelier? E allora fai il corso AIS o FISAR?”. Ecco, no. Porthos, con i tomi di grammatica enologica e i toni da arroganti esperti del vino, non c’entra nulla. Innanzitutto, perché da Porthos ti insegnano che amare il vino non vuol dire essere sommelier. Ti insegnano che per amare il vino bisogna amarlo, e basta. Spogliarsi di sé, delle proprie pretese e dei propri giudizi, osservare il vino, odorarlo e degustarlo in una dimensione psicofisica prettamente soggettiva. Dove non esistono preconcetti e non esistono paure: paure che un vino non piaccia o che non lo si sappia descrivere. No, non è questa la filosofia di Porthos. Il vino, da Porthos, è materia vivente. È un soggetto, un “liquido odoroso” da scoprire e con cui dialogare, una lente attraverso la quale ricercare il mondo. Il vino passa attraverso, e si fa attraversare da, emozioni, sensazioni, ricordi ed esperienze. Può essere legato al passato e rappresentare un’aspirazione futura, ma è presente. Perché è lì davanti, e chi se ne vuole innamorare non può sfuggirgli. Ecco perché Sandro insiste sulla centralità della sensorialità: sull’importanza di ritrovare un contatto con i sensi, di evolvere nei propri comportamenti e nelle proprie consuetudini man mano che si impara a conoscere e ad amare il vino, di recuperare ciò che è rimasto nascosto nella memoria emotiva, di non chiudersi ma aprirsi e scoprirsi. Scoprire se stessi ancora prima di scoprire il vino.

Il corso di conoscenza: un breve scorcio nelle attività di Porthos

Tutti temi, questi, che affiorano e vengono discussi in uno dei corsi organizzati da Porthos, quello di conoscenza a 18 incontri. Si entra, ognuno si siede al suo posto. Davanti 6 calici di vino vuoti che verranno riempiti – che gioia! – poco più tardi, una tovaglietta per i piccoli assaggi-test del cibo, una bottiglia d’acqua per pulire la bocca quando necessario, magari tra un vino e l’altro, e un quaderno dove annotare le sensazioni scaturite dalla degustazione. A predisporre i tavoli e scegliere i vini, Alice, Matteo e Roberto, giovani dediti e appassionati che insieme al Prof. annaffiano ogni giorno Porthos di linfa vitale. La degustazione è preceduta da una vera e propria lezione teorica (a scopi pratici, sia chiaro): Sandro parla dei sensi passando per citazioni poetiche, scorci cinematografici e slide di neuroscienze. Crea, in pratica, le fondamenta a sostegno della parte successiva della lezione, quella in cui si degustano i vini alla cieca. Con la musica classica di sottofondo ad accompagnare i sorsi pieni e attenti, in attesa del momento più divertente e, forse, più arricchente in assoluto: un apertissimo scambio di opinioni. E se qualcuno ha timore di dire cosa pensa o cosa sente, sono guai! “Ciò che senti in un vino c’è sempre”, dice, rassicurante, Sandro.