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Amarone della Valpolicella Classico 2008 di Secondo Marco: l’attesa e il gusto della scoperta

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Appena potevo andavo a visitare un’azienda vinicola e così quel pomeriggio fu la volta di Marco Speri. Eravamo in Valpolicella, terra di vini generosi.
Amarone della Valpolicella Classico 2008, Secondo Marco. L’attesa. E il gusto della scoperta.

Era il lontano novembre o dicembre 2014 e stavo facendo il mio secondo stage in azienda. Ho vissuto due mesi vicino a Desenzano del Garda, precisamente a Lonato del Garda. In quel periodo ho avuto la possibilità di spostarmi e conoscere il territorio e i territori circostanti. Sono andata in Franciacorta, in Valtènesi, al Merano Wine Fest (in giornata), in visita nei vari paesini sul lago e in Valpolicella.

In compagnia di Marco Speri

Appena potevo andavo a visitare un’azienda vinicola e così quel pomeriggio fu la volta di Marco Speri.

Appena potevo andavo a visitare un’azienda vinicola e così quel pomeriggio fu la volta di Marco Speri. Eravamo in Valpolicella, terra di vini generosi.
Amarone della Valpolicella Classico 2008, Secondo Marco. L’attesa. E il gusto della scoperta.

Quando arrivai era già buio pesto, tuttavia mi dedicò un po’ di tempo e facemmo una lunga chiacchierata con degustazione a seguire. A fondamento di ogni piccola produzione che si rispetti c’era un fil rouge che mi lasciò molto sorpresa. Eravamo in Valpolicella, terra di vini generosi e sebbene i vini di Marco Speri lo fossero, erano anche incredibilmente freschi, dritti e verticali.

La freschezza, chiamata anche acidità, accompagnò tutti gli assaggi aiutandomi a non affaticare il palato. Ricordo che perfino il Recioto era fresco, il che è tutto dire visto che le uve, raccolte a mano, subiscono 140 giorni di lento appassimento.

Il tempo trascorse molto in fretta, era quasi ora di cena e io dovevo tornare, oltre al fatto che lui aveva lavorato tutto il giorno e magari non ne poteva più di me. Comprai un po’ di vino e tre bottiglie di Amarone, due 2008 e una 2009.

Il ritorno a Roma

Una volta tornata a Roma misi queste famose tre bottiglie in cantina, la prima 2008 la aprii dopo poco mentre le altre due cercai di “dimenticarle”.

In parte ci riuscii, dato che sulla carta non è semplice bere una bottiglia da 16°gradi alcolici. 

Sono passati sette anni da quell’acquisto e più volte ho avuto la curiosità di andare a scoprire cosa ci fosse dentro. 

Mi piace tanto comprare bottiglie e custodirle, mi piace passarci davanti, mi piace dargli un’occhiata mentre ne scelgo un’altra perché quella non è pronta e mi piace aspettare il giusto tempo. Due parole complicatissime, sia perché è terribilmente difficile stabilire quale questo sia, sia perché un anno è composto da 365 giorni e a volte, soprattutto quando si parla di vino, sono proprio tanti. 

Fatto sta che per una serie di circostanze quel giusto tempo è arrivato il 17 febbraio 2021. 

Ero in compagnia di due amici – professionisti e amanti del vino – il meteo diceva che avrebbe fatto freddo a Roma, e inoltre, una settimana siamo “gialli” e una “arancioni”; insomma c’erano tutti quei buoni motivi e poi avevo aspettato più di sei anni!

Il vino

Apro la bottiglia, Amarone della Valpolicella Classico 2008, due ore prima.

 

Appena potevo andavo a visitare un’azienda vinicola e così quel pomeriggio fu la volta di Marco Speri. Eravamo in Valpolicella, terra di vini generosi.
Amarone della Valpolicella Classico 2008, Secondo Marco. L’attesa. E il gusto della scoperta.

Ci sediamo e versiamo nei bicchieri. Sono le sei di pomeriggio.

Colore rosso rubino (ancora). Molto luminoso.

Naso intenso e di impatto. Accogliente e invitante. Visciola, caffè, mon chéri, friggitello arrosto, radice di liquirizia, corteccia e foglie secche, mina.

In bocca, l’attacco è morbido, avvolgente, pieno. Ma anche vibrante, energico, muscoloso e teso. Non avrei mai pensato di descrivere così un Amarone, teso, ma quando mai? Sulla tastiera non ci sono le emoticon, altrimenti avrei utilizzato la faccina con gli occhi a cuore. Dicevo teso e vibrante. E poi non è fitto, c’è il frutto e nessun accenno di confettura, e appunto è Fresco. Non c’è niente da fare, l’acidità è il segreto della vita, o almeno della mia.  

tannini sono stupendi, setosi. Ci sono, fanno sentire la loro presenza, lasciano l’impronta e se ne vanno. Anche il saleè un altro bel segreto (sempre della mia vita) e questo vino è sicuramente sapido, minerale, in particolare ferroso, merito del terreno di origine vulcanica – oltre a calcare e argilla – che contraddistingue le sottozone di San Pietro in Cariano, Fumane, Negrar, Sant’Ambrogio e Marano. 

Ad ogni modo, i 16,5 ettari di Marco Speri si trovano tra Fumane e San Pietro in Cariano, gli altri tre sono i restanti comuni della Valpolicella “Classica”. 

Dalla filosofia aziendale emerge tradizione, integrità, fatica, pazienza, rispetto, voglia di migliorare, intuizione, condivisione e profondità. Tratti caratteriali che contraddistinguono l’intera produzione. 

Tornando al vinoin questione mi viene da dire che, sebbene avessimo nei calici un vino importante, di spessore e molto persistente, questo portava con sé anche una straordinaria capacità di beva, tanto che ha lasciato tutti noi con la voglia di almeno un altro bicchiere. 

Una persistenza che non satura, anzi concede spazio al desiderio. Wow. Credo che non potesse comportarsi meglio di così e mi sento, in parte, di dovergli delle scuse perché mi sono avvicinata a Lui convinta che non fosse più il mio vino. E invece in alcune giornate ancora lo è. Molto elegante e non eccessivo, con un formidabile equilibrio.

Appena potevo andavo a visitare un’azienda vinicola e così quel pomeriggio fu la volta di Marco Speri. Eravamo in Valpolicella, terra di vini generosi.
Amarone della Valpolicella Classico 2008, Secondo Marco. L’attesa. E il gusto della scoperta.

L’attesa. E il gusto della scoperta. Infatti, tutte le volte che apro una bottiglia intenzionalmente “dimenticata” mi sento una bimba che scarta il suo regalo.

Rimane in cantina l’Amarone 2009, al quale baderò per qualche altro anno, sempre che riesca nel mio intento. Fortunatamente è quasi primavera!

Ora chiamo in azienda, devo proprio ringraziare Marco