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A via Asiago dieci…sono novanta!

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Festa grande in casa Rai per i 90 anni dell’istituzione della sede dell’Uri - Unione Radiofonica Italiana - presso il numero 10 di Via Asiago di Roma.
A via Asiago dieci…sono novanta!

Festa grande in casa Rai, il 13 aprile scorso, per i 90 anni dell’istituzione della sede dell’UriUnione Radiofonica Italiana – presso il numero 10 di Via Asiago.

Per l’occasione Rai Radio ha aperto le sue porte al pubblico e in stretta collaborazione con il FAIFondo per l’Ambiente Italiano – ha organizzato delle visite guidate di questa sede storica.

L’iniziativa, intitolata “Dalla valvola al podcast: 90 anni del Palazzo della Radio”, ha consentito di   ripercorrere l’evoluzione della radio “nazionale” a partire dal suo nome originale, Uri, passando per EiarEnte Italiano Audizioni Radiofoniche – fino ad arrivare all’odierna Rai Radio.

Il Palazzo della Radio

Festa grande in casa Rai per i 90 anni dell’istituzione della sede dell’Uri - Unione Radiofonica Italiana - presso il numero 10 di Via Asiago di Roma.
Entrata via Asiago 10

L’Uri, Unione Radiofonica Italiana nasce nel 1924 e le sue trasmissioni regolari iniziano il 6 ottobre con un concerto di musica classica, annunciato da una delle strumentiste, seguito da un bollettino meteo.

La sede originale si trova a Palazzo Corrodi, alle spalle di piazza del Popolo, in condivisione con studi di pittori ed altri artisti, tra i quali Trilussa, ma gli spazi a lungo andare diventano poco consoni a questo tipo di attività, in particolar modo per la necessità di avere un ambiente completamente insonorizzato realizzato fino ad allora solo da pesanti quanto inefficaci tendaggi.

Si individua nell’allora nascente quartiere Prati la collocazione ideale in un edificio ispirato da Guglielmo Marconi (del quale, in una delle sale, è conservata la scrivania) e realizzato dall’architetto Marchesi Cappai che, dopo gli opportuni  accorgimenti, garantisce il giusto isolamento acustico. 

Dal 13 aprile 1932 la storia della Radio si lega indissolubilmente a quella di questo Palazzo.

L’edificio, secondo i dettami dell’epoca, ha un’altezza di tre piani e risulta ben  integrato al signorile ambiente circostante celando, come richiesto, la sua destinazione d’uso. L’unico richiamo concesso viene collocato sulla lunetta posta sopra il portone d’ingresso nella quale è posizionato un microfono sovrastato da tre maschere simboleggianti la diffusione, il teatro e la prosa.

Degli arredi interni, in stile liberty e art déco, si trovano ancora molti dettagli originali. L’atrio, per esempio, tranne il corrimano delle scale rimosso e sostituito perché non conforme con gli attuali standard  di sicurezza, e le sale del piano nobile, oggi ospitanti gli uffici e la direzione di Rai Radio. Sia gli stipiti delle porte che il pavimento sono quelli dell’epoca, in marmo policromo con figure geometriche che richiamano gli elementi del suono, come antenne televisive e onde sonore.  

Per il Cappai gli ambienti dovevano essere gradevoli senza tuttavia penalizzare l’acustica, quindi non del tutto lisci ma con dei movimenti che permettessero al suono di propagarsi in maniera ottimale. 

Attualmente il Palazzo ospita gli uffici di Rai Radio ed è la sede di Radio 2 mentre Radio 1 trasmette da Saxa Rubra e Radio 3 dall’edificio adiacente, costruito durante l’ampliamento del 1949, nel quale si trova anche la nastroteca storica. È in corso la digitalizzazione di tutto il materiale disponibile a partire dal 1945. Di quello degli anni dal ‘24 al ‘45 non esistono registrazioni ma solo materiale scritto e fotografico.

I programmi vengono trasmessi da sette auditorium dislocati sui vari piani, esempio dell’evoluzione della tecnologia che li ha visti trasformarsi nel corso degli anni come vedremo più avanti.

Dagli albori…

Festa grande in casa Rai per i 90 anni dell’istituzione della sede dell’Uri - Unione Radiofonica Italiana - presso il numero 10 di Via Asiago di Roma.
Radio vintage

I primi esperimenti che sfruttavano le onde elettromagnetiche per trasmettere informazioni si erano tenuti già nella seconda metà dell’800. Sulla base di questi, nei primi anni del ‘900 Guglielmo Marconi riesce a mettere a punto un sistema che permetteva di trasmettere informazioni a grandi distanze.

Intorno agli anni ‘20 questo processo viene ulteriormente sviluppato e si intuisce che la diffusione di contenuti attraverso le onde sonore possa essere un valido mezzo per raggiungere le grandi masse.

Inizialmente la radio è simbolo di élite. Gli apparecchi sono grandi e con costi elevati, pari a 4 volte quelli di un impiegato e a 6 volte quelli di un operaio, pertanto gli abbonati sono pochi e i contenuti, per lo più concerti di musica classica e da camera, rivolti esclusivamente ad un pubblico colto. 

E in un periodo nel quale la propaganda deve essere diffusa in modo capillare diventa importante comunicare anche notizie di carattere militare e di informazione.

Per questo viene data grande importanza allo sviluppo di nuovi dispositivi che consentano di appianare quelle differenze tra le classi sociali, tanto che dopo il 1935 si conta circa un milione di abbonati.  

Gli apparecchi radio “balilla” prima e “roma” poi,  diventano sempre più piccoli e meno costosi – seppur mastodontici se paragonati a quelli successivi e a quelli attuali – ma raggiungono il loro scopo. 

Nell’immediato dopoguerra la Radio diventa ulteriore mezzo di unificazione linguistica e diventa punto di riferimento per gli ancora numerosi analfabeti ai quali i giornali sono ovviamente preclusi. 

Dal Palazzo si alternano in egual misura notiziari, programmi di intrattenimento musicale e di prosa, i cosiddetti radiodrammi, sportivi e di informazioni di ogni genere, dai bollettini meteo al mitico segnale orario e tanti personaggi diventano voci popolari che “fanno compagnia” agli ascoltatori nei vari momenti della giornata. 

Anche gli scrittori e i letterati più celebri ne subiscono il fascino.  Addirittura Carlo Emilio Gadda arriva a scrivere una sorta di “galateo” nel suo “Norme per la redazione di un testo radiofonico”.  

È sempre in questi studi che si avviano i primi esperimenti di televisione, dalle prime audizioni alle prove per la nascente “radiovisione” alla quale approderanno in modo pressoché automatico tutti i beniamini dell’epoca, protagonisti indiscussi in radio. 

Situazione inversa, quella alla quale spesso si assiste attualmente, nella quale molti personaggi che “nascono” in tv  passano a condurre programmi di successo anche alla radio. 

…alla visual radio

E grazie alle nuove tecnologie oggi la radio si può anche vedere!

Parliamo della visual radio, dove il programma radiofonico  è trasmesso contemporaneamente anche in tv, in streaming e on demand.

Tra i sette auditorium sopra citati, la Sala A e la Sala B sono il fiore all’occhiello di questo nuovo modo di “fare la radio”.

La Sala A, che può contenere fino a 200 persone, è quella che ha subito nel tempo più trasformazioni fino all’ultimo rinnovo, avvenuto nel 2019, che l’ha resa una sala cross-mediale nella quale 14 telecamere robotizzate sono telecomandate da un’unica regia. Il programma inaugurale è stato Viva RaiPlay! con Fiorello trasmesso in streaming.

Da questa sede, inoltre, si possono controllare le telecamere di tutti gli studi all’interno del Palazzo, quelle della sede di Saxa Rubra e quelle della sede di Milano. Il prossimo obiettivo prevede di utilizzare la realtà aumentata e virtuale.

Nella Sala B, in origine dedicata a musica da camera e con capienza fino a 150 persone, il processo di trasformazione a visual radio la vede attualmente protagonista con il celebre programma Radio2 Social Club, condotto da Luca Barbarossa, che è trasmesso contemporaneamente su Radio2 e su Rai2.

E per concludere…

Quale atto conclusivo di questa giornata di festeggiamenti, nella Sala A è stato organizzato un concerto tributo ad Ennio Morricone, “Ennio’s dreams, Musica per i tuoi occhi”, con le sue melodie più celebri suonate dalla Banda musicale della Polizia di Stato che per una fortunata coincidenza ha celebrato proprio qualche giorno fa il 170° anniversario dalla sua fondazione.

Come recita il sottotitolo, il concerto è stato trasmesso in diretta tv e radio e sarà possibile rivederlo, o riascoltarlo, in qualsiasi momento.

Dunque “Video killed the radio star?”… certamente no, se ancora oggi “…all we hear is Radio Ga Ga”!