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Il viaggio – Trastevere

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Turismo di prossimità: una nuova forma di viaggiare

Senza troppa retorica siamo tutti concordi nel constatare che la nostra vita negli ultimi due anni è stata rivoluzionata e che molte delle nostre abitudini sono (o saranno) modificate e adeguate al nuovo contesto.   

Viaggiare è sicuramente una di queste e, visto il sensibile miglioramento della pandemia, alcune delle restrizioni più vincolanti sono in fase di allentamento e saranno gradualmente abolite, inclusa la riapertura delle frontiere,  e presto  avremo di nuovo l’opportunità di ricominciare ad esplorare il mondo.

Abituata a viaggiare spesso in Italia e all’estero, sia per lavoro che per divertimento, ammetto di provare una certa nostalgia per quei passaggi legati alla preparazione di un viaggio, indipendentemente dalla durata o dalla distanza, quell’entusiasmo misto all’angoscia nel preparare il bagaglio – dopo tanti anni non mi è ancora chiaro perché se si chiama trolley da cabina sia impossibile farci entrare una cabina (armadio) – l’andirivieni frenetico e caotico ma al tempo stesso ritmato e modulato dagli annunci negli aeroporti e nelle stazioni, l’eccitazione della partenza e la malinconia del ritorno.

Partire è un po’ morire..” scriveva Edmond Haracourt e confesso che ad ogni rientro mi sento un po’ “morta” dentro ma poi risorgo come un’araba fenice orgogliosa di aver aggiunto un altro tassello al variegato mosaico delle mie conoscenze.

Ah, se mi manca viaggiare…. Come risolvere? Semplice! Recuperando o (ri)scoprendo le bellezze che tutto il mondo ci invidia ed iniziare a guardarle con gli stessi occhi di un turista così come sono solita fare appena varcato il raccordo anulare!

Ad esser sinceri non ho mai perso completamente di vista di avere il privilegio di abitare a Roma diventandone sempre più consapevole dopo ogni rientro. E devo anche sottolineare che sin da piccola ho imparato ad apprezzare il patrimonio della mia città (grazie genitori, grazie insegnanti) ma nel corso degli anni ho preferito dare priorità a qualcosa di nuovo rispetto a  ciò che per me, dopotutto, è consuetudine.

In un primo momento ho provato anche a “viaggiare in modo virtuale”. Interessante la proposta di molti dei più importanti musei e siti archeologici, non solo italiani, che sfruttando la tecnologia offrono visite guidate comodamente seduti sul proprio divano ma dal mio punto di vista non credo ci sia paragone col poter toccare (metaforicamente) con mano un quadro o un monumento  o di poter vivere gli stessi luoghi dei nostri antenati o del nostro artista preferito.

Mi piacerebbe dunque raccontarvi di questi “tour” per condividere sentimenti ed emozioni per la “grande bellezza” (e non solo), in un resoconto a metà tra una guida (non ufficiale, giusto qualche suggerimento qua e là) e un diario di viaggio. 

Accantonato il pensiero per il bagaglio (sollievo!) – unica accortezza scarpa comoda, super green pass e ffp2 (ancora fondamentali) – la preoccupazione principale è stata da dove cominciare.

TRASTEVERE. Non solo movida.   

Ah, se ci manca viaggiare…. Come risolvere? Semplice! Recuperando o (ri)scoprendo le bellezze che ci circondano. Questa volta scopriamo Roma- Trastevere.
Il viaggio – Trastevere

È ormai prassi associare Trastevere alla movida che si accende e si infiamma alle prime luci della sera.

Ma non è proprio così. Di giorno, soprattutto durante la settimana, il quartiere assume tutta un’altra dimensione, quella più lenta e compassata al pari del fiume che le scorre parallelamente, dove l’indolenza atavica del romano ancora si percepisce in tutte le sue forme. 

I bar e i ristorantini diventano quindi luogo di ritrovo dei residenti e di quei pochi turisti che, spesso con il bagaglio al seguito, cercano ristoro nel dedalo di vicoli uguali tra loro solo all’apparenza.

Ho sempre ritenuto che questo quartiere sia un piccolo paese all’interno della città, i cui confini ahimè non sono più segnati da antiche mura ma dalla famigerata ztl, ma dove il passare del tempo è ancora scandito dall’orologio della sua Chiesa più rinomata, dove – malgrado divieti e chiusure non siano sempre un deterrente – si cammina ancora molto e dove “chi ce abbita sò ggente de core” sempre disponibile a dare una mano.  

E dove anche la parte culturale non è da meno rispetto al resto del centro storico al di là del fiume a cui deve il suo nome: dal latino trans Tiberim (al di là del Tevere).

Forse non è noto a tutti che sia il più esteso dei ventitré rioni nei quali è suddiviso il centro storico e vanta più di 35 chiese e 6 musei quasi tutti concentrati nella parte più antica, considerato il centro del quartiere.

In poco più di 600 metri, infatti, da piazza Santa Maria in Trastevere, si concentrano il Museo di Roma in Trastevere, Palazzo Corsini, Villa Farnesina, la più antica farmacia di Roma (Spezieria) e l’Orto Botanico.

Alla scoperta di… Il Museo di Roma in Trastevere

Ah, se ci manca viaggiare…. Come risolvere? Semplice! Recuperando o (ri)scoprendo le bellezze che ci circondano. Questa volta scopriamo Roma- Trastevere.
Il viaggio – Trastevere

Il Museo di Roma in Trastevere, incluso nella MIC, è situato in piazza di Sant’Egidio nell’ex convento dove vissero le carmelitane scalze fino alla presa di Roma nel 1870.

L’ala riservata al museo non è particolarmente grande (può essere considerato una costola del più vasto Museo di Roma – Palazzo Braschi), ma ospita sempre mostre ed eventi molto interessanti. 

Al momento ci sono tre mostre fotografiche.

In ordine di esposizione, sulle pareti che circondano il chiostro, “Prima, donna” (fino al 30 aprile), raccolta di fotografie realizzate da Margaret Bourke-White: la prima donna (appunto) a cimentarsi nella fotografia aerea, la prima autrice della copertina del primo numero di Life, la prima per cui viene disegnata la divisa di corrispondente di guerra, la prima a documentare il campo di concentramento di Buchenwald,  l’unica a fotografare Stalin e a ritrarre Gandhi  poche ore prima della sua morte. 

La retrospettiva è suddivisa in sezioni che consentono di organizzare il percorso sia in ordine cronologico che tematico e propone immagini in bianco e nero particolarmente evocative ed emozionanti al punto che arrivati alla fine viene voglia di ricominciare la visita per approfondire ulteriormente e rivivere quei frammenti di Storia e Umanità raccontati attraverso il suo obiettivo.  

Al primo e unico piano troviamo le altre due mostre temporanee e la collezione permanente.

Labirinti in Trastevere

“Labirinti in Trastevere” (al momento fino al 13 marzo, eventuali proroghe non sono ancora state rese note) è una raccolta di immagini, fotografie e video che ritraggono personaggi e scorci del quartiere da parte degli studenti della Scuola di Fotografia dell ’Accademia di Belle Arti RUFA  (Rome University of Fine Arts) che paragonano Trastevere ad un labirinto nel quale “smarrirsi per ritrovare il genius loci (spirito del luogo) del XIII Rione di Roma” .

Sono dell’opinione che l’esperimento sia più che riuscito. Probabilmente per me è un processo naturale, quasi tutti quei luoghi e quei volti mi sono familiari, ma sono certa che anche chi li vede la prima volta riesca a carpire realmente l’essenza di questo posto.

NEEEV – Non È Esotico, È Vitale

Proseguendo, incontriamo “NEEEV – Non È Esotico, È Vitale” , (fino al 22 maggio), mostra fotografica di Begonia Zubero, nata a Bilbao nel 1962, fotografa eclettica che ha collaborato con numerose fondazioni italiane e straniere esponendo i suoi lavori in altrettanti musei internazionali. Il suo è un racconto breve ma evocativo della realtà che le si è mostrata a Mosul all’inizio della ricostruzione dopo i bombardamenti. Sia il paesaggio che le persone sono incrostate nel tempo, e quando filtri le prime emozioni giungi alla conclusione che il tempo, lì, è più reale, più imminente, più vitale, perché la percezione del tempo, lì, può cambiare radicalmente in un secondo.

Le fotografie in questo caso sono tutte a colori, non particolarmente vividi, e si ha veramente l’impressione di uno scenario fermo ma in attesa che succeda qualcosa, come lei stessa ha illustrato.

La mente corre subito alle fotografie relative agli scenari di guerra appena viste a pianterreno. Due donne differenti, distanti anagraficamente ma entrambe contemporanee del loro tempo, che esprimono le loro emozioni  usando tecniche diverse, a tal punto che il bianco e nero della prima viene percepito come “colore” e  il colore della seconda sia quanto di più vicino ad un “bianco e nero”. Ed è proprio questa sorta di contrasto che rende ancora di più apprezzabile, semmai fosse possibile, il singolo lavoro di entrambe.

Il Museo

L’ultima sala, per lo più un lungo corridoio, è riservato alla collezione permanente dedicata al rione che ospita il Museo. Alle pareti , infatti, sono esposti gli acquarelli di Ettore Roesler Franz che, a dispetto del suo nome, è nato e vissuto a Roma nella seconda metà dell’800. La maggior parte delle sue opere sono un racconto dettagliato del suo tempo e testimoniano fedelmente i cambiamenti di Roma diventata Capitale dopo l’Unità d’Italia. Una grande mappa della città redatta nel 1885 fa da riferimento ai luoghi ritratti dal pittore. Si tratta del nuovo piano regolatore che di lì a poco l’avrebbe modificata significativamente trasformando alcune aree così come le conosciamo oggi.

 A far da cornice una didascalia con un commento dell’artista:

“La collezione dovrebbe essere posta in una sala speciale con una grande carta topografica della vecchia Roma in cui io darei indicazioni dei luoghi dove sono stati ripresi i quadri e questo faciliterebbe gli studiosi delle future generazioni nel capire quale era l’aspetto di Roma prima dei presenti mutamenti”.

E non solo gli studiosi…vi assicuro che la mappa è piuttosto sorprendente…

In alcune piccole sale lungo il corridoio sono poi rappresentati dei momenti di vita dell’epoca con personaggi a misura naturale che rendono divertente e curiosa l’ultima parte di visita (non si può fare a meno, però, di pensare al film “Una notte al museo”…da un momento all’altro ti aspetti che prendano vita e di ritrovarteli alle spalle…)-

Last but not least (ma in realtà è la prima saletta), la ricostruzione con gli oggetti originali di arredo della casa/studio di Trilussa (oggi lo chiameremmo più comunemente loft), poeta e giornalista noto per i suoi sonetti in dialetto romanesco più che mai attuali.

Una giornata da turista deve essere completa e deve prevedere anche una sosta corroborante… Il richiamo è forte, non si può ignorare, stiamo qui… ma che non te la bevi ‘na cosetta?!?

Alla prossima!!!

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Quota vintage – ma non troppo – del team. Travel expert e shopping addicted (in inglese non solo fa più “figo” ma rende di più), trasteverina (d’adozione), (ultras) romanista, a-social (media), testarda. Amante della musica (dal rock alla lirica), delle serie e dei documentari, mi piace “scoprire com’erano” i posti che conosco attraverso i vecchi film. Amo il mare, soprattutto nelle giornate nuvolose, camminare, leggere (e ora anche scrivere!), i mercatini, gli aperitivi, il colore giallo, la nutella, l’ironia (in primis quella di mia sorella), il sarcasmo. Non amo il suono della sveglia, ma per fortuna esiste, l’invadenza di certa gente, le formiche, l’aglio. Il dono della sintesi non mi appartiene…ma era già chiaro, no?!?