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Dar Voce al Talento: Riccardo Primitivo Fiorucci

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Cantare bene è solo una questione di allenamento? Risponde alle nostre domande Riccardo Primitivo Fiorucci, insegnante di canto e vocal trainer.
Dar Voce al Talento: Riccardo Primitivo Fiorucci

Quando si parla di hobbies raramente emerge il canto, nonostante sia una passione vastamente condivisa.

In particolare mi sembra ci sia una distinzione tra chi canti professionalmente (sia in un programma, in concerti, con una band, un coro o da solista…) e chi si diletti con la propria voce in contesti più informali. In entrambi questi casi però la nostra voce può aver bisogno di supporto tecnico e motivazionale per svilupparsi al meglio delle sue possibilità e farci esprimere a pieno.

Lo dice una cresciuta con una povera mammina che, non essendo molto intonata, è stata soprannominata da papà “contraltRo”. Da bimba non giudicavo in nessun modo le performance delle sue ninna-nanne, da ragazzina ed adolescente davo per scontato che non sapesse cantare (e difatti lo faceva raramente), da adulta mi rendo conto che quando una melodia l’ha chiara in testa, in realtà ci prende anche! Quindi mi sono chiesta: cantare decentemente sarebbe solo una questione di allenamento?

Oggi ho finalmente placcato qualcuno in grado di rispondere a questo ed altri quesiti sul tema! Vi presento Riccardo Primitivo Fiorucci, insegnante di canto e vocal trainer e fondatore di VoicingLab.

Cantare bene è solo una questione di allenamento? Risponde alle nostre domande Riccardo Primitivo Fiorucci, insegnante di canto e vocal trainer.
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Q1. Caro Riccardo, non me ne volere ma partiamo dalla mia mamma: secondo te c’è qualche speranza?

 A1. Dipende da quali obiettivi si pone la tua mamma, se diventare intonata o trovare il piacere di cantare senza farsi del male! Nel primo caso potrebbe volerci moltissimo tempo e un costante allenamento sia dell’orecchio che della voce, un lavoro di fino volto a insegnare ai muscoli che muovono le corde vocali a tendersi o rilassarsi quanto basta per intonare ogni nota, nel secondo caso invece il percorso può essere più breve, giusto il tempo di sperimentare e consolidare nuovi modi di produrre la voce. C’è sempre speranza, anche per i casi più tragici!

Q2. Com’è nato VoicingLab?

 A2. Insegno da molti anni e quest’anno è nato in me il desiderio di creare una realtà tutta mia, piccola e gestita interamente da me. Ovviamente continuo a insegnare anche in scuole e accademie nelle quali mi trovo a lavorare benissimo, in armonia con colleghi e allievi, ma sentivo la necessità di avere un mio piccolo studio. Il nome la dice lunga: la parola inglese “voicing” non ha una traduzione univoca nella lingua italiana, può significare dare voce, vocalizzare, fonare, esprimersi… questo perché i miei incontri non vogliono essere orientati unicamente alla resa musicale della voce, ma anche alla sperimentazione, alla salute e alla sua resa comunicativa.

Q3. Cosa intendi quando dici che VoicingLab non è una scuola di musica?

A3. Non è una scuola di musica perché, come detto poco fa, mi piace offrire agli allievi un mondo più ampio di attenzioni alla voce, che hanno effetti benefici non solo sulla voce cantata ma anche su quella parlata, oltre che nella vita di tutti i giorni: una voce sana e consapevole ci rende più sicuri e performanti in molti ambiti. Inoltre VoicingLab non ha la struttura di una classica scuola di musica: sono un libero professionista, e i miei servizi non hanno vincoli di abbonamenti mensili né programmi accademici da seguire, né una sede fissa, alcuni allievi mi raggiungono nel mio studio, altri online, altri in sale prove o addirittura sono io a raggiungerli a casa.

Cantare bene è solo una questione di allenamento? Risponde alle nostre domande Riccardo Primitivo Fiorucci, insegnante di canto e vocal trainer.
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Q4. Che differenza c’è tra un voice teacher (insegnante di canto) e un vocal trainer (allenatore vocale)?

A4. Oramai c’è molta confusione riguardo i “ruoli” e le specializzazioni: hanno tutte nomi inglesi e con il passaparola se ne stanno lentamente perdendo i significati. Un voice teacher, o insegnante di canto, è quel professionista che insegna allo studente di canto la tecnica vocale di base o avanzata da applicare al repertorio, sviluppandone le competenze al fine di ottenere un risultato esteticamente bello e ricco di varietà, grazie agli innumerevoli stili vocali possibili. Un vocal trainer è invece il professionista che mantiene allenata la voce, lavora dunque con persone che già svolgono un’attività vocale professionale o semi-professionale (cantanti, attori, speaker, ecc). Non si tratta di un logopedista, sia chiaro, ma di qualcuno che conosce bene lo strumento vocale e ne sa mantenere prestanti le strutture. Esiste anche un’altra professione, quella del vocal coach, che invece lavora meno sulla tecnica, ha competenze più musicali, conosce benissimo il repertorio, lavora con il cantante professionista non solo sull’aspetto musicale ma anche sull’interpretazione.

Q5. Cosa si intende per approccio intermetodico?

A5. Negli ultimi anni sono nati decine e decine di metodi didattici specifici per il canto, alcuni estremamente scientifici, altri invece hanno un approccio olistico. Ho capito che per me un solo metodo non è sufficiente: ogni allievo è diverso dall’altro, ognuno ha un proprio carattere e un proprio modo di affrontare la vita e, di conseguenza, lo studio del canto. Mi piace avere a disposizione più opzioni possibili da offrire loro e per questo sono in costante aggiornamento. Studiare sempre è alla base dell’insegnamento, per imparare a vedere gli ostacoli da mille nuove prospettive, per dare uno o più nomi a ogni fenomeno, per trovare molte soluzioni a un unico problema.

Q6. Tu vieni da una formazione sia lirica che moderna: secondo te per un cantante in erba sarebbe utile provare entrambi i percorsi, o per esempio un’impostazione può essere propedeutica all’altra?

A6. Non credo che un’impostazione vocale sia propedeutica all’altra. Si tratta di due approcci molto diversi all’uso della voce, che tengono conto di ideali estetici ben precisi. Il mio consiglio è di scegliere quale percorso intraprendere e dedicarsi a esso con impegno e sperimentazione: ci sarà sempre tempo per aggiustare il tiro o allargare le proprie vedute studiando anche un altro approccio.

Cantare bene è solo una questione di allenamento? Risponde alle nostre domande Riccardo Primitivo Fiorucci, insegnante di canto e vocal trainer.
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Q7. Ogni voce è unica. Quali sono i criteri di cui tener conto quando si struttura un percorso personalizzato?

A7. È proprio questa la difficoltà della mia professione!

Non solo ogni voce è unica, ma ogni persona è unica. Età, trascorsi, patologie, sogni, obiettivi, ambizioni e gusti estetici sono alcuni degli elementi che tengo in considerazione quando inizio un percorso con un nuovo studente. Ci sono persone che vengono da me con l’obiettivo di cantare meglio, altre con l’obiettivo di rendere il canto una professione, ma anche tante persone che decidono di iniziare a cantare solo per stare meglio, perché per loro è unicamente un piacere, un passatempo bello e costruttivo. Se con alcuni il mio approccio è molto scientifico e rigoroso, con altri è improntato alla ricerca di sensazioni, emozioni, ma sempre con un occhio di riguardo alla salute vocale. In più ogni giorno siamo emotivamente, fisicamente e fisiologicamente differenti: è sempre necessario re-inventare la lezione per seguire ciò che il corpo e la mente ci stanno chiedendo.

Q8. Offri corsi sia online che in presenza. Che consigli daresti a chi è indeciso tra le due modalità, quali aspetti bisogna considerare?

A8. Ho scoperto il mondo delle lezioni online prima della pandemia e me ne sono subito innamorato, poi la necessità di restare a casa ha spinto tante persone a provare e a molti è piaciuto. Ci sono molte differenze tra un incontro online e uno in presenza, perché anche la struttura della lezione ha bisogno di essere adattata ai due diversi mezzi. Nell’online l’insegnante deve condurre l’allievo a compiere gesti senza l’aiuto di un intervento fisico, stimolandone la responsabilità del risultato da raggiungere in maggiore autonomia, seppur guidato. In presenza, invece, la maggiore connessione e reciproca influenza fisica ed emotiva tra i due permette una lezione più dinamica, lasciando scoprire obiettivi sempre nuovi rispetto a quelli prefissati all’inizio dell’incontro, talvolta a scapito dell’autonomia dell’allievo. In generale bisogna considerare, nella scelta, anche la lontananza dall’insegnante perché può influenzare il costo degli incontri, anche se solo per le spese della benzina o dei mezzi pubblici.

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Q9. I tre requisiti fondamentali di chi si avvicina al canto per la prima volta.

A9. Curiosità. Per migliorarsi è fondamentale, altrimenti non si va da nessuna parte. Elasticità mentale. Questa la si può migliorare con la pratica, bisogna sempre essere pronti a cambiamenti di obiettivi. Pazienza. Beato chi ne ha da vendere, quando si studia canto bisogna saper attendere, non scoraggiarsi, non abbattersi: per cantare bene è necessario diventare amici del nostro corpo, ma prima bisogna diventare amici della nostra  mente.

Q10. Una buona pratica per chi ha già delle basi.

A10. Ascoltarsi, sviluppare una buona propriocezione la percezione della corporeità – scoprire come reagisce il corpo a determinati stimoli è alla base di tutto: non cantiamo solo con le corde vocali ma con l’intero corpo.

Contatti

Se anche voi avete domande sul progetto di Riccardo, nulla di più facile che contattarlo. È possibile reperirlo tramite:

Sito web: voicinglab.it
Facebook: facebook.com/VoicingLAB
Instagram: instagram.com/voicinglab
E-mail: info@voicinglab.it o voicinglab@gmail.com
WhatsApp: 375 780 5007