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Prima: il podcast sul primo coming out di una donna in Italia

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Il podcast disponibile su Spotify che attraverso al storia della prima donna italiana a fare coming out, racconta il coraggio di moltə.
Prima: il podcast sul primo coming out di una donna in Italia

Trailer

“C’è una donna, un’insegante di matematica, che 50 anni fa è scesa in piazza per dire al mondo che era omosessuale. Quel gesto coraggioso, nell’Italia di prima, di allora, a poco a poco ha scatenato una serie di eventi che l’hanno portata a perdere tutto. Quella donna è sparita per 30 anni, ha vissuto per strada, ha dormito sui treni notturni, è riapparsa in un’altra città, ormai anziana, in una casa di riposo.

 È morta nel 2018 a 83anni. In pochissimi sapevano del suo passato, ma in molti negli anni hanno seguito le orme e trovato il coraggio di affermare la propria identità, cambiando l’Italia un pezzettino alla volta

Sono Sara Poma e questa è la storia di Maria Silvia Spolato, la prima donna ad aver fatto un coming out pubblico in Italia. È la storia di come stavano le cose prima e di come, grazie al coraggio di Maria Silvia  e alle persone che come lei hanno lottato, sono diventate più semplici, anche per me”.

Così esordisce Sara Poma, l’autrice di Prima, nel presentare la sua nuova serie di podcast disponibile su  Spotify.  Invitata al festival “Internazionale a Ferrara”, svolto dal 1 al 3 Ottobre nella città emiliana, l’autrice ha raccontato i retroscena di Prima e spiegato l’importanza di raccontare questa storia.

 

Il podcast

Inizia tutto da una giornata fatidica, quella dell’8 marzo 1972 in piazza Campo de’ fiori a Roma, durante la manifestazione per la Festa della Donna alla quale presero parte ventimila persone. 

Veniamo catapultati all’interno della storia con due foto storiche: la prima ritrae una Jane Fonda sorridente con il pugno alzato, perfetta nonostante la spontaneità della foto; la seconda ritrae una donna tutt’altro che alla moda, non sorride, ma porta un cartello con la scritta “Fronte di liberazione omossessuale”. La donna era Maria Silvia Spolato, insegnante di matematica, e in quel momento stava facendo pubblicamente e coscientemente coming out, un gesto mai fatto prima in Italia da una donna

Il podcast disponibile su Spotify che attraverso al storia della prima donna italiana a fare coming out, racconta il coraggio di moltə.
Prima: il podcast sul primo coming out di una donna in Italia

Quello che non fu deciso da Maria Silvia fu la pubblicazione della sua foto a corredo di un articolo su Simone de Beauvoir pubblicato da Panorama dello stesso periodo. Anche se non c’era il suo nome, le ripercussioni di quell’esposizione mediatica distrussero letteralmente la sua vita: venne licenziata in tronco dalla scuola dove insegnava per “Indegnità” e dopo poco perse anche la casa. Maria Silvia Spolato venne letteralmente spinta fuori dalla società per la sua scelta, per l’epoca, kamikaze.

Un racconto corale

La sua esistenza e la sua storia sono rimaste sotterrate per cinquant’anni,  nota solo in alcuni ambienti LGBT+, è riemersa dopo la sua morte nel 2018.

La sfida di Sara Poma è stata quella di riuscire a raccontare la vita di Maria Silvia Spolato nonostante la sua assenza. La storia della donna viene ricostruita attraverso il racconto di chi le è stata a fianco e ha combattuto le sue stesse battaglie, in un Italia bigotta dei primi anni ’70

A questa storia principale quindi si intrecciano le vite di tante altre donne e ragazze, contemporanee e non, che hanno dovuto affrontare la scoperta della loro omosessualità e, molto spesso, lo scontro con la cultura e la società che le circonda.

Il podcast disponibile su Spotify che attraverso al storia della prima donna italiana a fare coming out, racconta il coraggio di moltə.
Maria Silvia Spolato in una manifestazione

Così incontriamo Fufi Sonnino, anche lei ragazza negli anni del boom economico, cresciuta in provincia e lesbica. Militante insieme a Maria Silvia, racconta come da Follonica sia dovuta scappare a Berlino da un destino già scritto: sposarsi e procreare, perché la donna poteva “essere utile per la società solo se produttiva” dichiara. 

Erano anni in cui l’omosessualità veniva considerata una malattia mentale, oppure un vizio del quale prendersi deliberatamente gioco.

Ne è un esempio lampante l’articolo “A 20 anni Maria Alice Bertolotti si rifiutò di restare donna”  uscito su Oggi del 24 aprile 1951, quando Maria Silvia aveva dodici anni. Sara Poma riporta questo articolo a dimostrazione del tipo di informazione distorta che passava sui giornali riguardo all’omosessualità e, nel caso specifico, alle persone transgender. 

È la storia di Mario Bertolotti, nato Maria Alice Bertolotti, che in un’Italia tra le due guerre ha il coraggio di scegliere la sua identità. L’articolo faceva riferimento ad un processo nel quale Mario era accusato di aver estorto dei soldi ad una vedova, invaghita di lui. Ovviamente ci si riferisce alla persona sempre al femminile e si schernisce esplicitamente la sua scelta: vengono riportate le parole dello stesso giudice che, in sede di processo, dichiarò “la smetta di fare commedie e si metta un sottana come tutte le altre donne!”. L’autrice immagina una Maria Silvia adolescente incuriosita dall’articolo, ma poi  subito delusa dalla rappresentazione del caso.

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Titoli di giornale su Mario Bertolotti

 In questo modo Sara Poma cerca di raccontare un’epoca, un contesto storico e sociale, immaginando degli episodi della vita di Maria Silvia Spolato, ma partendo da scenari verosimili.

Un tentativo ben riuscito, considerando che tutti i commenti ricevuti per la sua produzione sono stati  positivi: “Tra i più agée che mi hanno scritto, ci sono state persone prevalentemente etero che volevano ringraziarmi per aver raccontato un mondo che, pur avendo vissuto quegli anni, a loro era sconosciuto. Mentre la maggior parte dei giovani e delle giovani che mi hanno contattato fanno parte della comunità LGBT. Loro mi hanno ringraziato per aver fatto luce su una storia che è di grande ispirazione” risponde Sara Poma ad una domanda del pubblico dell’Internazionale a Ferrara.

L’Autrice

Sara Poma si occupa da più di vent’anni di contenuti digitali. Ha lavorato per MTV, Twitter e in alcune agenzie creative. Nel 2020 si è unita a Chora con il ruolo di Head of Branded Content. Prima è la seconda serie con la sua voce, dopo Carla – una ragazza del Novecento, storia tratta dal diario della nonna. Attualmente vive a Milano con sua moglie, un cane e un gatto.

Il viaggio intrapreso con la produzione di Prima, racconta, è stato come un percorso di autoanalisi perché, nonostante i cinquant’anni di differenza con Maria Silvia Spolato, alcune tappe ed esperienze di quella donna sono simili a quelle che molte hanno vissuto e vivono ancora oggi. Il capire “chi sono”, “cosa voglio” e “dove voglio andare” sono tappe in effetti che non conoscono né tempo né identità

Per questo, al dubbio che l’attanaglia da quando ha terminato le registrazioni “non sarò stata invadente nel raccontare la sua storia? Maria Silvia aveva deciso di allontanarsi da tutto e vivere nel suo mondo, lei sarebbe contenta di questa nuova esposizione mediatica?” viene da rispondere solo “sì, ne sarebbe felice perché Prima ha mille sfaccettature e tu hai dato voce a tutte le sue lotte”.

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