Eredità
I libri bruciati di Freud
Oggi non è il 10 maggio, ma è la settimana del Salone del Libro di Torino e questa data torna storicamente alla memoria per i protagonisti: i libri. Nel 1933, esattamente il 10 maggio, ad opera dei “Deutsche Studentenschaft” (Associazione degli studenti tedeschi) oltre 20.000 testi andarono perduti.
Non ad opera del governo, ma dell’associazione studentesca fu attuata la mattanza di numerosi ed importanti testi; fra questi è possibile ricordare le opere di Karl Marx, Ludwig Wittgenstein, Hannah Arendt, Erich Fromm, Albert Einstein, Sigmund Freud e molti altri autori.
Cosa li accomuna c’è da chiedersi: la loro origine di provenienza. Infatti, tale atto vede come movente la non appartenenza al nazismo, o meglio il loro essere spiriti non tedeschi.
La propaganda nazista vedeva nell’opposizione agli intellettuali – ancor più se ebrei e/o appartenenti alla sinistra – uno dei punti fondamentali. Infatti, il gerarca nazista Joseph Goebbels inneggiava al futuro uomo tedesco non come un uomo di libri, ma come un uomo di carattere.
Gli studenti nazisti passarono intere settimane a compilare liste di libri da incendiare, e come ogni produzione paranoica che si rispetti questo atto porta con sé una ardua, attenta e pianificata elaborazione, ricca di tanta dovizia come solo la necessità di “far quadrare” il mondo sa esprimere.
Il rogo di libri Bücherverbrennungen assume il tratto della messa a tacere delle idee, della libertà di scrittura, del declino del simbolo della cultura come mezzo di sapere ed espressione di pensiero. A tal proposito Freud stesso affermò: “Come è avanzato il mondo: nel medioevo avrebbero bruciato me!”.
Libri inediti
I seminari inediti di Lacan
Un’altra forma di vita del libro è la sua esistenza che passa attraverso la sua pubblicazione, se la si intende come la possibilità che questo venga letto. Di fatto un libro esiste già nella sua idea, che solo aprés coup lo vede come esistente. Ma un libro ha la sua magnificenza anche quando non ancora o mai pubblicato: talvolta un libro ha nella sua storia il rimaner inedito per molte ragioni, come l’epoca in cui è scritto, il contenuto e il peso che porta con sé.
Alcuni libri lo diventano solo con il passare del tempo e succedendo lo scrittore che lo ha messo in opera, come i Seminari di Jacques Lacan, la cui trascrizione è ad opera di Jacques Alain Miller come da sue disposizioni.
Le sue opere furono produzioni trascritte dai seminari che teneva il mercoledì, negli anni dal 1953 al 1980. Ancor prima negli anni Settanta cominciò la pubblicazione in lingua originale, il francese, partendo dalle produzioni stenografate degli uditori, maggiormente studenti.
Successivamente la revisione e produzione furono a cura di Jacques Alain Miller: egli è allievo, curatore e legatario dell’opera di Jacques Lacan. Questo rende alcuni volumi ancora inediti e tra loro ricordiamo i seminari XII, XIII, XVI, XV, XXI, XXIV, XXV, XXVI, XXVII.
Chi ne è lettore, attende tali copie con molto ardore, poiché la lingua in questo caso è un mezzo che non si può approssimar. Infatti, i suoi testi spesso complessi se non incomprensibili andrebbero letti in lingua originale, o almeno in una traduzione effettuata da studiosi del campo e attenti conoscitori del pensiero lacaniano. Perché il lacanese non si improvvisa né si approssima, anzi: per dirla alla Lacan, sarebbe quasi meglio leggerlo in una lingua incomprensibile per capirci qualcosa, solo ciò che riesce ad attraversare quella barriera ha Senso.






