Home Pillole di chimica “Arsenico” Lupin, l’identità celata e le restrittive europee

“Arsenico” Lupin, l’identità celata e le restrittive europee

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Questo pericoloso personaggio inizia a far parlare di sé dal 2013, da quando l’Unione Europea non ha più accettato deroghe per lo stato italiano sulla direttiva DWD (drinking water directive) 98/83/CE, entrata in vigore nel 2001. Tale decreto regolava i livelli di sostanze tossiche ed inquinanti nelle acque potabili comuni. Di conseguenza, scaduta l’ultima proroga il 31/12/2012, tre provincie del Lazio quali Roma, Latina e Viterbo hanno “sorprendentemente” notato che i livelli di arsenico nelle acque potabili erano superiori alla concentrazione limite di 10 microgrammi/litro, dettata dalla sopracitata direttiva. Per effetto immediato, quaranta comuni del Lazio hanno vietato di bere acqua dai rubinetti di casa.

La popolazione, indignata, chiese immediatamente delle spiegazioni ai responsabili dei propri comuni: “da quanto tempo bevevamo acqua velenosa?” – fu la prima domanda di chi utilizzava da decenni l’acqua del proprio rubinetto di casa. Tra questi c’era anche chi sospettava di una contaminazione dovuta a scavi e pozzi che pescavano sempre più in profondità, mentre ad altri, semplicemente, il tutto non importava poiché bevevano solo acqua in bottiglia.

Questa è la storia che ancora oggi non trova una degna soluzione (non entreremo nel merito) ed il bandito “Arsenico” non è stato ancora acciuffato! Ma sappiamo veramente che cosa è questa sostanza di cui tanto si discute e si sente parlare? Di seguito ne faremo un profilo imparziale, svelando la vera identità del nostro personaggio.

L’arsenico è un semi metallo del 5° gruppo della tavola periodica; in natura si trova allo stato solido all’interno di minerali come Arsenopirite & co, in rocce prevalentemente metamorfiche. La sua tossicità deriva dal fatto che può sostituire il suo omologo (il fosforo) date le sue simili proprietà, in reazioni biochimiche che avvengono negli organismi viventi, producendo danni irreversibili. Inoltre, è estremamente cancerogeno se assunto cronicamente.
Essendo solubile in acqua, l’arsenico è presente naturalmente da millenni nelle falde acquifere di tutto il mondo. Nella regione Lazio, in particolare, esso è presente in concentrazioni superiori alla norma a causa del sottosuolo (con discreta presenza di minerali arseniosi) che viene dilavato costantemente dalle acque, le quali disciolgono gradualmente arsenico. Secondo l’OMS, per evitare effetti cancerogeni, la concentrazione limite massima in acqua ad uso potabile è di 50 microgrammi/litro (ben oltre la soglia imposta dall’Europa). Le acque del Lazio superano la soglia europea, ma non quella critica stimata dall’OMS (vedi cartina allegata).

Siamo quindi in una situazione di reale pericolo di intossicazione da arsenico? L’unica certezza è che i risultati, se ci saranno, si vedranno tra qualche anno. Nel frattempo, dobbiamo attendere che la lenta macchina dei servizi idrici ed enti pubblici associati, metta in atto delle soluzioni definitive a questo problema, che interessa un bacino di 800.000 utenze in tutta Italia (dati UE).