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Viaggiare aumenta l’empatia?

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Un argomento di forte discussione tra gli scienziati è se viaggiare e vedere il mondo renda le persone più empatiche
Viaggiare aumenta l’empatia?

Un argomento di forte discussione tra gli scienziati è se viaggiare e vedere il mondo renda le persone più empatiche. A tal riguardo sono stati svolti una serie di studi, che però hanno portato a risposte tra loro contraddittorie.

Un argomento di forte discussione tra gli scienziati è se viaggiare e vedere il mondo renda le persone più empatiche.
Viaggiare aumenta l’empatia?

Cos’è l’empatia?

Prima di tutto: per empatia si fa riferimento a quella capacità di immedesimarsi nei panni di un’altra persona sulla base della comprensioni del suo stato d’animo e della condizione emotiva

È dunque uno strumento sociale fondamentale che ci permette di creare connessioni gli uni con gli altri attraverso la condivisione di emozioni, esperienze o sentimenti.

Una capacità in grado di rafforzare i legami individuali, comunitari, nazionali e internazionali. Essenziale anche come pilastro per la costruzione di un rapporto armonico tra culture, ideologie e vite differenti dalle proprie.

Capacità innata o no?

Secondo alcuni studi questa è una capacità innata che si sviluppa nei bambini nei primi anni di vita. Tuttavia ci sono esperti come la psicoterapeuta F. Diane Barth che ritiene che questa possa essere insegnata o appresa nel corso degli anni. Ma come?

Il viaggio per migliorare la propria capacità empatica

Uno dei metodi è attraverso il viaggio. Questo perché viaggiando si entra in contatto con altre culture, si scoprono realtà diverse e si conoscono cose di cui prima si era ignari. 

Così facendo si genera una consapevolezza interculturale, che finisce per farci confrontare con i nostri pregiudizi e le nostre idee, sia che queste siano conscie o inconscie.

Ma affinché da questa consapevolezza derivi un miglioramento empatico è necessario uno sforzo in più. Non basta guardare in maniera passiva, ma bisogna attivamente osservare quel locale, quella tradizioni, quel modo di vivere ed ascoltare attentamente le storie che ci verranno raccontate.

In uno studio del 2016 Hazel Tucker, afferma che “Viaggiare crea la possibilità di incontro tra estranei, quindi può favorire esperienze di tipo empatico, che semplicemente non si realizzerebbero senza la vicinanza creata dal viaggio”. Motivo per il quale egli sostiene che sia molto importante far viaggiare i bambini fin dalla tenera età.

Ma c’è anche chi la pensa diversamente. Travis Levius, giornalista di viaggio e consulente dell’ospitalità, sottolinea che “Viaggiare in sé non ti rende una persona migliore” né ti spinge a chiederti “cosa sto vivendo in termini di relazione con un’altra razza”. A suo parere viaggiare non incrementa l’empatia, e di sicuro non trasforma tutti i turisti in attivisti sociali. Tuttavia concorda che l’alternativa, ossia non viaggiare, potrebbe essere molto peggiore.

Concorda con questa idea la fondatrice di Black Travel Alliance, Martina Jones-Johnson, sostenendo che uno dei motivi principale per il quale “viaggiare non implica necessariamente entrare in empatia”, è dovuto al turismo di massa, settore che invece porta a sviluppare sentimenti di disuguaglianza. Sembra infatti che vada a discapito delle popolazioni meno fortunate. Ma anche che produca una frattura tra coloro che possono viaggiare e chi invece non se lo può permettere.

 

Dunque per un’esperienza di reale trasformazione non basta solo fare la valigia e partire, e non è neanche di aiuto viaggiare con le grandi agenzie di turismo, che fanno vivere i viaggiatori dentro una bolla, mostrandogli solo determinati aspetti di quel luogo. Serve, al contrario, che il viaggiatore sia aperto ad apprendere e ad interrogarsi davanti alle diversità. Serve una vera energia da parte sua ed un reale sforzo fin dall’inizio, già dalle prime ricerche sul luogo che si andrà a visitare.