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Lavoro da remoto? Google punta 1 miliardo sugli uffici

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Google prepara il rientro in ufficio per i suoi dipendenti, sborsando 1 miliardo di dollari per l'acquisto di alcuni grattacieli nel centro di Londra.
Lavoro da remoto? Google punta 1 miliardo sugli uffici

Google prepara il rientro in ufficio per i suoi dipendenti, sborsando 1 miliardo di dollari per l’acquisto di alcuni grattacieli nel centro di Londra.

Alphabet Inc. – il colosso che controlla Google – ha deciso di acquistare il complesso di edifici Central Saint Giles, progettati da Renzo Piano e che dal 2011 ospitano gli uffici del colosso di Mountain View. Poco distante dal British Museum e da un’altra sede – Google Headquarters a King’s Cross costata anch’essa sempre 1 miliardo di dollari.

Ronan Harris, Vicepresidente Google per UK e Irlanda, ha spiegato che l’acquisto della sede «rappresenta la nostra continua fiducia nell’ufficio come luogo di collaborazione e connessione di persona».

Google prepara il rientro in ufficio per i suoi dipendenti, sborsando 1 miliardo di dollari per l'acquisto di alcuni grattacieli nel centro di Londra.
Lavoro da remoto? Google punta 1 miliardo sugli uffici

Spazio alla collaborazione

Nei piani di Google c’è una completa riprogettazione delle strutture, anche alla luce di quanto appreso in questi ultimi anni di pandemia. Ci saranno spazi di lavoro all’aperto e gli innovativi “team pod”, descritti come spazi flessibili riconfigurabili per il lavoro individuale o collaborativo.

Al team pod si aggiungerà il “campfire” un ambiente circolare stile falò sulla spiaggia, attrezzato con schermi per riunioni ibride tra presenza e virtuale. L’obiettivo di questo nuovo – bizzarro ma già sperimentato da Google – sistema di interazione professionale, è quello di promuovere la parità tra le persone che partecipano alle riunioni di persona e quelle in collegamento a distanza.

Il lavoro “ibrido”

Fuori da Google e le altre realtà della Silicon Valley, si ragiona su quale sarà veramente il futuro del lavoro. Senza tirare in ballo la pandemia, era già chiaro da tempo come numerose attività che si dava per scontato richiedessero la presenza in sede – dentro un ufficio distante un’ora di treno – potevano essere portate a termine seduti nella propria cucina, senza intaccare la produttività

Il Covid ha soltanto anticipato gli scenari all’orizzonte. Se nel 2019 l’interrogativo era “che lavoro faremo domani?” spinti dalla paura che intelligenza artificiale e robot si sostituiranno agli umani, ora ci si domanda più frequentemente: “come e dove lavoreremo?”. In quali spazi? Con quali modalità? Che fine farà la pausa pranzo con i colleghi? Ci dovremo adeguare a un lavoro che muta – e che lo fa tremendamente in fretta.

Quindi ecco che spunta il lavoro ibrido. Modalità “flessibile”: lavorare da casa, in un coworking o sull’amaca in spiaggia e quando serve, fare un salto alla scrivania dell’ufficio. 

Davvero è così che funzionerà? I lavoratori sono più produttivi, rilassati, indipendenti e meno oppressi senza recarsi in ufficio? Rispondere in poche righe e con dati raccolti su un arco temporale breve e alterato dalla pandemia è complicato.

Google prepara il rientro in ufficio per i suoi dipendenti, sborsando 1 miliardo di dollari per l'acquisto di alcuni grattacieli nel centro di Londra.
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Sull’autorevole Financial Times è ospitato un contributo di Camilla Cavendish, membro della Camera dei Lord e Senior Fellow presso Harvard “È tempo di ammettere che l’ibrido non funziona” dove con dati alla mano rovescia l’idea di una maggiore produttività del lavoro da remoto.

Tra gli esempi, uno sciopero contro il ritorno in ufficio degli impiegati al rilascio patenti, che ha ritardato mezzo milione di licenze tra cui 50 mila di camionisti e autisti di autobus. Cavendish termina il suo intervento domandandosi perché c’è tanta riluttanza a riconoscere che il lavoro da casa intacca la produttività.

A chiusura dell’articolo racconta dello sconcerto di un manager che nel tentativo di programmare un meeting con un giovane impiegato, questi gli avrebbe risposto che la riunione coincideva con la sessione di yoga

Le Grandi Dimissioni

I lavoratori che dicono? Pare proprio che non siano più disposti a trascorrere la vita in ufficio, spendendo tempo e risorse spesso in ruoli poco gratificanti (talvolta sostenuti dalla rete di generosi sussidi).

Se ne sta avendo prova con un fenomeno inaspettato; le Grandi Dimissioni – termine mutuato dalla Grande Depressione degli anni venti del ‘900 – che attraversano l’occidente e coinvolgono milioni di lavoratori che decidono di andarsene.

Google prepara il rientro in ufficio per i suoi dipendenti, sborsando 1 miliardo di dollari per l'acquisto di alcuni grattacieli nel centro di Londra.
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