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Tradizioni semi-tradizionali: Natale a casa mia

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Il countdown avanza implacabile: pochi giorni al Natale! C’è chi saltella sul posto impaziente, chi si affaccenda con i preparativi e chi sta ancora cercando la scusa perfetta per eclissarsi il più possibile.
Tradizioni semi-tradizionali: Natale a casa mia

Il countdown avanza implacabile: pochi giorni al Natale! C’è chi saltella sul posto impaziente, chi si affaccenda con i preparativi e chi sta ancora cercando la scusa perfetta per eclissarsi il più possibile.

Nonostante nella mia famiglia si pranzi insieme tutte le domeniche, il Natale continua ad essere avvertito come un momento di ritrovo speciale. Merito dello spirito delle feste, dei ricordi d’infanzia, della voglia di stare in panciolle sul divano di nonno, o dell’attesa dei regali? Credo sia un concerto di motivazioni, sempre vincenti.

Come ogni anno ci sono dei rituali che pregustiamo o attendiamo con rassegnazione, ciascuno nella propria famiglia ma con archetipi comuni e riconoscibili. Ecco alcuni dei nostri!

Il regalo da papà a mamma

Non importa se gli abbiamo scritto in tre (io, mia sorella e mio fratello) da metà novembre, girandogli tutte le idee per noi troppo costose: il 24 dicembre a mezzogiorno papà uscirà di casa borbottando, in cerca di un regalo per mamma. Che nel frattempo si altererà perché è il momento in cui lei invece impacchetta e le serve una mano a casa. Non c’è Amazon che tenga a questa regola.

La Vigilia

Di solito la festeggiamo con i cugini allargati, con un gruppone tra le venti e le trenta persone. Come l’anno scorso, probabilmente anche quest’anno questa tradizione sarà incrinata dalle precauzioni anti-covid, ma alcuni principi di base rimangono saldi. Tipo: zia farà un regalino utile e identico per tutti gli uomini ed uno per tutte le donne. Oppure, ognuno cucinerà qualcosa senza coordinarsi assolutamente con gli altri, per cui a tavola avremo profusioni di lasagne, pennette alla vodka, vitel tonné, pollo al curry, insalata russa, tartine al caviale e chili in ordine sparso.

Il countdown avanza implacabile: pochi giorni al Natale! C’è chi saltella sul posto impaziente, chi si affaccenda con i preparativi e chi sta ancora cercando la scusa perfetta per eclissarsi il più possibile.
Tradizioni semi-tradizionali: Natale a casa mia

La sveglia del 25

Questa sono abbastanza sicura sia un’abitudine solo nostra. Fin dall’alba dei tempi era stato stabilito un severo patto di non belligeranza: nessuno in piedi prima delle 10. All’epoca era stato abbastanza facile ottenere l’obbedienza di noi bambini con la minaccia che, visto che Babbo Natale girava fino a quell’ora, se l’avessimo incrociato sarebbe scappato senza lasciarci niente. Quindi, dalle 22 alle 10, bimbi a letto.

Sorvoliamo sul fatto che quindi se mi svegliavo di notte per andare in bagno avevo il terrore di alzarmi e piangevo finché un genitore semi-sonnambulo non veniva ad accompagnarmi (il karma punisce). 

Ad ogni modo, ancora oggi alle 10 tana libera tutti e chi si alza per primo mette della musica natalizia a palla per svegliare tutti gli altri (anche se andando avanti con gli anni, è sempre più raro che qualcuno si svegli prima delle 11). Tuttavia, la canzone d’ingresso in salone, dove di solito sono accampati i regali, rimane sempre quella: “24 piedi” del musical Forza Venite Gente ed io e mio fratello (a cui si è aggiunta mia sorella) dobbiamo entrare in fila indiana, in ordine di altezza, a ritmo. Con mamma che fa il filmino.

No, non lo posto.

Il menù

C’è un po’ di confusione al riguardo. In generale, papà e zio sono ormai sottomessi all’impero delle mogli, per cui le due sorelle decidono senza appello cosa servire (nonostante cucinino i mariti). Tendono a puntare ovviamente ai sapori dell’infanzia, e qui sta il bello: hanno una pessima memoria, per cui sono incoerenti sia di anno in anno che tra loro. Nonno novantenne saggiamente se ne chiama fuori. 

Quindi noi immaginiamo che ci saranno o agnolotti al sugo o tortellini in brodo, ma fino all’ultimo non è dato di saperlo. Ogni tanto spunta anche una torta all’anice perché si confondono con la Pasqua, ma la giustificano con un “Vabè, a me piace sempre”. Nel pomeriggio, a seconda di cosa si ricordano, ci possono essere cioccolata calda o castagne.

Il countdown avanza implacabile: pochi giorni al Natale! C’è chi saltella sul posto impaziente, chi si affaccenda con i preparativi e chi sta ancora cercando la scusa perfetta per eclissarsi il più possibile.
Tradizioni semi-tradizionali: Natale a casa mia

L’apparecchiamento

Mia zia è la regina della tavola, nel senso che decide lei come allestirla. Questo ruolo è accettato e condiviso da tutti e ciononostante puntualmente qualcuno che è arrivato da nonno in anticipo si annoia e comincia ad apparecchiare. Quindi quando zia infine sale, la pasta fumante pronta ad essere scodellata, si guarda intorno e dice: “Ma no, non sono questi i piatti di Natale!” e tocca cambiare tutto.

Sempre.

I giochi

Nella mia famiglia non si è mai giocato a soldi. Al massimo, in qualche occasione, a fine giornata nonno ci convertiva le fiches in lire, con un banco di cambio un po’ liberale. “Si gioca per divertirsi, non per i soldi”, questo il motto. Ne consegue che le classiche cartate da noi non hanno mai attecchito. 

Invece negli anni si è affermato sempre più il gioco dei nomi in fronte (no, non a tema natalizio) e mio cugino è diventato un po’ il master del pomeriggio di giochi (sia perché da piccolo era mezzo rosicone e voleva scegliere lui, sia perché ora è un formidabile conoscitore di giochi da tavola). Quindi in tempi più recenti con genitori, zii e nonni ci è capitato di giocare a Disney Trivial, Lupus in Fabula, Dixit e Carte Contro l’Umanità (con zia che quasi si è messa a piangere per certe carte ma in generale ha fatto molto molto ridere).

E da voi, che si combina?

Buone Feste a tutti!