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Valerio Forconi, Storyboard Artist

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Parliamo di storyboarding! Un passaggio non obbligato ma molto comune sia nel mondo del cinema che in quello della pubblicità. Intervista a Valerio Forconi.
Valerio Forconi, Storyboard Artist

Parto con un’ammissione di colpa: non sono tra coloro che a fine film rimangono per i titoli di coda. Al massimo tergiverso in sala nella speranza di una scena post-credit, ma non mi metto a leggere i nomi delle centinaia di persone che hanno collaborato alla realizzazione dell’opera: non ne vado fiera ed è probabilmente per questa mia mancanza che fino alla settimana scorsa non avevo mai sentito parlare dello storyboard artist.

Eppure lo storyboarding esiste già dai tempi di Walt Disney: consiste nella rappresentazione grafica della storia tramite tavole a vignette, inquadratura per inquadratura. È un passaggio non obbligato ma molto comune sia nel mondo del cinema (in particolare nel caso dell’animazione) che in quello della pubblicità.

Questa prima resa grafica della vicenda assolve a diverse funzioni: insieme alla sceneggiatura può essere inviata a produttori o sponsor come anteprima dettagliata e quindi  convincerli ad investire; la usano i registi per farsi un’idea delle inquadrature migliori, della fattibilità delle scene (soprattutto quelle d’azione o con effetti speciali) e del budget necessario; a volte viene controfirmata prima dell’inizio delle riprese e fornisce il tracciato effettivo del film da cui ci si impegna a non discostarsi.

Parliamo di storyboarding! Un passaggio non obbligato ma molto comune sia nel mondo del cinema che in quello della pubblicità. Intervista a Valerio Forconi.
Valerio Forconi, Storyboard Artist

Talvolta sono gli stessi registi a buttarla giù (è il caso per esempio di Hitchcock, Scorsese, James Cameron), più spesso incaricano un disegnatore esperto, quale Valerio Forconi.

Formatosi presso l’Istituto Statale d’Arte di Roma e la Scuola Romana del Fumetto, dopo alcuni anni di graffitismo Valerio approda all’illustrazione per cinema e tv.

Q.1 Dal tuo percorso sembrerebbe che tu abbia trovato la tua vocazione molto presto: quali sono state le passioni o gli incontri (umani o visivi) che ti hanno portato a perseguire questa professione?

A1.Come per tanti professionisti la risposta è probabilmente la più banale: Ero già alle elementari il classico ragazzino che non riusciva a tenere ordinato il proprio quaderno di matematica, che a fine anno era irrimediabilmente permeato di mostri e pupazzi.
In casa anche i miei fratelli avevano la passione per il disegno, l’animazione giapponese e i fumetti: diciamo che l’imprinting a questo mondo me lo hanno dato loro anche se poi sono stato l’unico ad avere avuto la possibilità e la costanza di portarlo avanti fino a trasformarlo in una professione.

Ho frequentato un istituto d’arte alle superiori, l’esperienza del writing e della Crew con la quale condividevo questa cosa hanno avuto un grosso impatto, sicuramente sul mio modo di vedere l’arte, quantomeno. Al tempo pensavo di voler fare l’architetto, mi è bastato un anno a Valle Giulia (Facoltà di architettura della Sapienza) per capire che non era così.
Al che ho iniziato a lavorare un po’ sconfortato dalla vita, finché un giorno non mi resi conto di quanto fosse vitale l’esigenza che sentivo di trasformare quella cosa che mi porto dietro da sempre in un lavoro. Decisi quindi di iscrivermi alla Scuola Romana dei Fumetti.

Q.2 Come definiresti il tuo stile?

A2. Lo stile, ammesso che io ne conosca il vero significato, è frutto di anni e anni di lavoro. Riconosco di avere un tratto e delle anatomie singolari ma mi aspetto da me stesso che questo possa cambiare e migliorare ancora negli anni. Mi piace comunque un disegno pulito, con tanti dettagli ma pochi fronzoli, linea chiara e tinte piatte sono la mia comfort zone attualmente.
Mi piace utilizzare proporzioni anatomiche che non si discostano troppo dal realistico, tendenti al grottesco ma con un trattamento grafico sintetico, per i meno navigati può ricordare il manga, ma in realtà fra gli autori che prendo spesso ad esempio ci sono molti europei, per lo più francesi e italiani.

Q.3 Che differenza c’è tra disegnare un fumetto e lo storyboard per un film o cartone animato?

A3. Tutto! Fare i fumetti penso sia fra i mestieri legati al disegno, quello più difficile, è una matrioska di cose a cui si deve tener conto: la composizione della singola vignetta, che a sua volta deve far parte di una più grande composizione armonica che è la tavola (La pagina) e poi ci sono i balloon, il testo, le onomatopee, la recitazione dei personaggi.
Lo storyboard è funzionale alla realizzazione di un prodotto audiovisivo, ha tutta un’altra natura. Innanzitutto ha una funzione che non è strettamente estetica, ma tecnica.
Lo storyboard può servire a vendere il prodotto prima che vengano girate le scene ma anche ai vari reparti per aiutare il processo di realizzazione, avere una idea di dove piazzare le camere, o capire quali e quante inquadrature serviranno per raccontare una scazzottata fra supereroi.
Quindi allo storyboard artist più che uno stile, o specifiche velleità romantiche nel disegno, viene richiesto un disegno comprensibile e la conoscenza del linguaggio cinematografico (inquadrature, movimenti di camera, etc etc): anche per una questione di tempistiche di produzione spesso vengono richiesti molti shot in pochissimo tempo.

Parliamo di storyboarding! Un passaggio non obbligato ma molto comune sia nel mondo del cinema che in quello della pubblicità. Intervista a Valerio Forconi.
Valerio Forconi, Storyboard Artist

Q.4 Qual è stato il tuo primo incarico come Storyboard Artist?

A4. Se oggi faccio questo lavoro è grazie ad un mio amico montatore che mi ha presentato ad un suo amico regista, che mi ha proposto per uno spot pubblicitario, se non sbaglio lo spot dell’Amaro del Capo! (Ciao Nicolò e Simone VVB)

Q.5 Quali sono le scene che ti fanno fregare le mani (o la matita) per la gioia di interpretarle?

A5.Io adoro disegnare scene d’azione. Non mi capita spesso purtroppo, però l’anno scorso ho avuto l’opportunità di lavorare ad un film in cui ho disegnato delle scazzottate e delle inquadrature di volti tumefatti, fichissimo!

Parliamo di storyboarding! Un passaggio non obbligato ma molto comune sia nel mondo del cinema che in quello della pubblicità. Intervista a Valerio Forconi.
Valerio Forconi, Storyboard Artist

Q.6 Quali sono i passaggi tecnici obbligati dello storyboard, dal tuo punto di vista?

A6. Hum, secondo la mia esperienza, che potrebbe non essere quella di un altro, uno storyboard artist deve saper disegnare persone e ambienti nel più breve tempo possibile, ad oggi ci sono tanti mezzi per aiutarsi nelle anatomie e nelle prospettive, ma sempre per una questione di tempistica è fondamentale riuscire a disegnare velocemente e per lo più a memoria, quindi consiglio tanto disegno dal vero.
In più serve una conoscenza del media cinematografico, quindi le inquadrature, i movimenti di camera, insomma tutto quello che serve per poter dialogare con un regista. Se sei un amante del cinema e guardi tanti film e serie tv,  è tutto più semplice.

Q.7 Il bello e il brutto del lavorare su un set?

A7. Devo dire la verità, mi è successo poche volte di lavorare sul set, per lo più lavoro in casa con davanti lo script, sono stato un paio di volte sul set e a fare dei sopralluoghi, è stato fico, tanto più per il fatto che lavorando in casa non è che abbia tutte queste occasioni per alzarmi dalla sedia dove lavoro.

Q.8 Su che progetti stai lavorando al momento (se si può sapere)?

A8. Al momento sto lavorando ad una mini-serie di 5 episodi, italiana (non posso dire altro purtroppo), ad un romanzo a fumetti di 100 pagine che uscirà l’anno prossimo (anche riguardo a questo purtroppo al momento non posso dir altro), una storia breve per Leviatan Labs scritta dal mio amico Federico Mele (questo posso dirlo!). Poi altri vari progetti che al momento sono “In cerca di editore”.

Senza ulteriori indugi: lettori-editori, accorrete!