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Psicopatologia dei nuovi sintomi

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La depressione, gli attacchi di panico e le crisi d’ansia rientrano tra i nuovi sintomi, ma cosa hanno di nuovo queste forme sintomatologiche?
Psicopatologia dei nuovi sintomi

Il silenzio dei sintomi

La depressione, gli attacchi di panico e le crisi d’ansia rientrano tra i nuovi sintomi, ma cosa hanno di nuovo queste forme sintomatologiche? Non tanto il tipo di espressione in senso formale, quanto più la sua carica e il suo dire in termini soggettivi.

Come detto più volte, i sintomi parlano la lingua del tempo in cui sono inseriti: come se per esprimersi avessero bisogno di una cornice temporale che li definisse e li orientasse. L’attualità ci mostra un empasse simbolico importante: la clinica mostra che i sintomi non parlano, fanno fatica a dire qualcosa d’altro, ad inserirsi all’interno di un discorso soggettivo. 

Per definirli si continua ad utilizzare la vecchia terminologia ma oggi, questi disturbi, hanno perso la loro connotazione simbolica tradizionale a favore di una visione in cui il soggetto viene letteralmente fatto fuori dalla pulsione che esonda.

Nascita dei sintomi

I sintomi da cui abbiamo imparato noi psicologi sono quelli messi a servizio dal Prof. Sigmund Freud e grazie ai quali si è potuto elaborare un apparato che li accogliesse e ne permettesse un trattamento: la psicoanalisi

Prima di arrivare alla Vienna che ha dato alla luce alcuni tra i più noti casi trattati dal Professor Freud, è necessario fare un breve excursus storico che ne consenta la sua nascita: potremmo dire in senso lacaniano après-coup o nachtraglichkeit, per citare il padre come ciò che prende senso grazie a quello che avviene dopo. O ancora, ciò che accade prima assume senso solo quando successivamente avviene dell’altro che lo risignifica. 

La temporalità retroattiva, ciò che sta accadendo ora stabilisce quello che è accaduto prima, quindi adesso retroagisce sul prima, definito da Lacan come il tempo 2 che agisce sul tempo 1. Nel 1885 Freud utilizzò delle misure neurologiche come la stimolazione elettrica: il 1887 è l’anno dell’Ipnosi, per dirigersi verso il 1889 con il metodo catartico, accantonando infine le tecniche attuate fino a tal momento per passare alla supremazia della parola: usato per la prima volta nel 1896 il termine psicoanalisi.

L’isteria, struttura pioniera degli studi freudiani, è senz’altro il disturbo con maggiore caratterizzazione, poiché sintomo florido della Vienna dell’800 che vedeva il suo palcoscenico nel segreto e ancora poco frequentato studio sito in -Berggasse 19, 1090 Vienna, Austria- del Dottore, che con dovizia e cura decise di trascrivere i suoi casi clinici rendendoci omaggio del suo sapere clinicamente costituito. 

SintoModerni

Se Vienna pullulava di donne con manifestazioni isteriche, i sintomi moderni cosa vogliono dire?

Non si tratta, come detto, di sintomi nuovi ma di un nuovo modo di presentarsi: a questo risponde il nuovo, perché a differenza dei sintomi “classici” che venivano sotto forma di messaggi da decifrare con il loro linguaggio fatto di corpo, sogni, atti mancati o manifestazioni somatiche, il sintomoderno è svuotato di questa carica di significato. 

I sintomi avevano un loro senso nascosto per così dire, da scoprire con il percorso analitico poiché presenti per dire qualcosa del soggetto che li portava: il sintomoderno ha perso la carica simbolica, di significato, non dialettizzato o metaforico; potremmo dire che il sintomo moderno ha perso di forza, di carica, ma che esplode all’insegna della pulsione e del godimento sfrenato. 

L’attacco di panico è uno degli esempi in cui il godimento e la pulsione perdono i loro confini per straripare, eccedere mettendo il soggetto in una posizione di sottomissione nell’economia pulsionale: fa quindi da padrone l’orda del panico che annienta e fa fuori il soggetto, egli è fatto fuori dalla sua stessa pulsione. 

Quello che viene meno è il potere del sintomo come prima elaborazione della pulsione da comunicare all’interno delle relazioni o del rapporto nel sociale ma di fatto il soggetto moderno esprime il sintomo come l’esser fatto fuori dalla pulsione stessa che lo governa. 

Si è passati dunque da una logica metaforico-simbolica ad una logica del corpo pulsionale che si manifesta con deflessioni come nella depressione o straripa come nel panico inneggiando al godimento.

I sintomi sono gli stessi, il loro senso si modifica, la psicoanalisi li pone in una dialettica soggettiva come via in cui il soggetto può divenire soggetto del desiderio.