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Ottant’anni dalla pubblicazione del Manifesto di Ventotene: a che punto siamo con il sogno europeo?

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Il 29 agosto, si sono celebrati gli 80 anni dalla pubblicazione del Manifesto di Ventotene: a che punto è il sogno europeo?
Ottant’anni dalla pubblicazione del Manifesto di Ventotene: a che punto siamo con il sogno europeo?

Quest’anno sono ottant’anni dalla pubblicazione del testo Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto. Oggi conosciuto da tutti come Manifesto di Ventotene, scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi durante il confino nell’omonima isola. 

Dopo questo lungo periodo dalla sua pubblicazione, è importante riflettere sul presente e il futuro dell’Europa partendo proprio da quanto accaduto al Seminario del federalisti europei lo scorso 29 agosto.

Mattarella a Ventotene per l’apertura del 40esimo anniversario del Seminario di formazione federalista europeo

Come di consueto, il 29 agosto, con l’apertura del Seminario di formazione federalista europeo organizzato a Ventotene, si celebra l’anniversario del Manifesto. Quest’anno, in occasione degli 80 anni dalla pubblicazione, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona di fiori sulla Tomba di Altiero Spinelli e presieduto la cerimonia d’apertura incontrando i partecipanti al Seminario. 

In linea con il grande spirito europeista che lo caratterizza, il Presidente Mattarella, rivolgendosi agli studenti, ha ricordato l’importanza dell’Unione Europea in quanto presidio di libertà e diritti, tuonando contro chi si oppone a presidi di solidarietà ed accoglienza nei confronti delle popolazioni in difficoltà poiché non all’altezza dei valori dell’UE.  

Dall’Unione monetaria agli Stati Uniti d’Europa

Il titolo di questo speciale seminario, Il federalismo in Europa e nel mondo. Dall’Unione monetaria agli Stati Uniti d’Europa, è un titolo attuale, che si lega fortemente allo spirito del Manifesto di Ventotene e che ci porta ad analizzare (brevemente) lo stato dell’arte dell’Unione Europea. 

Infatti, anche se un vero federalismo non esiste ancora, bisogna riconoscere che in 80 anni molti passi avanti sono stati fatti (v. CECA, CEE, EURATOM e UE) e, nonostante l’ondata euroscettica e nazionalista che ha colpito l’Europa, l’Unione esce dalla pandemia con una grande svolta storica: il Next Generation UE. 

Il 29 agosto, si sono celebrati gli 80 anni dalla pubblicazione del Manifesto di Ventotene: a che punto è il sogno europeo?
Ottant’anni dalla pubblicazione del Manifesto di Ventotene: a che punto siamo con il sogno europeo?

Per la prima volta, gli Stati membri hanno contratto debito comune per fronteggiare la crisi economica, sanitaria e sociale causata dal Covid-19. Una scelta che, insieme alla sospensione del Patto di Stabilità fino al 2022 e i lavori avviati dalla Conferenza sul Futuro dell’Europa, porterà inevitabilmente a rivalutare l’assetto politico-istituzionale dell’Unione.

Inoltre, il lavoro per la costituzione di un esercito federale europeo, date le conseguenze afghane e il patto Aukus per la difesa tra U.S.A – Gran Bretagna – Australia che ha visto l’esclusione dell’europa, sta procedendo a passo veloce. Infatti, nonostante la dichiarazione del portavoce della Commissione UE che afferma non essere in agenda, è evidente come il Presidente del Consiglio Mario Draghi e il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron si stanno impegnando nel progetto di difesa comune, come dimostra l’oggetto della cena tenutasi ad inizio settembre a Marsiglia. 

Il dialogo tra i due si sta facendo sempre più serrato ed è dunque importante evidenziare che, con la fine dell’era Merkel, l’asse italo-francese sarà fondamentale per riformare strutturalmente l’Unione. 

Nonostante i passaggi per concretizzare il progetto europeo siano ancora molti (primo fra tutti, il superamento del voto all’unanimità del Consiglio UE), è anche vero che, utilizzando le parole di Jean Monnet “L’Unione Europea si farà nelle crisi e sarà la somma delle soluzione apportate a queste crisi”. Quindi, non resta che osservare quanto accadrà nei prossimi mesi, perché saranno decisivi per il presente e il futuro dell’Europa.