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La perfezione non esiste

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Affermazione banale questa, eppure molti di noi ne sono ossessionati.
La perfezione non esiste

Affermazione banale questa, eppure molti di noi ne sono ossessionati. Soprattutto noi donne. O almeno maggiormente noi donne.

Cerco sul web e mi rendo conto, però, che l’ultima vera presa di posizione appartiene a Vanessa Incontrada e risale, udite udite, a dicembre 2019. Sono passati quasi due anni. 

https://www.corriere.it/spettacoli/19_dicembre_07/vanessa-incontrada-inchioda-telespettatori-la-perfezione-non-esiste-e35380f8-18fa-11ea-9d71-bd7f739c6491.shtml

A tal proposito mi chiedo: “Ma come: è così banale e, malgrado ciò, gli individui si mostrano taciturni?!?!”.

Non mi sto riferendo alla perfezione unicamente estetica e, a tal riguardo, mi piacciono gli atteggiamenti e le voci di Freeda, di Bebe Vio e di Michelle Hunziker.

Cresciamo con le favole e il principe azzurro, con il castello incantato poggiato su dolci colline verdeggianti, il sole splende nel cielo e le “tormente”, che poi si risolvono sempre, appaiono solo al momento dell’ostacolo, del punto di rottura del racconto, il quale finisce senza eccezioni di sorta con un “vissero felici e contenti”.

Certo, è fuori discussione che le fiabe siano un potente e acclarato strumento educativo, aiutano a spiegare dinamiche complesse con un linguaggio più semplice, comprensibile e assimilabile dai bimbi, idoneo a metterli di fronte a emozioni e sentimenti forti, anche contrastanti tra loro.

Vanno, per di più, a nutrire la fiducia e la stima in sé stessi dato che il bambino (anche quello che rimane dentro di noi) si immedesima nel protagonista, e si sa, il protagonista, con le sue capacità, “risolve sempre il dilemma” o comunque trova una soluzione. 

“Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti” (G.K. Chesterton). 

Il cerchio si chiude, la tempesta è passata e va tutto bene.

Trovo stupendo il messaggio che questo pensiero porta con sé, tuttavia nella vita vera, reale, quella di tutti i giorni, non tutti i draghi possono essere sconfitti. 

Affermazione banale questa, eppure molti di noi ne sono ossessionati.
La perfezione non esiste

Ci possiamo fare pace, possiamo vederli per quello che sono, possiamo comprenderli, accoglierli, demolirli e non esserne più condizionati.

Tanto, molto, è nelle nostre mani e quindi in nostro potere, ma non tutto. L’onnipotenza non è di questo mondo… e la perfezione, neanche. Però dilaga nelle nostre menti.

Largo ai Sapienti

“Le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono”. (Aristotele)

“Non aver paura della perfezione, non la raggiungerai mai”. (Salvador Dalí)

Due immense personalità, due geni, separati da 2226 anni di esistenza con la voglia di comunicare la stessa verità. E lo fanno in modo semplice e incisivo. Conciso. Diretto.

Dalle loro parole emerge la normalizzazione del conflitto, la presenza (o quantomeno la possibilità) della bugia, l’onnipresenza dell’errore così come della paura. 

Esce l’essere umano, l’individuo con le sue fragilità. 

Provo un gran senso di leggerezza. 

Sono una ragazza e anche io, a tratti, ho il “tarlo” della perfezione. 

Ma posso sbagliare e avere paura.

Le bugie non le dico, sia perché non mi piacciono, sia perché non le so dire.

Dalla perfezione al “va bene così come sei”

Affermazione banale questa, eppure molti di noi ne sono ossessionati.
La perfezione non esiste

Fortunatamente questa frase si legge e aleggia qua e là sempre più di frequente. 

In tv, sui social, nelle pubblicità. E qualcosina si sta muovendo in questa direzione.

Capita, infatti, che personaggi famosi si mostrino senza trucco e ci facciano vedere brufoli o altre imperfezioni. Loro, i nuovi dèi, quelli a cui molti di noi vogliono somigliare per bellezza, soldi, stile di vita, vestiti, misure, peso, macchine, moglie, marito, vacanze, ci mostrano sprazzi di non-perfezione. 

Di nuovo, loro, quelli che sono stati resi dèi da altri – da coloro ai vertici che guidano/provano a orientare il pensiero, i desideri e la soddisfazione dei bisogni dei “comuni mortali” – sono loro stessi comuni mortali con le loro sacrosante fragilità. 

Come, del resto, anche loro ai vertici, sempre tutti esseri umani non sono altro, in fin dei conti, che comuni mortali con i loro pregi, difetti e draghi.

Indubbiamente, questo benvenuto modello del mostrarsi per come si è, è un primo passo, ma la strada è lunga e, di base, gli esempi propinati sono altri. 

Inoltre “va bene così come sei” andrebbe accostato anche al lato caratteriale di ognuno di noi.

L’essere umano, spesso, prova a modificarsi per piacere all’altro, per uniformarsi all’idea generalizzata di perfezione. Di contro, però, si confonde e perde di vista sé stesso, la sua identità, la sua essenza e le sue peculiarità che lo rendono poi unico.

Tutte ovvietà se vogliamo queste, ma seppur risapute, trite e ritrite, come mai rimangono così difficili da difendere e esprimere? E perché l’insegnamento dell’accettazione e della comprensione dell’altro, del diverso da noi, così professato nella teoria, risulta poi tanto un arduo compito nella pratica?