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Etica museale (Parte I) – i Musei Universali

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Partiamo da una domanda apparentemente banalotta: che cos’è un museo? Sono il luogo perfetto per la salvaguardia del patrimonio culturale!
Etica Museale (Parte I): i Musei Universali

Partiamo da una domanda apparentemente banalotta: che cos’è un museo

Qualora non sia per una sfida a Taboo e non ce lo stia domandando un bimbetto per cui sarebbe bene riformulare, potrebbe far comodo dare un’occhiata alla definizione fornita dall’ICOM (International Council of Museums): “Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali ed immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificatamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto.”

Un patrimonio interculturale

Tale descrizione rende i musei il luogo perfetto per la salvaguardia del patrimonio culturale sancita dall’Art.7 della Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale dell’UNESCO, per cui esso deve essere preservato e trasmesso alle generazioni future “al fine di alimentare la creatività in tutta la sua diversità e di favorire un vero dialogo interculturale”.

Insomma, i musei ontologicamente sono concepiti per unire le genti nello spazio e nel tempo (dei Tardis in pratica). Sono un medium attraverso il quale diverse visioni del mondo entrano in contatto ed è compito del museo permettere che si parlino. Più facile a dirsi che a farsi!

La gestione del patrimonio

Partiamo da una domanda apparentemente banalotta: che cos’è un museo? Sono il luogo perfetto per la salvaguardia del patrimonio culturale!
Etica Museale (Parte I): i Musei Universali

Come sappiamo o indoviniamo, i musei sono macchine complesse. Collezioni e allestimenti sono frutto dell’opera non solo di direttori e curatori, ma anche di tutti coloro che più o meno direttamente indirizzano le decisioni legate al cosa esporre: donatori e artisti, visitatori locali e internazionali, governi ed etnie, collezionisti e galleristi.

Vista la quantità di parti in causa non sorprende sorgano spesso accesi dibattiti, in particolare quando entrano in gioco valori in contrasto – e quindi questioni di etica

<p>Infatti ogni oggetto vanta una storia propria, che ne abbraccia la composizione, il creatore/la creatrice, l’uso a cui era destinato, gli usi a cui è stato effettivamente adibito nel tempo, il suo significato all’interno della comunità di origine e la sua valenza oggi per chi lo osserva (curioso turista o attento ricercatore). 

Anche il modo in cui viene presentato nella mostra ha un peso: la sala, il percorso, il ripiano, la luce, la didascalia (cosa dice, come lo dice e con che font) si caricano di rilevanza e riflettono indirettamente delle decisioni prese a monte.<p>Quest’ultime ci piacerebbe pensare siano sempre guidate da alti principi imponderabili a noi profani. Eppure, talvolta si tratta di una semplice questione estetica (un reperto meglio conservato o visivamente più accattivante) o pratica (quale pezzo si adatta meglio allo spazio disponibile). Noi visitatori comunque crediamo, tendenzialmente, che se quel coccio/quadro/utensile è incluso in un’esposizione vuol dire che in qualche modo se lo merita, è importante.

“Per la maggior parte delle persone, i musei sono luoghi di verità. La gente viene al museo per vedere il vero e reale, per sperimentare aspetti del passato, per fare i conti con eredità controverse e così via” (Andromache Gazi, Professore di Museologia alla Panteion University)

Partiamo da una domanda apparentemente banalotta: che cos’è un museo? Sono il luogo perfetto per la salvaguardia del patrimonio culturale!
Etica Museale (Parte I): i Musei Universali

Di  recente si è diffuso un maggiore bisogno di trasparenza nei confronti dei fruitori dei musei, che si interrogano non solo sul perché l’opera che ammirano si trovi davanti a loro, ma anche sul come vi sia giunta. 

Per quanto ci piaccia figurarci fortunati ritrovamenti ascrivibili a Indiana Jones e accolti da unanime giubilo, le numerose richieste di restituzione avanzate negli anni da paesi a cui sono state sottratte fette di storia, arte e cultura (inclusa l’Italia) passano un altro messaggio. 

Ancora una volta il mondo occidentale si trova a fare i conti con un passato coloniale la cui responsabilità ricade sul presente, a causa di acquisizioni avvenute in epoche in cui l’espropriazione di artefatti, reliquie, resti di vario genere era alquanto sregolata (anche se il contrabbando esiste ancora oggi).

Rimpatrio VS Musei Universali

La “Dichiarazione sull’importanza e valore dei musei universali”, firmata nel 2004 da diciannove dei più importanti musei del mondo occidentale (incluso uno italiano), difende diritto dei musei di custodire le eredità del mondo intero, in virtù della loro funzione primaria di agenti nello sviluppo della cultura. I firmatari condannano il traffico illegale e l’appropriazione indebita di opere d’arte, ma altresì ritengono che quando essi siano avvenuti in epoche “con diverse sensibilità e valori”, la restituzione in qualche modo cada in prescrizione a fronte della possibilità odierna dei musei di condividere le opere universalmente ed in un contesto valido.

Giusto o sbagliato purtroppo non si stagliano netti: in molti casi l’attribuzione di un’opera è incerta, in altri le carte dei suoi passaggi di proprietà non sussistono o sono controverse, in altri ancora i suoi pezzi sono sparsi per il mondo ancora in attesa di essere studiati, riconosciuti e catalogati. Degli oggetti rituali si potrebbero ascrivere ai discendenti della tribù di origine, ma come dare altrimenti testimonianza della loro visione del mondo, se per esempio nel paese di riferimento mancano i mezzi per incentivare il turismo culturale? Da una parte si invoca il rimpatrio della Gioconda (che poi, tra l’altro, in quale museo italiano si trasferirebbe in caso?), ma allo stesso tempo molti torinesi vanno orgogliosi del proprio Museo Egizio (il più importante al mondo dopo il Cairo) e ormai lo considerano parte integrante della propria identità cittadina..! Non mi addentro nella questione spinosa dell’esposizione di resti umani perché le dedicherò un articolo a parte.

Partiamo da una domanda apparentemente banalotta: che cos’è un museo? Sono il luogo perfetto per la salvaguardia del patrimonio culturale!
Etica Museale (Parte I): i Musei Universali

In tempi più recenti l’ICOM ha tracciato le linee guida per un approccio più equo e collaborativo. Nel suo Codice Etico incoraggia la cooperazione ed il partenariato tra musei, nonché tra i musei e le comunità di origine dei beni culturali. Non mancano i riferimenti a questioni più spinose, quali il commercio di opere con paesi occupati o la loro accoglienza in situazione di emergenza (art. 6).

In conclusione, su più fronti emerge il bisogno di reinventare la modalità di fruizione e condivisione del patrimonio universale custodito dai musei: negli ultimi vent’anni si è spinto molto sulle mostre itineranti, mentre gli anni Venti per ovvi motivi stanno esplorando i nuovi interessanti risvolti del digitale. Come saranno i musei del futuro?