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I licei di Roma: intervista a denti stretti

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La scuola nella sua caratterizzazione geografica come sintomo sociale e ideologia politica in una città storica e profondamente variegata come Roma.
I licei di Roma: intervista a denti stretti

A scola sta finennu cantava Franco Battiato.

03 luglio 2021, arrivo presto sul lago di Bracciano, in centro storico ad Anguillara. Parcheggio l’auto e sento il calmo rumore del lago incontrare la terra. 

Un amico mi raggiunge, avevo preso le pizzette al forno Beti, storico panificio monteverdino. Saliamo 138 gradini e il lago si dispiega davanti ai miei occhi come fosse un Renoir proprio attraverso una tavola che con la tovaglia verde acqua risalta i colori lacustri e del cielo. 

Caffè sulla tavola, frutta, marmellata e porridge, ci siamo: il weekend è iniziato, e come ogni inizio regala sempre grandi doni. 

Loro, appena svegli, in una cornice geografia surreale, accanto al tavolo su di un muretto c’è un ricordo d’infanzia di Tommaso: una tavoletta di legno con raffigurata la cartina d’Europa. Assenti i tasselli che fungevano da puzzle persi in qualche meandro della casa, probabilmente da un bambino distratto dalla bellezza della natura e dai suoi mille possibili giochi non artefatti. 

Mi interrogo quindi, come spesso capita ultimamente, sul tema circa la scuola nella sua caratterizzazione geografica come sintomo sociale e come ideologia politica in una città storica e profondamente variegata come Roma.

Al rientro indago sulla questione e scopro delle classifiche dei migliori licei romani: ammetto che il fatto di per sé mi perplime perché mi lascia una riflessione aperta rispetto al tema del migliore, migliore che esclude la possibilità dell’incontro come incognita. Incognita rappresentata da un docente e dalla sua persona, con la sua carriera di studente e docente; un po’ come un analista: fatto di analisi personale e formazione. 

Beh, i migliori licei di Roma si aggirano in specifiche zone: il Tasso in piazza Fiume si aggiudica il primo posto, seguito dal Vivona all’EUR e dallo storico liceo romano che fa ombra a piazza Venezia, il Visconti, nella splendida piazza del collegio romano. Nelle ultime posizioni vediamo il Montale nei pressi di Gianicolense e un’altra colonna portante del centro di Roma: il Dante, scuola a me cara per ricordi di adolescenza. 

Ma come funziona la compravendita dei docenti? 

Non sarebbe questo il con-testo per sciorinare tale diatriba, tuttavia Roma presenta un sottobosco ben definito che si distingue da zona a zona, implicando un’appartenenza, corredata da uno specifico vestiario, alcune espressioni prototipiche, pettinature selettive e negozi dai quale rifornirsi. 

Il liceo Classico a Roma

E dopo aver letto: “Le migliori scuole di Roma secondo la classifica Eduscopio 2020: Righi e Tasso in testa” che esclude il Giulio Cesare dalle prime dieci scuole migliori, decido di partire dagli esclusi e chiedo ad una storica frequentatrice di uno dei Magnae Classici della Roma liceale come vede lei i licei. Rossella, attuale magistrato della Repubblica italiana, internamente desiderosa docente di greco che ai dolori dell’amore risponde tutt’oggi con i grandi classici della letteratura, come ogni vero studente del classico che si rispetti!

Come sono per te i licei e i liceali romani?

Il Giulio Cesare: i figli di corso Trieste, ma anche quelli di piazza Bologna che vogliono fare un salto di qualità e studiare lontani da San Lorenzo (cioè dal Gaio Lucilio) o trovare compagni di camicie nere o entrambe le cose, che vanno poi abbastanza tendenzialmente di pari passo.

Dai tempi di Antonello Venditti, dei cineforum impegnati, delle occupazioni ne è passata di acqua sotto i ponti, fino ad arrivare a “corso Trieste” dei Cani e alle scritte di Forza nuova sui muri. 

Se vai al Giulio Cesare puoi essere un ultras della Lazio come un principe Torlonia, quel che è certo è che nella maggior parte dei casi abiti in un appartamento di almeno 150 mq, hai la casa al Circeo, probabilmente andrai alla Luiss, verosimilmente oggi farai il viaggio della maturità a Mykonos. 

Si studia tanto, se vuoi hai l’occasione di crearti una cultura generale di base formidabile che ti consentirà di fare qualsiasi lavoro con ottimi risultati.

Figli del Ventennio fascista e di Platone, come queste due cose convivano, tanta bellezza e tanta bruttezza insieme, resta ancora un mistero.

Il Tasso: quelli di Corso Trieste figli di famiglie di sinistra radical chic (giornalisti, politici, professori universitari, artisti vari) che odiano da lontano, ma senza neanche troppi misteri, i cugini del Giulio, rispetto ai quali si sentono intellettualmente superiori perché loro sì che sono quelli politicamente impegnati.

Ai miei tempi ci andava, non a caso, la figlia di Veltroni.

Posizione strategica dietro piazza Fiume, a due passi da via Veneto e Villa borghese.

Stesso 730 del Giulio Cesare, ma invece di arrivare con la macchinetta elettrica arrivano sullo Scarabeo, magari anche un po’ scassato, perché i soldi li abbiamo anche per fare una guerra, ma è volgare farli vedere.

Se il Giulio Cesare è un film di Boldi e De Sica, il Tasso è un documentario polacco sottotitolato in ungherese che vedrai in qualche cinema d’essai.

Il Mameli: il liceo classico dei Parioli. E non c’è molto altro da aggiungere, sta tutto già in questa definizione.

Figli di professionisti, avvocati, medici, commercialisti, madri che non lavorano o fanno le pittrici, cresciuti dalle filippine, verosimilmente vanno in vacanza a Ponza e giocano a tennis. Non vanno al Giulio Cesare, nonostante la vicinanza chilometrica, perché hanno paura di dover studiare troppo o forse perché pensano che dopo via Salaria/incrocio via Panama ci siano le colonne d’Ercole e finisca il mondo.

In dotazione Polo Lacoste per i ragazzi e ballerine per le ragazze, ma occhio che è un attimo e si diventa protagonisti di una puntata di Baby per sfuggire alla noia del benessere e delle versioni di greco.

Il Mamiani: il liceo classico di sinistra di Roma per eccellenza. Il ‘68 vero si è fatto qui, il movimento studentesco si è formato qui. Il Tasso è solo un Mamiani che non ce l’ha fatta.

Professori politicamente impegnati, studenti politicamente impegnati, figli di genitori che il ‘68 ancora non l’hanno superato nonostante oggi vivano nel benessere più totale e si siano trasformati in quella borghesia che volevano abbattere. 

Canne nei bagni, grande impegno sociale, attivismo politico, ragazzi cresciuti a pane e politica dai suddetti sessantottini, valore immenso dato alla cultura e all’istruzione, ma occhio perché spesso…comunisti con il Rolex.

Target adolescenziale: Silvio Muccino.

Il Visconti: il liceo classico del Centro storico. Location da cartolina, piazza del Collegio Romano, un cortile che vale da solo il prezzo del biglietto, è più che evidente che se vai a scuola qui appartieni ad una élite che vive nel Tridente (un tempo prendevano solo le persone che abitavano in centro, ora non so). Figli per lo più di politici o di gente del mondo dello spettacolo, atmosfera e dinamiche ottimamente dipinte nel film “Caterina va in città” di quel genio di Virzì, la cui morale è: se non fai parte di un certo mondo, non ne farei parte mai, ma forse il mondo da cui vieni tu è anche migliore di quello che ti sembra dorato.

Ragazzi che si portano i libri in mano, probabilmente lo zaino sta nella macchina blu che li aspetta all’angolo.

Se vai al Visconti, verosimilmente puoi diventare amministratore delegato della Fiat o andare in Cambogia per fare un dispetto a tuo padre che è lui l’amministratore delegato della Fiat.

A livello di preparazione una cosa è certa però, siamo ai massimi livelli perché rampolli sì, ma ignoranti mai.

Il Virgilio: liceo classico dei trasteverini, un mondo a parte, oscuro a chi non proviene da quella realtà, anche un po’ inaccessibile se vogliamo. 

Parecchie canne nei bagni, qualche scandalo ogni tanto. Un tempo liceo di eccellenza, al pari del Visconti e del Tasso, fucina di tanti talenti nelle più disparate professioni, scuola per antonomasia dei rampolli di politici potenti e dei figli della borghesia commerciante ebraica (il Ghetto è a due passi). Oggi, però, la musica è cambiata e sembra più una sorta di “Sodoma e Gomorra”: occupazioni con rave party, spaccio di droghe e pasticche psicotrope, devastazioni, persino video hard con scene di sesso, poi postati sul web. Bullismo spicciolo, il tutto nell’assenza sprezzante dei genitori e nell’incapacità dei docenti di intervenire a bloccare quest’andazzo.

Perché l’intervista sui licei classici di Roma? Perché alla visione del film la Dea Fortuna, l’intervistata di turno è stata magnificamente rappresentata da un Accorsi che alle equazioni risponde: “Ma io ho fatto il classico!”. 

Silvano Agosti: “D’amore si vive”

“La scuola è da stare in gabbia, a scuola non puoi vivere, non puoi giocare, non puoi fare l’amore, e allora… la scuola per me è una gran cazzata! Poi sai, quando la maestra ti chiama, perché uno magari non ha studiato e allora ti dà la nota. Cioè son robe che nella vita non centrano, la nota. Quelle cose lì non c’entrano, nella vita c’entra l’amore, il bene la gioia la felicità, scoprire la vita a urlare voglio vivere. Voglio esser libero, vai in Cina, in America, negli Stati Uniti, a New York. Vai in tutte le parti del mondo così puoi scoprire che ci sono dei modi diversi da pensare”.