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Consigli per non finire come il Titanic, interculturalmente parlando

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Vi capita mai di leggere un giornale e di sentirvi schiacciati dal peso della vostra crassa ignoranza? Se la risposta è sì, mi sento di dirvi che 1) in realtà state applicando una buona pratica socratica, 2) siete in buona compagnia.
Consigli per non finire come il Titanic, interculturalmente parlando

Vi capita mai di leggere un giornale e di sentirvi schiacciati dal peso della vostra crassa ignoranza? Se la risposta è sì, mi sento di dirvi che 1) in realtà state applicando una buona pratica socratica, 2) siete in buona compagnia.

Mappa alla mano: dove siamo, dove andiamo (un fiorino!)

Non esiste una soluzione prêt-à-porter. Ascoltare, leggere, informarsi, viaggiare sono ottime pratiche che non consentono comunque l’onniscienza: e forse meno male, sennò dove finirebbe il gusto della scoperta? Tuttavia richiedono tutte tempo, grande pazienza, forza di volontà e una buona consapevolezza di sé. Quest’ultimo aspetto non è scontato, ma essenziale: se Gulliver fosse nato su Lilliput, avrebbe avuto complessi di gigantismo a vita.

L’Iceberg Culturale

In Beyond Culture (1976) Edward T.Hall introduce la teoria del cultural iceberg, per cui la punta che affiora dall’acqua mostra gli aspetti di una cultura di cui siamo consci, mentre il resto rimane nascosto nel blu. Non abbiamo troppe difficoltà a notare la lingua, gli artefatti, le espressioni artistiche e tipicità enogastronomiche anche rimanendo a prudente distanza dal montarozzo di ghiaccio. Invece individuare ed interpretare valori, credenze, simboli e bisogni richiede un’immersione più o meno profonda (meglio se accompagnati da un nuotatore esperto). Questa dinamica si applica sia al proprio che all’altrui “Polo” ed è a prova di equatore.

Vi capita mai di leggere un giornale e di sentirvi schiacciati dal peso della vostra crassa ignoranza? Se la risposta è sì, mi sento di dirvi che 1) in realtà state applicando una buona pratica socratica, 2) siete in buona compagnia.
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L’ideale sarebbe un sottomarino

Inoltre, non tutto ciò che sappiamo della nostra cultura di appartenenza ci è stato esplicitamente insegnato a casa o a scuola. Alcuni comportamenti che abbiamo interiorizzato e applichiamo spontaneamente sono stati assorbiti nel tempo in modo inconsapevole: prendiamo qualche esempio dal sistema cinesico, che racchiude gli atti comunicativi espressi attraverso i movimenti del corpo.

Il contatto visivo

In Europa ed America guardare una persona direttamente negli occhi è in genere interpretato come indice di sincerità o affidabilità. In Asia e alcune parti di Africa e Caraibi è invece considerato un gesto di sfida, o di insubordinazione se rivolto ad individui che per età o  rango ci sono superiori. In Medio Oriente è considerato inappropriato tra persone del sesso opposto.

La mimica facciale

Diversi studi promuovono l’idea che le emozioni di base (disgusto, gioia, rabbia, paura, tristezza e sorpresa) si possano considerare universali, spontanee e innate.

Eppure, benché la loro esteriorizzazione sia condivisa e perlopiù riconoscibile, la cultura di appartenenza può influenzare sia la percezione dello stimolo di partenza (un ragazzino che non abbia mai visto il mare alla sua vista proverà stupore, uno cresciuto sulla costa probabilmente no), sia l’espressione dell’emozione (per esempio, “quanto” dolore sia opportuno mostrare ad un funerale – e come).

Mi è sempre rimasta impressa la spiegazione fornitaci dalla nostra insegnante di russo quando le confidammo che i commessi pietroburghesi ci sembravano alquanto sgarbati perché non sorridevano mai. Lei ci spiegò che, al contrario, sorridere solo per accattivarsi il cliente come si fa da noi in Europa è considerato ipocrita, quindi da evitare. Con l’occasione imparammo un detto: smech bez pričiny, priznak duračiny (equivalente di: il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi).

Vi capita mai di leggere un giornale e di sentirvi schiacciati dal peso della vostra crassa ignoranza? Se la risposta è sì, mi sento di dirvi che 1) in realtà state applicando una buona pratica socratica, 2) siete in buona compagnia.
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La postura

L’atteggiamento che assume il nostro corpo può comunicare apertura come chiusura, sicurezza o timore, sfrontatezza o umiltà. In alcuni casi, soprattutto nell’ambito professionale e politico, sarebbe bene tener conto anche di questi aspetti non-verbali per non rischiare di veicolare messaggi sbagliati: per esempio, in contesto arabo è considerato una mancanza di rispetto accavallare le gambe (qualche nostro politico ha commesso questa gaffe in passato e all’epoca fu fatto notare).

I gesti

Premetto che prima o poi farò un articolo a parte sull’argomento perché, in tutto il mio socratismo, avrei tantissime esperienze di vita vissuta da condividere!

In questo frangente mi limito ad osservare che lo stesso gesto in paesi diversi può avere differenti se non opposti significati (dall’annuire in Grecia, al simbolo della V con dito indice e medio in Inghilterra), che lo stesso concetto può venire veicolato con altri movimenti (vedi i gesti per indicare l’ubriachezza, o il numero 3 – Bastardi senza gloria docet) e che non tutti i gesti sono codificati in ogni cultura (sono anni che tento di esportare il “e mi lasci qui da solo come un broccolo?” – dai che sapete qual è! Dita unite verso l’alto e movimento rotatorio del polso).

Navigare a vista, a radar, a tentoni: basta che non ti schianti sull’iceberg

Per concludere, mi soffermerei ancora una volta sulla metafora dell’iceberg, che è particolarmente evocativa dell’idea dell’ “invisibile agli occhi”, tanto da spopolare nei meme riferiti agli ambiti più disparati. Ormai online si trovano infatti l’iceberg dell’insegnamento, quello della violenza di genere, quello dei social media, quello della rabbia, quello del successo… Che ci si voglia rifare a Saint-Exupéry, alla Bestia o ai proverbiali monaci e libri intabarrati in abiti e copertine, il messaggio fondamentale rimane che per non affondare bisogna considerare se stessi e gli altri nella propria interezza e magari tuffarsi insieme.

E voi, in quale iceberg possiamo trovarvi?

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Non mi posso firmare con le sole iniziali per ovvi riferimenti sanitari e la cosa mi ha sempre un po’ infastidito. Non mi piacciono i dogmi, le zanzare, il calcio quando non giocano miei amici, il minestrone, le calze, non vivere in un posto di mare, la trap, la fisica, la polemica sterile, qualsiasi temperatura sotto i 25°C, le zanzare, i prepotenti, l’Assassinio di Jesse James, le zanzare. Tutto il resto, volentieri!