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Il caso Aurora Leone: tra aggiornamenti e riflessioni

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Abbiamo visto come sui social sia esploso (giustamente) il caso di Aurora Leone, l’attrice dei The Jackal discriminata perché donna durante la cena con la Nazionale Cantanti per la Partita del Cuore del 25 maggio. Aggiornamenti e riflessioni a qualche giorno dall’episodio.
Il caso Aurora Leone: tra aggiornamenti e riflessioni

Abbiamo visto come sui social sia esploso (giustamente) il caso di Aurora Leone, l’attrice dei The Jackal discriminata perché donna durante la cena con la Nazionale Cantanti per la Partita del Cuore del 25 maggio. Aggiornamenti e riflessioni a qualche giorno dall’episodio.

Il sostegno dei cantanti

Una delle cose che ha fatto sollevare la bufera riguardo l’accaduto con Aurora Leone è stato che l’umiliazione della ragazza fosse avvenuta nella completa indifferenza dei presenti, ad eccezione di Ciro Priello, suo collega dei The Jackal. A questo proposito emblematica è stata la denuncia in stories di Fedez (déjà-vu?). 

In realtà i cantanti e i personaggi dello spettacolo presenti non hanno avuto modo di rendersi conto di cosa stesse accadendo. Sembra infatti che la maggior parte degli invitati si sia solo accorta di un’improvvisa discussione nella quale era difficile capire quale fosse il problema.

Tra le azioni più eclatanti per prendere le distanze dallo spiacevole, e surreale, episodio c’è stato il rifiuto di Eros Ramazzotti a scendere in campo il 25 maggio. Critiche invece per il capitano della Nazionale cantanti Enrico Ruggeri: durante l’intervista del Tg4, seppur annunciando di aver avviato un’inchiesta interna per far luce sulla questione  brandendo la maglietta che Aurora avrebbe dovuto indossare in campo, ha menzionato due indefiniti volontari come colpevoli di tutto il misfatto.

Le dimissioni

A pronunciare le famose parole «sei una donna, non puoi stare seduta qui, queste sono le nostre regole» però non era stato affatto un indefinito volontario, ma niente di meno che il Direttore Generale della Nazionale Cantanti, Gianluca Pecchini. Insomma, uno che nello spirito della serata (“no alla violenza sulle donne” stampato sulle mascherine) dovrebbe come minimo crederci.  

Così, scoppiato lo scandalo, Pecchini ha poi annunciato le dimissioni dichiarandosi responsabile per quanto è accaduto e di restare «in attesa di parlare personalmente con Aurora Leone». Una bella virata dalla prima dichiarazione nella quale attribuiva «arroganza, minacce, maleducazione e violenza verbale» ad Aurora e Ciro, il collega che aveva ammesso di essersi alterato nel difendere la ragazza durante la serata.

Da quando in qua le donne giocano a calcio?

Questa frase squarcia un filtro, quasi un  tabù, che avrebbe bisogno di maggiori ricerche ed approfondimenti. Le squadre femminili di calcio sono nascoste da una coltre di pregiudizi e cliché. Questo accade non solo per quanto riguarda il calcio, ma per la maggior parte degli sport di squadra nella versione femminile. 

Continuiamo a pensare che una donna non possa raggiungere i livelli di un uomo nell’ambito sportivo, che sia biologico, che guardare le squadre maschili sia più avvincente perché sono più forti, che delle donne che calciano un pallone siano poco attraenti e quindi non valga la pena di starle a guardare. Che se giochi a calcio e fai altre cose “da maschio” sei al 98% lesbica. E chiudo qui perché, come detto, questo è un argomento che merita degli studi: una frase del genere più che uno squarcio apre una voragine sulla nostra cultura maschilista.

I risultati della partita

A conti fatti, il risultato è che quest’anno ci sono state meno donazioni per la ricerca contro il cancro, lo scopo finale della Partita del Cuore. Aurora e i The Jackal, sin dalla prima stories di denuncia, hanno sempre sottolineato come l’accaduto non avrebbe dovuto distogliere l’attenzione da questo scopo benefico e quanto fosse importante donare nonostante tutto. Purtroppo invece è successo che molte persone si sono rivoltate contro l’attrice, tacciandola di “acchiappa followers”, tanto da rifiutarsi di donare pensando di fare una ripicca personale ad Aurora Leone. 

Sorvolando poi su chi ha sfruttato il caso mediatico per sottolineare la “pericolosità” del Ddl Zan (cioè capite, basterà un insulto sessista per essere messi alla gogna!?), è evidente come la società sia spaccata in due. 

Due squadre avversarie: la prima di chi comprende la gravità di certe azioni e si indigna, la seconda di chi considera dei guasta feste chiunque contrasti il diritto alla discriminazione. E la partita si gioca sempre sui social, luogo di incontro e scontro. 

La Partita del Cuore si è conclusa con la vittoria della Nazionale Cantanti 7 a 5, ma c’è da chiedersi, in questa vicenda ci sono veramente dei vincitori? Riflettiamoci.