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Limonov di Emmanuel Carrère

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Eduard Savenko, artisticamente conosciuto come Eduard Limonov, non è un personaggio inventato. È stato poeta, politico, icona di stile, mercenario, criminale e prigioniero. Considerato questo, ridurre l’intero libro ad una biografia significa ignorarne completamente il significato: Carrère non riporta semplicemente le gesta del suo protagonista, lui se ne innamora totalmente.

Lo ama perché non puoi fare altrimenti quando, ad un certo punto della vita, conosci un uomo che non si è mai piegato al compromesso, che è totalmente al di fuori dagli schemi e che emana un’aura di misticismo senza mai uscire dal suo vestito di arroganza.
Lo ama al punto di disegnare il mondo intorno a lui, facendogli compiere imprese forse mai successe, romanzandone altre.
Lo ama al punto di doversi fermare, ragionare su cosa stia effettivamente scrivendo, distaccarsene e ricominciare.

Per questi motivi la scrittura trascende il biografico ed il personale, sfociando nell’emotivo, costringendo il lettore a trovare nuovi confini dentro di sé, a tracciare linee coscienziali che possano distinguere il lecito dall’illecito, ciò che effettivamente è desiderabile da ciò che è soltanto un riflesso. Un libro che sfuma i concetti di giusto e sbagliato, bussando insistentemente alle porte della propria soggettività, non è un libro ignorabile.