Home La vie en rose Made in Colombia

Made in Colombia

554
0

Sembra essere nel bel mezzo del nulla; sembra richiamare, appena, l’attenzione di quei turisti distratti che sfrecciano con le loro 4×4 su quello sterrato che circonda tutto intorno un piccolo terreno, vicino Cartagena, Colombia. Sembra addirittura non esistere, essere un qualche cosa di evanescente, eppure al suo interno, in quei confini, stanno prendendo forma concretamente i sogni di 98 donne, di 98 vite provenienti dai tanti paesi affetti dalla guerra. Come un fuoco che brucia lento dopo che le fiamme sono diventate fumo e il fumo è svanito nell’aria, tutt’altro che rapidamente, queste donne abbandonarono tutto. Senza sapere perché divennero proprio in questi spazi delle disambientate, delle disorientate. Ognuna di loro racchiude una storia lacerata, un progetto di vita troncato da un conflitto armato, quel conflitto interno dal quale, da mezzo secolo, la Colombia è attanagliata, caratterizzato da una sistematica e generalizzata mancanza di rispetto per i diritti umani e del diritto internazionale umanitario; quello stesso conflitto armato che entrò nelle loro esistenze e indicò loro la via d’uscita; poi silenzio, buio, vuoto. Persero tutto.

Con l’aiuto di Patricia Guerrero e la sua organizzazione “Liga de mujeres desplatadas”, ripartirono. Si riunirono e si convinsero di avere una priorità, di dover condurre in quelle terre una vita degna. Così il progetto di “città” cominciò a prendere forma, ad assumere dei lineamenti sempre più tersi, più nitidi. L’obbiettivo: vivere. Il risultato: 100 case costruite (con bagno, cucina e camere) che presero il nome di “Ciudad de las mujeres”, la città delle donne. Donne di paesi diversi, di culture e credenze differenti e spesso divergenti che, tuttavia, riuscirono a trovare (individualmente) la forza di procedere e di stabilire (collettivamente) norme di convivenza in uno spazio nel quale volevano, pretendevano di sentirsi serene, di lavorare, di resistere, di ricominciare.

Nessun architetto. Nessuna ditta costruttrice o qualche soluzione moderna d’automazione per una casa intelligente. Ci son bastate 98 donne con voglia di fare e di farcela e la ciudad è venuta su. È in definitiva una piccola Colombia in miniatura, che riflette il peggio e il meglio di questo paese: il peggio, le conseguenze di un conflitto armato, 7 milioni di vittime; il meglio, i processi di lotta, dignità, resistenza generati contro la guerra, incarnati da donne. “Vogliamo dimostrare che organizzate è più difficile disintegrarci. Ci sentiremo totalmente riparate quando sapremo perché ci hanno reso straniere nel nostro stato”.