Si apre il processo alla fondatrice di Theranos, giovane ex-miliardaria che prometteva rivoluzionarie analisi da singola goccia di sangue mentendo a tutti.
Il successo di Theranos
Fondata nella prima metà degli anni 2000, è tra il 2014 e il 2015 che Theranos attira l’attenzione su di sé e sulla sua fondatrice, Elizabeth Holmes, che divenne la più celebrata startupper della Silicon Valley e paragonata a Steve Jobs. Un accostamento ricercato dalla stessa Holmes che su tutte le copertine era ritratta con un dolcevita nero – marchio di fabbrica del fondatore della Apple.
La promessa di Theranos era semplice: realizzare rapidamente una quantità enorme di analisi del sangue da una singola goccia, inserita in un apposito macchinario. Un’innovazione dirompente per il settore clinico. Successo assicurato per gli investitori.
Grazie a importanti connessioni del padre, riesce a tirare dentro al consiglio di amministrazione personaggi come l’ex Segretario di Stato USA Henry Kissinger, e un autorevole economista come George Schultz. Quasi 1 miliardo raccolto dai finanziatori, tra cui il magnate Rupert Murdoch, con un generoso investimento di 125 milioni di dollari.
La bolla è scoppiata
Tutto favoloso fino a quando la bolla scoppia grazie all’articolo del Wall Street Journal, che in un mese indaga tra documenti ed ex dipendenti.
Si scopre che Theranos è una bufala colossale – o propriamente truffa – congegnata senza troppo sforzo da una intraprendente ventenne. Risultati scientifici raggiunti, appalti col Pentagono per commesse militari, accordi con Pfizer e altre case farmaceutiche. Aveva sempre mentito.
Va detto che non ha fatto tutto da sola. Certo le bugie erano autentiche, ma la stampa ha fatto da cassa di risonanza, e mostrato quello che tutti desideravano. Una donna, giovane, di successo.
Elizabeth Holmes serviva allo scopo: vendere una bella storia da copertina sulle riviste più blasonate. C’erano tutti. Forbes l’ha indicata come “la più giovane self-made billionaire” con un patrimonio di 9 miliardi. Fortune, TIME, Inc. e altre riviste l’hanno glorificata sulla fiducia che Theranos avrebbe mantenuto la sua promessa. Così non è stato, e oggi rimane solo un processo con l’accusa di frode.

Fake it till you make it
Ci credeva davvero. Questa è la linea di difesa intrapresa fin dall’inizio e che manterrà durante il processo per convincere la giuria che le bugie raccontate in realtà, erano una verità alternativa.
Se solo avesse potuto proseguire con il suo progetto – ingannevole – avrebbe dimostrato la bontà del suo progetto. Una filosofia sfacciata che recita “Fake it till you make it” ovvero fingi finché non ci riesci.






