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L’atto e la grazia: Massimo Recalcati alla Sapienza di Roma

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Dal 30 settembre al 1° ottobre, il ciclo di tre seminari di Massimo Recalcati “La grazia e l’atto, da Lacan alle confessioni di Agostino”.
L’atto e la grazia: Massimo Recalcati alla Sapienza di Roma

Dal 30 settembre al 1° ottobre scorsi si è svolto a Roma presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Sapienza di Roma il ciclo di tre seminari di Massimo Recalcati dal titolo “La grazia e l’atto, da Lacan alle confessioni di Agostino”.

In presenza: quella che la psicoanalisi richiede, come la fede entrambe accomunate dalla necessità del luogo – la Chiesa e il Setting – e di figure simboliche poste ad incarnare l’Altro e la religione

Perché Lacan ed Agostino? Recalcati ci riporta un frammento di una confidenza fatta da Lacan a Lovanio: “Ho iniziato a leggere Agostino in adolescenza e non ho mai smesso”. 

Seminario XV: “L’atto psicoanalitico”

Inizia così la traiettoria seguita dallo Psicoanalista Massimo Recalcati, muovendo i primi passi dal Seminario XV°: “L’atto psicoanalitico” (Jacques Lacan) in cui viene trattata la questione del “come ci si salva?”. Con l’iniziativa della nostra volontà, concetto quello volitivo che vedrà la sua dissolvenza quando l’inconscio prenderà la forma di esperienza. Prima ancora, come ogni volta in cui si tratta una questione psicoanalitica, è necessario tornare a Freud, il quale sul tema ebbe da dire in psicopatologia dell’uomo religioso, il disagio della civiltà e l’avvenire di un’illusione.

Citando il padre ,viene tracciato il primo punto fondamentale in questa conferenza, ovvero la prospettiva di regressione infantile e idealizzazione del padre, al contempo timore di esso: questa potremmo dire è la postura del religioso che, come un infante, mette al posto del padre l’idea e il timore.

La seconda asserzione che Recalcati descrive è legata alla religione come delirio dell’umanità: di fatto il delirio è una costruzione organizzata di una realtà che rimedia all’incontro con il Reale, che è sempre doloroso. 

L’altro punto fondamentale inscrive la religione come una sorta di nevrosi ossessiva in cui vi è la ripetizione di pratiche riparative volte alla riduzione dell’angoscia, Lacan stesso definì l’ossessione come un riparo dalla morte: l’ossessivo infatti, fa esistere l’Onnipotente perché vuole liberarsi dalla possibilità di essere libero. Egli sceglie un padrone che al suo posto decida, così come la devozione – tratto primario dell’ossessivo – dà vita ad un padrone che lo solleva dalla responsabilità soggettiva della propria libertà. Infine, l’ossessivo si sottomette al padrone in attesa che egli sia fatto fuori.

Seminario VII: “L’etica della psicoanalisi”

Grazie a questo seminario viene introdotto il concetto di sublimazione: soggetta ad una tripartizione lacaniana, viene suddivisa in scientifica, artistica e religiosa.  Partendo dal presupposto che i saperi sono modi di sublimare, possiamo definire la sublimazione come il destino della pulsione, mantenendone la forza. La sublimazione scientifica tende ad otturare: rispondendo a domande, satura il campo del domandarsi e riempie il vuoto otturandolo. La sublimazione nel campo artistico invece, consente una rappresentazione simbolica all’eccesso, al non rappresentabile. Infine, il discorso religioso consente l’evitamento con il reale. Sublimare è quindi un modo di incontrare il Reale e farne qualcosa: Agostino potremmo dire che immette il Reale all’interno delle confessioni, non otturando né evitando, ma costruendone così un incontro. 

La parola e l’atto

Nella parola analitica si gioca un’esperienza di rivelazione, consentendo l’esistenza delle cose: la parola si definisce piena quando è atto, quando cioè trasforma qualcosa. La parola si veste di atto e quindi assume potere trasformativo quando viene sottoposta al taglio dell’analista: è quindi l’analista a determinare il cambiamento costituendo un prima e un dopo. Non a caso secondo Lacan, in psicoanalisi la relazione con il Padre istituisce la possibilità di relazione con gli altri esseri umani, ne determina il senso (Seminario lll°). Di fatto è a partire dal figlio che esiste il padre o per dirla in altro modo, una maniera di intendere il padre è a partire dal figlio. 

Legge

“L’amore è la sola possibilità di far emergere il desiderio al godimento”, desiderio che determina uno scarto, un resto: quel resto è il fondamento della psicoanalisi. 

Il desiderio si declina in diversi modi lacanianamente parlando: desiderio dell’altro, desiderio d’altro, desiderio dell’altrove. Agostino disse che è proprio il desiderio d’altro che porta alla rovina della vita, poiché conduce all’inseguimento dell’oggetto conducendo alla ripetizione della mancanza.

Grazia 

L’attualità non mostra avvenire del discorso religioso, poiché esiste lo sbarramento del discorso scientifico, che occulta la possibilità di interrogare e porre in questione. Il discorso religioso postula la possibilità di arricchire la dimensione del senso, fronteggiando l’annichilimento moderno. 

La grazia, quindi, spariglia l’ordine costituito dal senso. In fondo, a partire da Freud si vedono i primi passi per quanto appena affermato: “Dov’era l’Es (pulsione), l’Io deve avvenire”. La finalità dell’esperienza analitica è governare la pulsione, disciplinando l’eccesso di Es. Lacan riprese Freud, affermando che l’Io deve avvenire dov’è Es, ovvero dove vi è un’eccedenza di pulsione come nei casi di tossicomania o bulimia. 

Atto

Nel seminario VII Lacan scrive circa la tecnica psicoanalitica: “..Se volete avere delle tecniche psicoanalitiche non rifatevi al discorso universitario, ma al concetto di grazia”: la psicoanalisi non cura, cerca la verità ed è la possibilità del soggetto di ri-partire.

L’atto analitico non è un fare, non passa attraverso il moto: l’atto analitico è inaudito, e cioè è come ogni incontro determinato da una contingenza che determina la trasformazione. Infine, l’atto analitico è l’origine del nuovo che, come ogni colpo, determina una differenza, e come ogni melodia la sua organicità è costituita da singoli colpi che battono e singolarmente contribuiscono al nuovo, inedito.

Desiderio

Infine, il Prof. Recalcati cita il concetto di desiderio, inserendolo all’interno della magia che l’introduzione del soggetto nel suo ordine, a convertire non è il soggetto ma la sua pulsione. Il desiderio chiama sempre in causa l’altro: e qui Lacan nel Seminario VI parla del fine analisi, definendola la disperazione tragica, la modalità con cui il soggetto esperisce la sua questione che lo addolora. L’analisi finisce quando il soggetto giunge al significante primordiale, costituito dall’altro, a cui egli è assoggettato e di cui soffre.