Home Business La vita secondo Kim, il più ricco della Corea

La vita secondo Kim, il più ricco della Corea

534
0
Lui però, si chiama Kim Beom-su, fondatore di Kakao, uno dei maggiori gruppi industriali coreani. L’uomo più ricco della Corea del Sud.
La vita secondo Kim, il più ricco della Corea

A sud della penisola coreana, tutti lo conoscono come Brian, soprannome con cui si rivolgono a lui i suoi dipendenti. Lui però, si chiama Kim Beom-su, fondatore di Kakao, uno dei maggiori gruppi industriali coreani. L’uomo più ricco della Corea del Sud.


La sua storia per certi versi, ricorda quella di un altro magnate della tecnologia orientale dalle umili origini, il fondatore del gruppo Alibaba, Jack Ma. Kim però è più fortunato – sebbene un tantino meno miliardario del collega cinese – poiché meno soggetto agli umori del partito unico di governo, quindi più libero di dettare le regole in casa propria.

Questa casa si chiama Kakao e no, non è un gruppo industriale dolciario, bensì la società tecnologica che gestisce la più utilizzata app di instant messaging in Corea e nel solo. Nel 2020 il fatturato era 3.5 miliardi di dollari, consentendo oggi al suo fondatore di avere un patrimonio personale di 15 miliardi.

Life of Brian (Kim)

Nato da una famiglia operaia con educazione elementare, in uno dei quartieri più poveri di Seul. Eppure Kim si è laureato pagando la retta con le ripetizioni e saltando pasti per risparmiare. Grandi sacrifici che lo hanno portato lontano. Se paragoniamo la sua storia a quella di tanti altri miliardari self-made con umili origini, potremmo non stupirci che un talento del genere ce l’abbia fatta. 

Ma la sua posizione geografica, nella penisola sudcoreana appunto, racconta una storia diversa dalle altre. Quelle storie che solitamente leggiamo e ascoltiamo nascono negli Stati Uniti o in Cina. Nella Corea del Sud, la ricchezza è concentrata in pochi gruppi industriali a trazione famigliare: Chaebol.

Chaebol, l’economia del “clan”

Perché sembra così anomalo che un cittadino sudcoreano di umili origini ce l’abbia fatta? La storia del Paese mostra come negli anni ‘60 per rilanciare l’economia il governo militare favorì la nascita di grossi gruppi conglomerati, secondo principi di lealtà e integrità ideologica.

Dall’industria pesante, si espansero via via in altri settori, cementando potere e influenza nel Paese. Il termine Chaebol è derivato infatti dall’unione di jae (ricchezza) e bol (clan). Lo Stato elargiva prestiti e finanziava le imprese per sviluppare le loro attività imprenditoriali. Ma come è facile intuire, questi vantaggi erano appannaggio di gruppi ristretti – veri e propri clan – che avevano il controllo dei più grossi conglomerati.

Dunque, la possibilità di realizzare la propria scalata sociale era limitata dall’appartenenza a questi clan. Basti pensare che ancora pochi anni fa, secondo Stratford, il 77% dell’economia sudcoreana era appannaggio dei Chaebol.

Samsung, caffè e videogame 

Kim inizia la sua carriera alla Samsung, gigante tecnologico sudcoreano. Nel 1992 inizia come ingegnere software sviluppando un sistema di comunicazione online. Cinque anni più tardi dice addio per aprire un internet caffè, Mission No. 1, che diverrà il più grande della Corea del Sud.

Alla fine degli anni ‘90 la sua fame di fare impresa lo spinge a lanciarsi nel mercato dei videogiochi con Hangame: il primo portale internet per videogiocatori. Pescava il suo pubblico proprio in quegli internet caffè che aveva promosso in tutto il Paese. In cinque mesi raccolse 10 milioni di utenti.

Sbarco in Silicon Valley

Nasce nel 2000 NHN – Next Human Network – dalla fusione tra Hangame e il motore di ricerca Never. Pochi anni più tardi cerca di espandersi negli Stati Uniti e approda nella Silicon Valley. Ma le cose non vanno come previsto. Abbandona la società e comincia un periodo di riflessione su se stesso. In quel periodo scopre la poesia What Is Success? 

… Lasciare il mondo un pochino migliore, si tratti di un bambino guarito,

di un’aiuola o del riscatto da una condizione sociale;

sapere che anche una sola esistenza è stata più lieta

per il fatto che tu sei esistito.

Questo è avere successo.

Questo incontro con la poesia lo porta a riflettere sul futuro e decide di aderire alla campagna The Giving Pledge assieme a Gates, Buffett e altri 200 che si impegnano a donare in beneficenza almeno metà del loro patrimonio

L’avvento delle app

Siamo a metà del 2000 e le telecomunicazioni stanno per accogliere una delle più grandi innovazioni dopo internet. Lo smartphone di Steve Jobs viene presentato al pubblico. Kim ne resta folgorato e immagina già un futuro legato a quel piccolo strumento. 

Kim era nel posto giusto al momento giusto e alimentò la sua fame di fare impresa mettendo in piedi un team di sviluppo di applicazioni. Due anni più tardi, quando in Corea del Sud arriva l’iPhone, era pronto a raccogliere il successo che le app avrebbero ricevuto da quel momento in avanti.

Nasce KakaoTalk

Nel 2010 avviene il lancio dell’applicazione di messaggistica istantanea più diffusa in Corea, tanto da raggiungere una quota di mercato vicina al 95% con circa 45 milioni di utenti. Il successo è inarrestabile, e continua a macinare successi in svariati settori: eCommerce, servizi finanziari, mappe. Ora Kakako è tra le Chaebol al pari di Samsung.

Con 65 miliardi di capitalizzazione, Kakako è il quinto conglomerato della Corea del Sud e Kim Beom-su è ora ufficialmente l’uomo più ricco. Un patrimonio di quasi 15 miliardi di dollari interamente costruito dal nulla. La sfida adesso è ai colossi tecnologici di USA e Cina, può creare un ecosistema come WeChat e sfidare Amazon e Microsoft.

Billionaire self-made (in Korea)

C’è da supporre che la Corea del Sud sfornerà nuovi miliardari venuti dal nulla, non appartenenti a Chaebol. Il Paese ha avuto la migliore risposta alla pandemia, con una contrazione del PIL dell’1% appena nel 2020: su 12 unicorni coreani – valutate oltre 1 miliardo di dollari – 6 startup si preparano alla quotazione in borsa. E per la prima volta su Forbes, da quando stila la classifica dei miliardari in Sud Corea, nel 2021 con Kim c’è in vetta alla classifica un self-made billionaire.