Home News Gender gap: Barbie e STEM (no, non è il nuovo Ken)

Gender gap: Barbie e STEM (no, non è il nuovo Ken)

704
0
Se anche Barbie nel 2018 ha lanciato il Dream Gap Project, la campagna per favorire l’ingresso delle donne nei percorsi STEM (ovvero Science, Technology, Engineering and Mathematics) vuol dire che il problema del gender gap in questo settore è proprio bello grosso.
Gender gap: Barbie e STEM (no, non è il nuovo Ken)

Se anche Barbie nel 2018 ha lanciato il Dream Gap Project, la campagna per favorire l’ingresso delle donne nei percorsi STEM (ovvero Science, Technology, Engineering and Mathematics) vuol dire che il problema del gender gap in questo settore è proprio bello grosso.

Cosa sono i percorsi STEM

Negli ultimi anni si è sentito spesso parlare di STEM, soprattutto nel mondo dell’educazione. Ma di cosa si tratta? L’acronimo deriva dai termini inglesi Science, Technology, Engineering and Mathematics (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) e si usa per identificare le materie e i percorsi di studio dell’ambito scientifico-tecnologico. 

A seguito della conferenza della National Science Foundation dei primi anni 2000, il termine si è diffuso prima nel settore prettamente scolastico fino a diventare di uso comune anche per quel che riguarda il mondo del lavoro: la nostra società punta a diventare sempre più tecnologica e digitale, per questo le professioni legate a queste discipline sono, e continueranno ad essere, le più richieste.

Dream Gap Project

Con Dream Gap si descrive il fenomeno per il quale le giovani ragazze, a causa di costruzioni e credenze sociali, tendono ad essere considerate e considerarsi, di conseguenza, meno  valide rispetto agli uomini in alcuni ambiti professionali. Questa espressione è stata coniata dalla americana Mattel, l’azienda di giochi che ha inventato Barbie. Sì lei, la bambola più venduta al mondo, modello “femminile” e  di “femminilità” per generazioni di bambine dal 1956.

Se anche Barbie nel 2018 ha lanciato il Dream Gap Project, la campagna per favorire l’ingresso delle donne nei percorsi STEM (ovvero Science, Technology, Engineering and Mathematics) vuol dire che il problema del gender gap in questo settore è proprio bello grosso.
Gender gap: Barbie e STEM (no, non è il nuovo Ken)

Ed è proprio per mandare il messaggio forte e chiaro che la Mattel nel 2018 ha lanciato il Dream Gap Project (qui il tenerissimo video) tramite il brand Barbie, partendo da un dato cruciale: all’età di cinque anni le bambine smettono di sognare di diventare presidenti, scienziate o astronaute. Sembra quindi che ci sia una connessione tra l’entrata nell’età scolare e il calo di interesse verso le materie scientifico-tecnologiche delle bambine. Possibile conseguenza di erronee convinzioni per le quali esistano materie più adatte alle femmine che ai maschi? 

Partendo dal concetto di gender gap, ovvero la preponderante presenza di uomini in un ambito rispetto a quello delle donne, attraverso il Dream Gap Project Barbie cerca di contrastare il processo culturale che limita le ragazze indirizzandole in percorsi non-STEM. Come? Proponendo contenuti stimolanti e ad alto impatto formativo sul proprio canale YouTube e mostrando come modelli donne “che ce l’hanno fatta” per infondere alle bambine fiducia nelle proprie capacità. 

STEM e gender gap in Italia

Il gap ovviamente si riflette anche nella scelta del percorso universitario: per quanto riguarda l’Italia, lo studio dell’Osservatorio Talents Venture insieme al progetto STEAMiamoci di Assolombarda ha messo in risalto la sproporzione tra il numero di uomini iscritti rispetto a quello delle donne nei corsi di laurea STEM per l’anno 2020. 

Dal report risulta che il 55% degli iscritti all’università sono donne, ma che solamente il 18% frequenta un percorso STEM.

Se anche Barbie nel 2018 ha lanciato il Dream Gap Project, la campagna per favorire l’ingresso delle donne nei percorsi STEM (ovvero Science, Technology, Engineering and Mathematics) vuol dire che il problema del gender gap in questo settore è proprio bello grosso.
Gender gap: Barbie e STEM (no, non è il nuovo Ken)

Prendendo in esame gli iscritti in percorsi STEM si vede come gli uomini rappresentano il 63% a fronte del 37% delle iscritte. Dato ancora più significativo se si considera anche la maggiore velocità con cui è cresciuto il numero dei ragazzi che ha scelto una facoltà STEM nell’ultimo anno rispetto a quello delle ragazze.

Se anche Barbie nel 2018 ha lanciato il Dream Gap Project, la campagna per favorire l’ingresso delle donne nei percorsi STEM (ovvero Science, Technology, Engineering and Mathematics) vuol dire che il problema del gender gap in questo settore è proprio bello grosso.
Gender gap: Barbie e STEM (no, non è il nuovo Ken)

Ma non tutte le discipline STEM sono uguali: l’analisi precisa che le donne sono presenti in modo maggioritario nel gruppo sanitario e paramedico (71%), il gruppo geo-biologico e biotecnologie (65%), il gruppo chimico-farmaceutico (56%) e nei corsi legati all’architettura (56%). I gap principali si incontrano invece in tutte le facoltà di ingegneria e nel gruppo scientifico, matematico e fisico.

Da notare è che, anche nei gruppi di studio dove il divario è ancora ampio, la media dei voti delle studentesse è leggermente superiore (107,3) rispetto a quella degli uomini (106,4), trend che si conferma stabilmente di anno in anno.

Eppure a un maggior merito accademico non corrisponde un maggior riconoscimento nel mondo del lavoro.

Gender gap nel mondo del lavoro italiano

I risultati della ricerca evidenziano come, ad un anno dalla laurea, gli uomini laureati in discipline STEM con un lavoro sono, anche qui, in maggioranza (il 91% a fronte dell’89% delle donne). La differenza però non riguarda solo il tasso di occupazione bensì anche l’ammontare della busta paga. Se la retribuzione media degli uomini corrisponde alla cifra di circa € 1.500, quella della controparte femminile ammonta a circa € 1.400. Si parla quindi del 7% in meno ogni mese, diseguaglianza che purtroppo non riguarda esclusivamente le professioniste del settore STEM, ma che colpisce in generale le donne nel mondo del lavoro.

Nel nostro Paese, secondo il  Gender Gap Report del 2021, i cambiamenti che ci sono stati per colmare questa disparità negli ultimi cinque anni sono stati pochi, oltre che lenti. La situazione  già prima dell’arrivo della pandemia non era delle migliori: il gender gap nell’ambito della partecipazione economica attualmente ci vede ultimi per quanto riguarda l’Europa occidentale e al 114esimo posto (su 156) a livello globale. 

Considerando che la pandemia da Covid-19 sta avendo gravi ripercussioni sulle lavoratrici, che le professioni STEM saranno sempre più richieste in futuro e che le iscritte in tali ambiti sono ancora troppo poche, è evidente come il gender gap sia una questione molto seria. Con questi dati alla mano, possiamo davvero ancora permetterci di considerare sminuenti le desinenze al femminile di alcune professioni? Sembra proprio il caso di dire che non sia più tempo di “pettinare le bambole”.