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Domaine Labet: quando storia, sapienza e terroir fanno innamorare

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Essenza della Francia, di generazione in generazione
Domaine Labet: quando storia, sapienza e terroir fanno innamorare

Essenza della Francia, di generazione in generazione

Sud-Revermont, Jura, Francia: è qui che Domaine Labet trasforma i vini tipici di questa zona – due nomi che risuonano forti e chiari nelle nostre orecchie, Chardonnay e Savagnin – in ben più di ciò che potremmo aspettarci da queste uve. Piccola azienda a conduzione familiare nata nel 1974 dalla passione e dall’intraprendenza di Josie e Alain Labet, Domaine Labet è oggi tutto ciò che ogni “semplice” e modesta cantina aspira a diventare: una vera e propria officina di creatività. Passata nelle mani dei tre figli Julien, Romain e Charlin, sapientemente istruiti dal grande Alain. Un maestro che, come spesso accade quando la tradizione viene tramandata non solo con scienza ma anche e soprattutto con cuore e genio, gli allievi hanno ormai superato. Ma qui, non è una gara a chi ci è riuscito meglio: qui, l’unione fa la forza.

Tra terroir ed ecosostenibilità

Rispetto del territorio: una frase fatta? Ai Labet, però, quest’etichetta si applica alla perfezione. I vigneti di Labet sono pionieristici in questo senso: dagli ormai lontani anni ’70, le uve vengono coltivate in biologico, una tecnica che all’epoca a malapena si sentiva nominare. Minimo utilizzo di chimici, estrema cura dell’ambiente locale: e questo avviene malgrado una natura selvaggia e ostica, perché il terreno è costituito per lo più da rocce marne. Un terreno difficile da lavorare e che impone grossi limiti tecnici, ma che ai vini di cui è padre è in grado di conferire caratteristiche e un carattere unici. Ed è la maggior “freschezza” della generazione successiva di Alain ad aver messo l’unicità del terroir e il suo rispetto in cima alla lista delle priorità: dal biologico, oggi Julien (forse il più appassionato) si converte al naturale, sostituendo all’uso di erbicidi il diserbo meccanico. In questo, c’è del magico: delle uve ormai 70enni, vengono trattate da mani giovani e valorizzate da menti moderne, improntate all’ecosostenibilità.

Call it magic: vini unici, emozioni irripetibili

La magia vera, però, è nei gialli brillanti, negli odori inebrianti ma mai invadenti, nei sapori densi e profondi che sanno convivere con la freschezza e la sapidità tipici di uno Chardonnay o di un Savagnin dello Jura. I bianchi di Labet sono ricchi di note minerali, al primo sorso apparentemente leggeri, come una carezza. Una carezza non troppo dolce. Una carezza passionale, come quella data da un compagno complice e ardente, e non da un genitore: perché il primo sorso è seguito da un inatteso turbine di sensazioni diverse, mordenti ma mai contrastanti. Anzi, in perfetto equilibrio tra loro. Perché la zona è calcarea e la mineralità è ciò che più ne contraddistingue i vini, ma l’invecchiamento in barrique alla maniera della vicina Borgogna fa sì che quei vini, solo apparentemente beverini e “soft”, diventino complessi, sofisticati e attraenti. La noia, insomma, non fa per la famiglia di Josie e Alain, che oltre a dei figli modello hanno dato vita a una tradizione non tradizionale, a una storia solida ma non troppo lineare, a prodotti non riproducibili.

Da non perdere

Chiudiamo con i due vini che, a nostro parere più degli altri, incarnano questo geniale connubio di tradizione e innovazione. 

  1. Fleur de Savagnin “En Chalasse” 2018 – Ottenuto dagli omonimi vitigni autoctoni jaune e vert e maturato in barrique, quest’opera d’arte enologica rivela già alla vista una spiccata eleganza. Il giallo paglierino carico è coerente con gli odori di frutta gialla matura e le note burrose e tostate, che lo rendono un vino dal carattere deciso. Un carattere che, però, si schiude davvero al momento del contatto con la lingua: il sorso caldo e accogliente, quasi impertinente, viene “pulito” da una freschezza e da una sapidità sferzanti, che fanno venir voglia di buttarne giù un’intera bottiglia. 
  2. Chardonnay “La Reine” 2016Giallo dorato acceso, il colore non tradisce la personalità prorompente di questo vino: potente e corposo, dagli aromi evoluti e complessi di agrumi e frutta secca e dal gusto morbido, ampio, caldo, speziato e di lunga persistenza. L’assaggio, insomma, è di grande impatto e lascia stupefatti. Altro che Chardonnay! L’affinamento in barrique conferisce a questa seconda opera d’arte un carattere simile a un rosso tondo e morbido, dai tannini eleganti e dalle sfumature profonde.

Grazie, grazie, grazie, famiglia Labet!