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LVMH: il capolavoro di Bernard Arnault

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Il lusso continua ad affascinare le menti dei consumatori di tutto il mondo. Ecco la storia del più grande conglomerato di lusso al mondo: LVMH
LVMH: il capolavoro di Bernard Arnault

Aspirazione di molti e proprietà di pochi: il lusso continua, oggi più che mai, ad affascinare le menti dei consumatori di tutto il mondo. 

Dietro celebri nomi come Louis Vuitton, Guerlain, Givenchy e Bulgari troviamo la regia del più grande conglomerato di lusso al mondo, proprietario di 75 marchi in 7 settori diversi (moda, gioielli, orologi, vini e liquori, editoria, distribuzione e alberghi).

Quale è la storia di LVMH?

La nascita di un colosso

Nel 1987 due aziende familiari decidono di unire le forze.

Una era Louis Vuitton, un’impresa specializzata in accessori di moda che, nella prima metà degli anni ’80, aveva sperimentato una rapida crescita grazie soprattutto all’aumento delle vendite nel mercato asiatico.

L’altra era Moët Hennessy, un gruppo nato nel 1971 dalla fusione tra produttori di champagne (Moët & Chandon) e Cognac (Hennessy).

Nasce, così, Louis Vuitton Moët Hennessy.

I proprietari delle due aziende erano riusciti a mantenere il controllo di LVMH attraverso quote azionarie con speciali diritto di voto.

Tuttavia, nel 1989 il rapporto sempre più conflittuale tra gli amministratori delegati di Louis Vuitton e di Moët-Hennessy, ha dato a Bernard Arnault, al tempo azionista di minoranza, l’opportunità di prendere il controllo del gruppo, grazie all’acquisizione delle azioni di Henri Racamier, CEO di Louis Vuitton.

Il lusso continua ad affascinare le menti dei consumatori di tutto il mondo. Ecco la storia del più grande conglomerato di lusso al mondo: LVMH
LVMH: il capolavoro di Bernard Arnault

Bernard Arnault: l’artefice di un impero.

Oggi Bernard Arnault, con un patrimonio di 181.7 miliardi di dollari, è la terza persona più ricca al mondo.

La sua storia comincia nel 1985 quando, all’età di 36 anni, decide di investire la piccola fortuna guadagnata dal padre nel settore edilizio per acquistare (al prezzo di 15 milioni di dollari) la maison Christian Dior.

Da allora Bernard Arnault è riuscito, grazie alle numerose acquisizioni strategiche, a plasmare il più grande conglomerato di lusso del mondo.

LVMH è stata creata dalla fusione di un gran numero di piccole imprese, generalmente indipendenti e a conduzione familiare. Molte delle società originali, al momento dell’acquisizione, erano marchi forti che esistevano da diversi decenni ma che non possedevano le risorse finanziarie necessarie per crescere sul mercato globale.

Per gestire un tale numero di aziende occorreva una profonda conoscenza in materia di gestione e finanza. Pertanto, le capacità organizzative sono state, e restano ancora oggi, al centro della competitività di LVMH.

In questo senso, Bernard Arnault è, usando le sue stesse parole, un creatore: l’amministratore delegato è stato, infatti, in grado di costruire un nuovo tipo di impresa nel settore del lusso e della moda.

È difficile da immaginare, date le dimensioni del colosso, ma LVMH è un’azienda a conduzione familiare. Frédéric, Delphine, Antoine e Alexandre, quattro dei cinque figli di Arnault, lavorano oggi negli angoli dell’impero creato dal padre.

Il lusso continua ad affascinare le menti dei consumatori di tutto il mondo. Ecco la storia del più grande conglomerato di lusso al mondo: LVMH
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L’internalizzazione

Nel 1991, il 66,8% della forza lavoro di LVMH era impiegata in Francia.

Negli anni ’90 il gruppo inizia ad acquisire un grande numero di aziende, molte delle quali non erano francesi. Per esempio, entrarono a far parte del conglomerato il giapponese Kenzo (1993), l’italiano Berlutti (1996) e la spagnola Loewe (1996); nel settore dei profumi e dei cosmetici, LVMH si fuse con Guerlain (1994).

La conseguenza di queste acquisizioni? Il patrimonio dell’azienda quadruplicò, passando da 4,8 miliardi di euro nel 1989 a 20,7 miliardi nel 1999.

Da allora LVMH ha continuato la sua espansione internazionale nel settore del lusso e la percentuale di impiegati localizzati in Francia è costantemente diminuita, fino a raggiungere solo il 18% del totale.

La resilienza del gruppo: dal crollo della Lehman Brothers al 2020

Con 44,7 miliardi di ricavi e 150 mila dipendenti, LVMH è uno sconcertante successo finanziario che ha dimostrato negli anni una forte resistenza alle avversità.

Nel 2008, la crisi finanziaria colpì anche il conglomerato: la capitalizzazione di mercato di LVMH scese da 40,5 miliardi di euro alla fine del 2007 a soli 23,4 miliardi l’anno successivo. Nel 2015, tuttavia, la capitalizzazione (giunta a € 73,6 miliardi) aveva già superato di molto i numeri pre-crisi.

Una risposta alla crisi ancor più fulminea è arrivata nel 2021, con i numeri del primo trimestre: 14 miliardi di euro di fatturato, superiore dell’8% (a perimetro e tassi di cambio costanti) rispetto al 2019.

L’Asia, che già nel 2020 ha consentito di attutire la caduta, rimane anche quest’anno una forza trainante: LVMH ha registrato nell’area un aumento delle vendite dell’86% rispetto al 2020.

Il mercato europeo ha stupito per la sua resistenza nonostante il susseguirsi delle restrizioni sanitarie.

Secondo Thomas Chauvet, analista di Citigroup: “il trasferimento sui prodotti di lusso delle spese per viaggi, cene, gite culturali che non si possono fare è stato un trend già osservato nella seconda metà del 2020″.

Insomma, la crisi per LVMH è già passata. Nel gennaio 2021, il gruppo ha concluso un difficile accordo con il gioielliere americano Tiffany & Co: per 15,8 miliardi di dollari viene considerata la più grande acquisizione di un marchio di lusso di sempre.

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