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Come il mare, la donna

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Che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso: e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.

Scriveva così Eugenio Montale nel 1924, la pensa così oggi Elham Asghari, atleta iraniana trentaduenne che ha stabilito il record iraniano di nuoto in mare aperto a largo di Noshar, nel Mar Caspio. Ha percorso 20 chilometri in meno di sei ore. Lo ha fatto indossando “un’uniforme da astronauta”, come l’ha definita lei stessa: un costume formato da una muta da sub e una cuffia, coperte da un camicione lungo fino ai piedi e un foulard che le avvolgeva la testa. Nonostante questa armatura, per le autorità sportive iraniane, quel costume è risultato essere ancora troppo audace: “Le caratteristiche femminili del suo corpo erano visibili quando è uscita dall’acqua”. Come se avere un corpo femminile fosse una vergogna, come se posto sotto una muta, una tunica e un velo, seppure bagnati, fosse realmente possibile distinguere delle forme femminili. Di qui, son saltate fuori tante di quelle polemiche, le quali in sostanza son tutte scuse, secondo cui una vittoria al femminile non può essere riconosciuta; ma diventa discriminazione. Elham non ha ancora ricevuto il suo riconoscimento perché questo non è stato ancora registrato.

Stanca di essere quella che non è, decisa a far valere la propria fortuna di esser donna e a ripulire la sua persona da tutta questa lordura, Elham lotta e in un video che ha postato su YouTube, mentre nuota, rivendica il diritto di poter dominare l’acqua a furia di bracciate, anche per la donna. È questa una dimostrazione significativa perché arriva da un Paese in cui le donne possono nuotare solo in piscine pubbliche, in giorni consentiti, dove i loro costumi non sono altro che i quotidiani hijab e le atlete professioniste possono partecipare soltanto a gare entro i confini del proprio Paese. Ascoltando e poi raccontando la storia di Elham Asghari, sembra di dar voce ad una piccola rivoluzione che non è più personale ma diventa di qualunque donna iraniana e non che nel mondo risente della disparità in ragione del proprio sesso.

La prima cosa che si può fare per porre rimedio a questa storia e aiutare Elham, è raccontare. La sola cosa che si può dire a tutte le donne che subiscono discriminazioni è riprendere le parole di un grande Hemingway e saldarle nella loro testa:

Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei.