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Psicoanalisi online?

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Analisi online? Non se ne parla. Vediamo insieme perché la psicoanalisi e internet non godono di buona salute quando messi insieme.
Psicoanalisi online?

Che l’analisi si possa praticare online è fuori discussione, ciò che ci si dovrebbe domandare è se “lo stare al passo con i tempi” non appartenga ad un modus operandi capitalista in cui la “velocità” della seduta è analoga alla velocità del consumo del soggetto moderno famelico di un sapere vuoto.

Lo psicanalista ha un corpo, così come l’analizzante (per esser lacaniani precisi) e questi frammenti di reale, cioè il reale del corpo, non si possono ridurre all’interno di un meccanismo di connessione come il computer e la sua bidimensionalità. 

Perchè?

Beh, sarebbe sufficiente pensare che l’analista robusto, quella con gli occhiali o lo smalto bordeaux, la barba e il gesto di accarezzamento durante la seduta, il tacco della scarpa francese che qualche analista amabilmente indossa al di là della stagione, non si possono raffigurare nello schermo. 

La concezione di cura non cambia con il tempo che scorre in termini strumentali, ma prende il senso della cornice storico temporale in cui si sviluppa, come il sintomo, che parla la lingua dell’epoca, del soggetto che lo abita e della sua significazione all’interno di una seduta. 

La psicoanalisi e internet non godono di buona salute quando messi insieme, ma hanno un rapporto costituito dalla motricità. Di fatto, molti articoli, casi clinici, riviste e perle del mondo psicoanalitico appartengono alla carta e ai pochi che la detengono; potremmo dire che la psicoanalisi poco frequenta le strade facilmente cliccabili del mondo web. Tuttavia non finisce qui la possibilità che il portale del prêt-à-porter si possa relazionare con la psicologia. 

Psicoanalisi e Pandemia 

Veniamo da un tempo pandemico, o più correttamente siamo in tale tempo con alcuni spiragli di luce e aria che ci è consentito prendere: l’analista e l’analizzante  fanno un walzer dunque tra il divano quando la casa è libera da moglie-marito-inquilini-figli, la macchina parcheggiata dal vicino di casa che se ci incontrasse presumibilmente parlerebbe del vaccino o della DAD, interrompendo il sogno che con non poche distrazioni il paziente cerca di mettere a fuoco in analisi, disurbato dal rumore delle auto adiacenti o dagli uccellini che svolazzano davanti al parabrezza. L’analista nel suo corpo umano, seppur con il sembiante mo(r)d(/t)ificato dal 2.0 ha invece il problema del citofono che suona perchè ha ordinato dei libri dovendo rinunciare alla tanto amata pratica di passeggio per librerie del centro storico, in cui potersi un po’ alienare sfogliando testi che con dovizia e calma acquisterà per la sua pratica clinica. Arreso e assoggettato al click dell’acquisto online, non gli resta che immaginare il profumo della carta, lo spessore della stampa e il colore della casa editrice che conosce a memoria, ma ogni volta con ghigno ammira compiaciuto in attesa alla cassa.

Cambia-mento

La pandemia ha dato uno scossone al tempo, al potere del set, al denaro. Il tempo di arrivare nello studio del proprio psicologo-a, la sua poltrona che talvolta accoglie nel giorno della seduta dolorosa e bagnata dalle lacrime e talvolta è spinosa, a ricordare che l’inconscio è furbo e come ti accomodi prende il sopravvento, i quadri che ogni tanto cambiano, la foto che spunta nella libreria, il copri lettino che sembra un velo d’oro di qualche castello di tempi lontani, il campanello che sì, riconosceresti più di quello di casa, e il pagamento della seduta. Ecco, quel momento di fine (seduta) e di saluto che non è mai alla prossima, ma sempre un arrivederci!

E invece: apri il pc, accendi così come quando lo accendi per una mail o una serie tv, colleghi un portale di comunicazione e scrivi che ci sei, che sei li. Ma lì dove?

Noi terapeuti abbiamo dovuto inventarci la sala d‘attesa online. 

Il paziente scrive che c’è e aspetta, come si aspetta sulle poltrone in sala d’attesa, poi scriviamo “chiami pure” e il paziente clicca avvia chiamata. Seduta. Analista e paziente chiudono la chiamata senza una stretta di mano, un sorriso, uno sguardo sfuggente: senza che l’analista lacaniano senta il segno del taglio della seduta. 

Si può parlare di analisi on line?

No, si può però osservare che il Reale (in senso lacaniano) irrompe impensabilmente e che questa volta, indossando i panni della pandemia, ha stravolto i canoni, gli strumenti, le pratiche note in ogni studio di psicoanalisi: per fortuna che l’inconscio non conosce il tempo, tempo pandemico a cui non si può sottoporre.