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Rifiutarsi di vivere tra i rifiuti

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L'emergenza rifiuti a Roma torna ciclicamente come ogni estate.
Rifiutarsi di vivere tra i rifiuti

Quel periodo dell’anno

Finalmente estate.

Il sole. I trentatré gradi centigradi all’ombra che hai invocato per mesi e di cui quindi non ti puoi lamentare. Il traffico romano diminuito nonostante l’accanimento cantieristico estivo. Il cambio di stagione senza passare per la mezza manica. Il basilico morente sulla terrazza assolata.

E poi loro: i cassonetti pieni, strabordanti, appestanti

Il loro ciclico riapparire mi porta a disperare della capacità evolutiva del genere umano: anno dopo anno, da metà a giugno ad agosto, Roma soccombe ai rifiuti. Recidiva, impenitente, apparentemente impotente la capitale giace inerme alla mercé della lobby di gabbiani, piccioni e roditori (è giunta voce di recente che i cinghiali vogliano formare una coalizione).

Tutti giù per terra

Oltre ai caratteristici montarozzi di buste che si creano sopra, sotto, tutto intorno ai cassonetti pieni, si osserva un altro incomprensibile fatto: spesso i cassonetti sono vuoti ma attorniati di immondizia, tipo aiuola protettiva, non sia mai che qualcuno si avvicini. 

Tra le motivazioni addotte, concorrono il fatto che i nuovi camion automatizzati dell’AMA non dispongano di personale aggiuntivo al conducente, e quindi non ci sia nessuno a effettuare la raccolta manuale, che rimane appannaggio dei due operatori di zona, che essendo sotto organico, tanto quanto i mezzi di trasporto deputati, non riescono a far fronte alla mole di scarti che produciamo.

Ancora una volta abbiamo un vuoto di sistema: un servizio che dovrebbe essere garantito è invece negato e quindi nuoce e ricade sui cittadini. I quali potrebbero avere la tentazione di dire “sai che c’è? Io la Ta.Ri la pago, raccogliessero il mio sacchetto da terra”. Discorso, oltre che un po’ miope ed egoista, alquanto pericoloso se si considera la teoria delle finestre rotte.

L'emergenza rifiuti a Roma torna ciclicamente come ogni estate.
Rifiutarsi di vivere tra i rifiuti

La teoria delle finestre rotte

Secondo questa concezione, avvalorata da diversi esperimenti e studi (tra cui The Spreading of Disorder), esiste una correlazione tra la percezione di crimine, vandalismo e degrado in un’area ed il loro manifestarsi nello stesso luogo. Citando l’esempio primigenio fornito dallo psicologo Philip Zimbardo alla fine degli anni Sessanta, la presenza in una strada di una macchina trasandata con un vetro rotto (window in inglese) tende ad innescare una serie di comportamenti antisociali – risultanti, spoiler, nella distruzione della macchina – che non si verificherebbero con altrettanta inesorabilità in mancanza della miccia deviante. 

Volendo applicare questo ragionamento alla questione dei rifiuti, l’abbandonarli non dentro ma nei dintorni dei secchioni rischia di creare un insalubre effetto a catena, della serie “uno più, uno meno”. Si tratta quindi di un comportamento da monitorare (per non metterlo in atto inconsapevolmente) e da contrastare

Dal momento però che ad oggi non sembra sia stata messa in atto una strategia di contenimento efficace per sopperire alla famigerata “emergenza rifiuti” in modo centralizzato, ognuno sperimenta la propria tecnica.

Permettetemi di proporne qualcuna, come al solito non risolutiva ma che magari condivisa può dare spunto a migliorie (non mi dilungherò in questa sede sul fatto che dovremmo ridurre consumi e sprechi, io per prima: per ora affrontiamo il danno fatto).

La gogna

Un nostro vicino ha deciso di urlare a squarciagola dando dell’incivile a chiunque si azzardi a buttare l’immondizia non dentro ma presso i secchioni davanti al nostro palazzo: ottimo deterrente per i più timidi e coscienziosi, ma che dà adito ad un altro problema di convivenza civica, soprattutto quando lo fa alle sette del mattino.

Sporcarsi le mani

Un  altro signore che abita qualche condominio più in là ogni tanto si mette a raccogliere i rifiuti depositati al suolo e li ripone nei cassonetti rimasti vuoti. Nobilissimo gesto, anche se vorrei tanto indossasse i guanti (e visto che si tratta di un nobilissimo gesto non posso accollarmi sul fatto che mischi tutto anche se non sono bidoni dell’indifferenziata, giusto?).

Ciao AMA, sono di nuovo io

Il mio fidanzato ha scovato un numero AMA per segnalare via SMS i cassonetti pieni (tra l’altro ho appena notato che il link è cimitericapitolini, grazie al piffero che non lo trova nessuno) e lo utilizza stile grande sostenitore di Telethon, un messaggio al giorno. Non è sempre risolutivo data la sopra citata carenza di mezzi e addetti, ma qualche volta ha funzionato.

L'emergenza rifiuti a Roma torna ciclicamente come ogni estate.
Rifiutarsi di vivere tra i rifiuti – Estratto dal volantino dell’AMA nel link di cui sopra

Corsa coi sacchi rivisitata

La mia strategia è di rifiutarmi (!) di gettare i miei sacchetti per terra e quindi di vagare, a volte per dieci minuti buoni, alla ricerca di cassonetti che possano accogliere anche la mia sporcizia (in genere sulle strade principali l’AMA passa più spesso e quindi i secchi sono più liberi). Se ho bisogno di buttare l’umido posso unire il civico all’utile: essendo un secchione raro devo camminare tanto e in fretta, in una corsa contro il tempo ed il caldo che erodono le bustine evanescenti del supermercato. In pratica faccio sport!

E voi, romani o ex-urbe solidali, che strategia adottate?