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Tommaso: elogio alla nevrosi

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Kim Rossi Stuart torna dietro alla macchina dopo 10 anni con "Tommaso": elogio al tormento, al dubbio, alla ruminazione e all’esser preso dalle donne.
Tommaso- elogio alla nevrosi

Dieci anni di attesa, un po’ come gli anni di un’analisi, sono quelli che ha lasciato trascorrere Kim Rossi Stuart prima della messa in scena di Tommaso.

Torna dietro alla macchina da presa intavolando una nevrosi da manuale, quello di Tommaso è infatti l’elogio al tormento, al dubbio, all’esitazione, alla ruminazione e all’esser preso dalle donne.

Le figure femminili che si susseguono rappresentano a pieno il dubbio che porta con sé un nevrotico qualunque, la prima stabile, decisa, presente e distratta nel buttare la spazzatura confondendo i cassonetti e portando così Tommaso a interrogarsi arrovellandosi sul perché la plastica sia nell’umido e viceversa; ma poi il ritorno ad un adolescenza forse troppo presto abbandonata, con la figlia di un ristoratore fuori città, ruvida, spigliata, provocante e non afferrabile che lo spinge a cimentarsi in una nuova immagine di sé che in poco tempo decade rovinosamente come un nido di processionarie che tanto lo interroga. 

Lo stile morettiano viene declinato dall’inscenare di un personaggio che più volte l’autore aveva definito come sé stesso, la messa a nudo di questioni individuali che attanagliano un uomo sulla quarantina poco risolto ma molto dedito alla psicoanalisi e al proprio padre analista, con un eclatante appello al Padre poco realistico nella pratica della psicoanalisi ma sarcastico e preciso nel dare senso a ciò che Tommaso chiede alla psicoterapia. 

Messo in luce, con scene sfumate ma dense di significato e pregne di simbolico, è il rapporto con la madre di Tommaso donna che sogna e che rincorre facendole però da padre e da castrazione con la pensione che sperpera nell’acquisto di pappagalli. 

Un vero elogio alla nevrosi, quello con cui viene evidenziata la difesa dall’essere felice, la divisione è il segno di ciò che tormenta il protagonista, corredato da una serie pressoché infinita di domande, quesiti e interrogativi che girano su di sé poiché vengono agiti e non simbolizzati. 

Quando può realizzare il suo desiderio esita, cede alle domande e si muove alla ricerca di ciò che disconferma l’adeguatezza di quella scelta, scegliere di farsi carico del desiderio significa parlare di amore e il nevrotico ha una questione proprio in questo affetto.

Scegliere significa perdere e l’ambivalenza mostrata da Tommaso si apprezza nel paradosso di piangere la donna che lo molla quando lui stesso si destreggia nella presa di posizione di lasciare; ma di fatto si fa sempre lasciare piangendo le donne che così lo abbandonano. 

Svuota nella spazzatura il cibo restante della cena, la osserva, lei piange, lui incalza: “e certo, mela nella plastica, certo”; certa è la reazione di Chiara che decide di porre uno stop alla massacrante vicinanza relazionale castrante e finalizzata alla rottura come da copione che Tommaso attuava dagli albori della loro relazione. 

La sua attaccatura dei capelli troppo alta, la “ciccia” che traspare dal labbro, “l’uomo si innamora di un dettaglio” ma allo stesso tempo è un altrettanto dettaglio che lo fa disamorare e perturbare servendo così il pasto prelibato all’esempio nevrotico ossessivo. 

Prende la decisione di raccogliere il nido di vermi, cade malamente e sviene; la scena successiva, che potremmo dire essere la scena principale di ogni nevrotico ossessivo, è rappresentativa della domanda alla madre: “come hai fatto a stare senza di me per cercare la tua libertà” e il film si chiude come l’enigma del desiderio materno “ho sofferto tanto, ho sofferto tantissimo”.

Titolo: Tommaso
Anno: 2016
Durata: 97 min
Genere: drammatico
Regia: Kim Rossi Stuart
Paese di produzione: Italia 

Interpreti principali: Jasmine Trinca, Camilla Diana, Cristiana Capotondi, Kim Rossi Stuart, Dagmar Lassander. 

Disponibile su: Netflix