Nelle ultime settimane il cammino del Presidente del Consiglio ha segnato qualche battuta d’arresto: la fiducia sulla riforma della scuola, che agita una categoria di non poco peso, gli interventi della Corte dei Conti sulle politiche del governo, la difficile gestione dell’immigrazione. Gli ultimi sondaggi danno la fiducia degli elettori al 36%, pari a quella di Salvini, seguono Grillo e Giorgia Meloni.
Dall’inizio del suo mandato Renzi ha scommesso sulla “produttività” del governo e sul risultato positivo delle riforme, spesso sacrificando il dialogo, in molti casi abbattendo dei ‘tabù’ che frenavano la politica italiana da decenni; la mezza vittoria delle regionali è utile per misurare l’importanza delle minoranze, che non sembrano poter incidere più di tanto sulla bilancia parlamentare né tanto meno nel caso di eventuali elezioni. Tuttavia, la perdita della Liguria, la sconfitta in Veneto ed a Venezia sono un campanello d’allarme: il compito istituzionale ha sicuramente allontanato Renzi dalla gestione della segreteria del Pd, amministrata nella prassi da Guerini, Serracchiani e dal mediatore Orfini, alle prese con la delicata situazione del partito a Roma, scosso dalle indagini e dal ‘rapporto’ di Fabrizio Barca sui circoli.
Nonostante il ‘royal baby’ si sia sempre definito “garantista”, il suo rapporto con l’intervento della giustizia nella politica è rimasto ambiguo: lo spazio lasciato a Raffaele Cantone quasi a voler garantire l’onesta e la buona fede del governo è un passo indietro, è il sintomo di quella necessità che la politica italiana ha, da circa quindici anni a questa parte, delle “supplenze” dei magistrati; ci sono stati diversi casi e diverse reazioni. Il caso De Luca è l’ultimo per ordine di tempo, ma forse il primo per importanza, con Renzi che ha scelto la strada della sospensione immediata poi congelata in via provvisoria dal tribunale di Napoli. C’è anche il Nuovo Centro Destra a spostare l’ago della bilancia da giustizialismo a garantismo: il ministro Lupi, nemmeno indagato, il caso Azzollini, indagato per il crac della casa di cura ‘Divina Provvidenza’ di Bisceglie, il sottosegretario Castiglione, indagato per turbativa d’asta sul Centro di accoglienza richiedenti asilo (brevemente C.a.r.a.) di Mineo. Insomma, andrebbe fatta chiarezza sulla posizione e del governo e del Partito Democratico; la tenuta parlamentare non sembra in discussione e la divisione della politica sulla situazione greca produrrà un flusso di voti ‘pro euro’ dal centrodestra targato Salvini-Berlusconi verso l’area renziana. Si apre una nuova fase: quella della gestione del risultato. Renzi deve saper capitalizzare le riforme che ha realizzato e deve rispondere seriamente sui temi più vicini all’elettorato: immigrazione, Europa, Giustizia. Dei primi due si è parlato molto, ovviamente per una dinamica temporale di concentrazione degli eventi; al contrario, si parla relativamente poco del terzo, rischiando un’accozzaglia giustizialista che fa le condanne in piazza e le esegue nelle urne. Arrivare al termine della legislatura è un obbligo, soprattutto nel momento in cui si perde terreno e si ha la possibilità (immediata) di recuperarlo.
Se veramente lo spirito fosse quello del garantismo, l’ex sindaco di Firenze potrebbe scoprire di avere un ottimo asso nella manica: mentre il centrodestra si ricompatta intorno a Brugnaro, nuovo sindaco di Venezia che ha sconfitto (guarda il caso!) un ex-magistrato, Felice Casson, il centrosinistra potrebbe ricompattarsi proprio intorno ad Ignazio Marino confermando in un solo colpo la nuova linea garantista, smorzando le polemiche a Cinque Stelle con la fiducia verso il proprio Sindaco. Brugnaro è il profilo ideale del centrodestra: è un imprenditore, un profilo basso, un outsider candidato senza passare dalle primarie. Per motivi del tutto opposti, Marino potrebbe essere il modello perfetto per la sinistra: interesse sincero per la politica, con una carriera in un altro ambito alle spalle che garantisce l’estraneità a qualsiasi arrivismo ed alle dinamiche interne delle correnti che da anni dilaniano la sinistra. Tutto sta nel capire se, nella testa del premier, a vincere sarà il coraggio di difenderlo o la paura di essere travolto da quell’onda lunga di Giustizia che ha già condannato troppi esecutivi ad elezioni anticipate.






