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Sono così Indie!

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Con riferimento alla musica Indie, siamo sicuri di utilizzare correttamente questo termine che negli ultimi anni ha assunto vari significati, più o meno corretti?

Stabiliamo allora cosa si intende per musica Indie.
Indie sta per indipendente, indipendent e rappresenta in campo artistico tutti gli artisti, i movimenti e i progetti che si muovono indipendentemente dalle grandi industrie del settore, tra le quali Emi, Universal, Sony e Warner, che detengono il 90% del mercato discografico mondiale. Spesso si utilizza il termine indie per definire, in modo molto generico, un gruppo o un artista che si identifica in uno stile distante da quello in voga. Il termine può anche indicare, infatti, un genere o un insieme di generi musicali caratterizzati da una certa indipendenza, reale oppure percepita, dalla musica pop e da una cultura cosiddetta mainstream (cultura di massa).
In sostanza è Indie tutto il panorama musicale che si muove indipendentemente dalle scelte di mercato e dalla logica degli ascolti.

Le etichette discografiche indipendenti si impegnano ormai da qualche anno a promuovere artisti emergenti, favorendone la pubblicazione di album e organizzando tour in tutto il paese; tra queste figura “La tempesta dischi” fondata da Davide Toffolo, front man dei “Tre allegri ragazzi morti”. Quello dei “Tre allegri” è uno degli esempi più celebri e, oserei dire, meglio riusciti. La “Tempesta dischi”, infatti, promuove decine di artisti emergenti, tra i generi più disparati: dal folk al reggae, dal punk al post.
Caso più particolare è quello dei ministri che, nonostante lavorino sotto un’etichetta major, come la Universal, possono essere in ogni caso definiti indie per il loro modo di fare musica, che richiama il grunge anni ’90 e si distacca dalla musica di massa.

Come diceva il mio amico Silo, siamo fortunati a vivere in questi anni, esce musica da tutte le parti; e sono felice di constatarlo e informarvi del fatto che, se solo ne aveste voglia, potreste trovare decine e decine di gruppi indipendenti che spopolano nel web e basterebbe guardarsi intorno per trovarne altri.
La mia paura per il caos tipico della rete è, però, immutabile e ribadisco come non basti far girare tanta musica, ma bisognerebbe assaggiarla, sentirla vicina. Sono dell’idea che sin quando sarà sufficiente un clic per zittire un artista, non saremo mai in grado di capirlo a pieno.

Edoardo Persichilli