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Saramago, Aeroplani e Battisti

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Siamo a Lisbona, nei primi anni del 1700. Sulle rive del Tago giace un imponente palazzo. Dico giace perché a vederlo dall’alto, cosa quasi impossibile se non a qualche specie di volatile, si riceve l’impressione che l’enorme mostro si disponga prono, con le mani sotto al mento, a fissare pigramente il fiume. Continui carichi di oro, spezie, caffè, schiavi, pietre sfilano dinanzi ad esso. Senza inchino.

Nel frattempo il palazzo gremisce di funzionari, musicisti, pittori, burocrati ed ecclesiastici. Il clima mediterraneo, si sa, è favorevole a tali specie.

Il libro di questo viaggio s’intitola “Memoriale del Convento”. È un groviglio di storie, delitti e misticismo che si susseguono con la dinamicità caratteristica solo di alcuni dei migliori autori russi.

Baltasar Mateus il Sette-Soli, Padre Bartolomeu Lourenco de Gusmao, Domenico Scarlatti e Blimunda la Sette-Lune sono gli improbabili protagonisti di questa fiaba storica. Mentre il fante Sette-Soli conduce la trama in un senso orizzontale, Padre Bartolomeu volge lo sguardo verso il cielo, intento alla costruzione della prima macchina volante. La monotonia di tali azioni materiali verrà accompagnata costantemente dalle note clavicembalistiche di Scarlatti e dai Silenzi mistici di Blimunda.
Silenzi intenti a far emergere il deciso carattere portoghese malinconico, superstizioso, intriso di salsedine; in una parola, Saudade.
Il Volo e la Musica, dunque, si fondono, uno incidendo sul piano fisico, ergendo l’uomo, l’altra sul piano mentale, ergendo lo Spirito.”Voando a máquina, todo o céu será música” dirà il Volatore.
L’opposto della musica, si sa, non è il Silenzio, ma il rumore. Il silenzio è terra vitale per il suono, basta vedere (?) l’esecuzione di Horowitz-Scarlatti Sonata L33 di Mosca dell’86 per accorgersi di come il vecchio e stanco pianista, osservando la platea, richiami l’attenzione alzando le mani non in segno di resa, ma per accomodare la prima Pausa: la più importante.
Un rumore assordante è proprio quello che proviene dal cantiere di Mafra, città di Baltasar, dove l’imponente Convento si lascia cullare dall’assordante melodia dei mazzuoli e degli scalpelli. E mentre Scarlatti fa vibrare le dita in virtuosismi diabolici, a pochi chilometri di distanza, migliaia di operai, principalmente soldati dimessi che hanno abbandonato i cavalli per il mulo, trascinano massi a
forza di bestemmie e carni maciullate.
Uno di essi è il Sette-Soli, con i piedi a terra e lo sguardo in cielo.
Inutile aggiungere altri dettagli. Questo Memoriale mi ricorda la finestra della casa capitolare del Convento dell’Ordine di Cristo a Tomar. Inutili sono gli sforzi nell’aguzzare lo sguardo alla ricerca di un dettaglio e, tanto più inutile, è cogliere il senso architettonico nella propria interezza. Il gioco migliore è quello di saltare qua e là distrattamente con lo sguardo, alla ricerca di un colore, di una forma
o tirare ad indovinare chi mai ci sarà stato dietro a quella grata. Non importa se un cappellano, una nobildonna impazzita o un gran maestro templare. L’importante è viaggiare (certamente non volare ma viaggiare).

Consiglio infine di viaggiare in Portogallo. I vostri compagni saranno Pessoa, Saramago e l’Oceano.
I migliori, suppongo.