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#JenesuisplusCharlie?

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7/1/15 – 16/2/15

A più di un mese di distanza dall’accaduto tutto sembra placato, inerte.

Una grande catena di solidarietà (addirittura considerata unica al mondo dai giornali francesi), si è spezzata come un ramoscello in prenda alla tempesta; ma la tempesta non è ancora finita. L’attacco di sabato pomeriggio (14 febbraio ndr.) a Copenaghen ci fa riflettere sul fatto che questa situazione non è minimamente conclusa e che qualcuno di noi ha già dimenticato: ecco qui il famoso autoreferenzialismo occidentale. Siamo un’avanguardia, uniti ma quando la tempesta finisce nessuno è li a raccogliere i pezzi di un Occidente che di nome fa debole, di cognome indifferente.

Anchilosati: ecco cosa siamo. Come se il tempo bastasse a far passare la ragione, noi non ci pensiamo, divaghiamo e allora si passa dalla questione “più importante” a quella “più vicina a noi”. Un giorno siamo #Charlie, un giorno Giuda. Ma contro chi combattiamo? Quella catena di solidarietà, che adesso è accostata in garage e chissà se qualcuno la userà, con un po’ di ruggine, nella sua breve vita è servita, eccome. Quel ricordo che ci riporta tutti indietro di un mese non è morto, solo che è passato.

Viviamo, testiamo, commentiamo e ci schieriamo (#JesuisCharlie), ma dopo un po’ tutto quello sforzo, quel grido verso la libertà (non solo) d’espressione che tanto ci ha unito, si dissolve come ghiaccio al sole. Ma noi siamo ghiaccio o il sole? Per adesso il primo. Compatti nel nostro essere, immobili nel nostro fare.

Chiariamo. È stato attaccato il nostro primo diritto, scritto nell’astratto: la libertà.

La libertà ci permette di fare, costruire, volare e ribellarci. Francamente non so se esiste parola più bella. Conosciamo le culture altrui ma non abbiamo ancora imparato a rispettarle – non che loro lo facciano, vedi la satira firmata Charlie Hebdo, pesante ma soprattutto diretta. Diretta alla smorfia mondiale, compresa quella dell’Isis. Loro ci credono veramente: guai a toccare la loro cultura, che poi è la loro religione. Ma noi lo sappiamo.. e allora perché farlo?

La regola è venirci incontro: nelle nostre culture la presa in giro, la satira radicale è accettabile. C’è chi la odia, c’è chi la ama, ma l’importante è ricordare che la libertà d’espressione, di prendere un foglio di carta e scrivere quello che pensi, è un diritto universale.

Riflettiamo: l’Occidente è casa nostra e se loro sono, come ahimè qualche Capo di Stato ha affermato, “in pieno Medioevo” non ci deve importare. Anzi, dobbiamo fare il primo passo e venirci incontro. Vedo italiani contro islamici, occidentali contro islamici e islamici contro l’Isis. Distinguiamo le analogie per non lottare contro il vuoto. E poi la storia non è finita: ieri la Francia, oggi la Danimarca e domani?

Non dobbiamo fermarci a guardare, ma trovare coesione con l’Oriente sul fronte culturale – che poi tradotto vuol dire “questa è casa mia e come io rispetto te, tu rispetti me” – e soprattutto con noi stessi per credere veramente che un mondo differente non può essere costruito da persone indifferenti. (Peter Marshall)