Home Opinioni I sotterranei del Vaticano, ovvero come imparai che a volte i titoli...

I sotterranei del Vaticano, ovvero come imparai che a volte i titoli ingannano

800
0

Prima o poi giunge quel momento in cui il bambino posa Topolino sul letto, per andare a cercare quel volumetto impolverato di André Gide. Ogni genitore lo sa, è un po’ come la storia di Babbo Natale. Di solito avviene intorno ai dodici anni, età in cui il pre-adolescente, invaso dal desiderio di conoscere, si getta a capofitto nella labirintica biblioteca di Borges.

Basta osservare il “Ritrovamento di Gesù al Tempio” di Vermeer (Olanda-1947), per capire di come i tempi non siano cambiati, il dodicenne si sa, ama l’esoterico, l’introspezione.

Fin qui tutto bene.

La curiosità spinge il baffuto anfibio a spolverare l’oggetto del peccato, ad annusarlo, a sentire le dita appiccicaticce di muffa. E incomincia a stilare un breve schema che può risultare utile per tradurre i termini più ostici [È lastricata d’ostriche Ogni strada di Ostenda: La passeggiata è ostica. Ma la strage fu orrenda (Toti Scialoja) Dizionario Treccani] e per annotare utili informazioni sull’autore.

Autore

Nome: André
Cognome: Gide
Età: 145
Sesso: Uomo
Nazionalità: Francese
Premio Nobel: si

Opera

Titolo Originale: Les Caves du Vatican
Titolo Tradotto: I sotterranei del Vaticano, Le Segrete del Vaticano.
Data di pubblicazione: 1914

Il titolo sembra escreto dalla fantasia di Dan Brown, Ken Follett, Humbert Coe (vedi Dylan Dog “Lassù qualcuno ci chiama” Albo numero 136). Con qualche piccola modifica, come “I sotterranei di Azkaban”, “I sotterranei di Mordor”, ne uscirebbero fuori belle copertine.

Un bambino si immagina draghi, folletti, fate, nani, nane, orchi, nargilli, maghi, mangiamorte. Una professoressa sessantenne in spiaggia, invece, si aspetta e pretende ex spie del KGB, massoni, frati francescani, nazisti in pensione, trafficanti di diamanti, Mata Hari, ambasciatori persiani, donne bellissime e James Bond nei panni di Sean Connery (ovviamente tutti nello stesso libro).

Un dodicenne no. A lui va tutto bene. Purché il libro sia ben ingiallito, egli non si aspetta altro. E in questo André Gide sa come soddisfarlo. La fabula è scarna, una truffa in cui si trovano coinvolte diverse persone di Fede ed un omicidio insensato.

Così come lo spazio e la tempistica dell’omicidio sono fondamentali per creare confusione nelle indagini, così la Francia e l’anno 1914 sono essenziali per comprendere quest’opera. In quegli anni fatti di relativismi e relatività, non solo la fisica sotto la spinta di Einstein, Bohr, Schwarzschild si va riformando, ma anche le arti e la letteratura. Gide è uno studioso, ed il binomio studioso-letterato porta, prima o poi, a compiere una profonda riflessione sul significato di “Romanzo”.

Parlare di non-romanzo, anti-romanzo, contro-romanzo non è né riduttivo né superlativo, semplicemente è sbagliato. Egli definisce i Sotterranei un Sotie, un componimento allegorico, satirico, giullaresco ed in quest’ottica va (ri)letto.

Carlo Bo, in una postfazione al romanzo, compie una mirabile analisi. Non si sofferma solamente sull’atto gratuito dell’omicidio, ma approfondisce il tema letterario dell’opera. In effetti Gide è vittima del suo stesso tranello, non volendo interferire con le azioni dei suoi personaggi, si ritrova con dei personaggi che sono specchio di sé stesso. Una sorta di evoluzione di Verga e Zola, in cui l’impersonificazione esasperata, il disinteresse morale e l’intellettualità si fondono. Ma si sa e lo sottolinea Carlo Bo, che “i romanzi non si scrivono in biblioteca, tanto più se si tratta di una biblioteca sofisticata come era quella di Gide” e che l’eccesso di zelo ha portato l’autore a dipingere un mosaico intricato ed ambiguo.

Resta da chiedersi se ha senso leggere questo libro. In realtà una domanda lecita sarebbe quella di chiedersi se l’affermazione precedente ha senso. Gide è un maestro, un intellettuale, un giocoliere di pensieri e di stramberie. Non possiamo definire quest’opera un successo, ma forse possiamo rispondere alla provocazione iniziale dello scrittore. Il romanzo borghese di avventura è superato, ma non abolito. Possiamo consigliare al dodicenne di tornare in camera e di riporre il libro, per entrare nei sotterranei della letteratura moderna quando avrà finalmente il giusto Lume.

*Chiedo scusa al lettore per aver fatto rivivere Vermeer negli anni 50 del Novecento. Tuttavia lo fece rivivere un falsario di nome Han van Meegeren, che dovette provare la propria innocenza davanti ad un tribunale di guerra, dipingendo in aula questo “Gesù nel tempio”. Dimostrò così di averla fatta in barba a capi nazisti, tra cui Göring e Himmler, avendo spacciato copie per originali. Una truffa di gran lunga più raffinata di quella del “romanzo”.