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100 anni di attualità freudiana: Psicologia delle masse e analisi dell’io

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Psicologia delle masse e analisi dell’io di Freud compie 100 anni
100 anni di attualità freudiana: Psicologia delle masse e analisi dell’io

1921-2021 – Psicologia delle masse e analisi dell’Io di Freud compie cento anni: Freud sempre primo nel leggere il fenomeno umano, inserisce questo testo in una cornice storico-temporale di un Europa totalistarista, nazista e fascista.

Non ci saremmo mai augurati di vedere questo testo attuale, o meglio mi auguravo di leggerlo e sentirlo medioevale e invece, quanta attualità!

Seppur la guerra come al tempo non ha le stesse vesti, siamo in un’era atroce per certi versi, assoggettata spesso a regimi, a bombardamenti e a propagande. 

Osservando l’attualità, non dall’esterno poichè non scrivo dall’oltretomba, rimango affascinata da quanto l’indice di quest’opera rappresenti una descrizione del contemporaneo: la forza del leader e la sua scia identificatoria, il potere e il suo capo, la massa come grande “madre” che dona protezione, l’ideale dell’io ricoperto da un fantomatico rappresentante che ha sempre i più i tratti del gatto e la volpe, la messa a tacere come sintomo di una società in cui dire è problema e perde la propria accezione di valore. 

Ecco, il dire è un valore di per sè innanzitutto perchè dire significa aver da dire, in secundis perchè dire sta a significare la messa in tensione di due elementi la cui scintilla produce appunto il nuovo.

Freud identifica la figura dell’orda come caratterizzante la massa, e sottolinea la figura del Führer come ideale, ideale per il quale si prova nostalgia. Ma nostalgia di cosa?!

Per chiunque sia romano o abbia vissuto in questa città, avrà avuto occasione di sentire qualche mente eccelsa passare per la zona di Ponte Milvio – Stadio Olimpico e dire “Però che belle queste rappresentazioni, sai chi l’ha fatte? Le ha ha fatte il Duce” e da lì una sequela di frasi ripetute che si incatenano ogni qualvolta viene citato l’argomento e passano dalla più classica delle “la città era in ordine” a “i treni passavano in orario”! Ecco, quando vi capiterà di sentire queste tanto illuminate affermazioni, pensate che è un modo di invocare il padre! Un padre che non c’è lascia un vuoto incolmabile, la sua presenza irripetibile lascerà i figli sprovvisti di protezione e da li la creazione di numerosi artefatti a supplire l’assenza. 

La massa è legata al suo comandante: quando questo decade, la massa si scompone, non sa a chi riferire la sua ossessiva devozione generando sgomento e paura, perdita di ideale che invece, proprio lì troverebbe terreno fertile per fecondare!

Forse negli anni di questo testo la massa aveva più dignità: attualmente anche la massa perde di forza e di pulsione, poiché non sottostà ad un ideale, ad un pensiero o ad una traiettoria seppur immaginaria o utopica del mondo, ma si sfalda, scompone le sue maglie davanti a uomini e donne in mezzo al mare di cui non si sa che dire, davanti a violenze rese velate e quindi accettabili. 

Tutte queste scene inaccettabili mi ricordano una descrizione di Chiara Valerio di qualcosa che sta lì e noi non ce ne accorgiamo: “A Scauri c’è il mare, anche se gli scauresi non se ne accorgono nemmeno, è come la tovaglia  di tutti i giorni, la polvere controluce, sta lì da sempre non ci fai caso. Quando sono a Roma, a 163 km, penso il mare e vado a correre sugli argini bassi del Tevere per stare vicino all’acqua , poi metto piede a Scauri e il mare mi passa di mente sta lì e me lo dimentico”. 

La massa ad oggi, non sa neanche più indignarsi.