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Pride month 2021: tra Vaticano e conservatorismo ungherese

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A giugno si celebra il Pride Month. Analizziamo lo status del Ddl Zan e le altre leggi a tutela dei diritti nella comunità LGBTQ+ in alcuni paesi dell’Europa.
Pride month 2021: tra Vaticano e conservatorismo ungherese

A giugno si celebra il Pride month. Dal primo fino al trenta del mese si organizzano iniziative e parate per la difesa dei diritti della comunità LGBT. Il 26 giugno in tutta Italia è stato organizzato il Pride, con migliaia di partecipanti in ogni grande città. 

Della storia del Pride month ne abbiamo già parlato in un precedente articolo che potete trovare sul nostro sito. Questa può essere invece un’occasione per analizzare lo status del Ddl Zan e le altre leggi a tutela dei diritti nella comunità LGBTQ+ in alcuni paesi dell’Europa.

Ddl Zan e Vaticano

Il Ddl Zan, dopo essere stato approvato a Novembre 2020 alla Camera dei Deputati, ora è fermo nella Commissione Giustizia del Senato, dove la destra fa blocco tramite il Presidente di Commissione Ostellari (Lega-Salvini Premier), nonché relatore del testo di legge a Palazzo Madama. 

Il 6 luglio il Senato sarà chiamato a votare sulla calendarizzazione del testo. Il PD, LeU, IV e M5S vogliono votare per il 13 luglio, mentre FdI e Lega dopo la nota del Vaticano hanno chiesto lo stop. 

A proposito di Vaticano, è della settimana scorsa la nota inviata dal Segretario per i rapporti con gli Stati al Governo Italiano per chiedere lo stop al Ddl Zan. Il motivo è che la legge andrebbe a violare la revisione del Concordato del 1984 all’articolo 2, commi 1 e 3. 

Tempestivo è stato l’intervento del Presidente Draghi, che al Senato ha ribadito il principio di laicità dello Stato e sovranità del Parlamento. Diverse invece le reazioni dei leader politici. Il segretario del PD, Enrico Letta, pur ribadendo la necessità del Ddl Zan, ha di fatto aperto ai dubbi giuridici sollevati dalle opposizioni sul testo. Mentre il capo della Lega, Matteo Salvini, ha accolto con soddisfazione la nota del Vaticano che bolla come liberticida la legge. 

È la prima volta nella storia repubblicana che il Vaticano chiede esplicitamente di interrompere l’iter legislativo di una legge del Parlamento.

Forse, come lo stesso Marco Cappato, esponente dei Radicali, ha detto, se il ddl Zan viola il Concordato allora è un motivo in più per cambiare il Concordato.

Cosa succede nell’Ungheria di Orbán 

Il 15 giugno il Parlamento ungherese ha approvato una legge che vieta la condivisione con i minori di contenuti che promuovono l’omosessualità o il cambio di sesso. Una legge, oltre che discriminatoria, contraria ai principi di rispetto della dignità e dei diritti umani dell’ordinamento UE (vedi art. 2 TUE). Principi riconosciuti in quei Trattati sottoscritti dalla stessa Ungheria. 

La reazione delle istituzioni europee è stata tempestiva. Infatti, la Presidente Ursula von der Leyen ha definito la legge “vergognosa”, che va contro “ i valori fondamentali dell’Unione”. Sempre su impulso della Presidente della Commissione, i commissari Reynders e Breton hanno inviato alla ministra della giustizia ungherese una lettera contenente le conseguenze per l’Ungheria in caso di entrata in vigore della legge. Infatti, come riportato dall’Ansa, in caso di entrata in vigore, potrebbe aprirsi una procedura d’infrazione nei confronti dell’Ungheria. 

Contemporaneamente alle reazioni delle istituzioni europee, sale a 17 il numero dei Paesi Membri (tra cui l’Italia) che si sono uniti al testo promosso dal Belgio contro la legge anti Lgbt ungherese. 

 

A giugno si celebra il Pride month. Analizziamo lo status del Ddl Zan e le altre leggi a tutela dei diritti nella comunità LGBTQ+ in alcuni paesi dell’Europa.
Pride month 2021: tra Vaticano e conservatorismo ungherese

Comunque, non è la prima volta che l’Ungheria di Orban approva leggi o compie azioni fortemente contrarie ai principi e valori dell’Unione e dei suoi Trattati. Infatti, la Commissione ha già avviato una procedura d’infrazione contro l’Ungheria per il mancato rispetto delle procedure del diritto europeo in materia d’asilo, ma non solo. Ricordiamo anche la sentenza della Corte di Giustizia dell’UE che condanna l’Ungheria a cambiare la sua politica migratoria per le misure anti migratorie adottate da Orbán. 

Tra pandemia e politica 

Come riportato dall’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione a giugno 2020, rispetto al 2012, il numero di coloro che dichiarano aver subito discriminazioni per il loro orientamento sessuale è passato dal 37% al 43%. 

Inoltre, lo status legislativo a tutela della comunità LGBTQ+ rimane invariato in tutta Europa, tranne in quei singoli Stati in cui si continua a fare passi indietro. Infatti, oltre all’Ungheria di Orbàn, bisogna ricordare la grave situazione della Polonia e le zone LGBT free+. 

Quindi, la strada per la tutela sostanziale della comunità LGBTQ+ e il rispetto dei diritti fondamentali dell’Unione è ancora lunga. Inoltre, in quei paesi socialmente già divisi, la crisi sociale ed economica post pandemia potrebbe essere un’ulteriore miccia o pretesto per chi predica odio e violenza nei confronti delle minoranze.  

Dunque, sarà fondamentale che le forze politiche progressiste facciano fronte comune per approvare ora le leggi necessarie per tutelare e garantire l’eguaglianza sostanziale della comunità LGBTQ+, prima che diventi troppo tardi.