Domenica 17 Aprile tutti i cittadini maggiorenni saranno chiamati ad esprimere il proprio voto in un referendum popolare.
Il referendum in questione, di tipo abrogativo, tratta delle “Trivellazioni per la ricerca di gas e petrolio all’interno delle acque del nostro Paese”.
Attenzione però: il cosiddetto referendum “No-Triv” non chiede assolutamente il consenso al popolo italiano sulla possibilità o meno di trivellare nei nostri mari, come si può evincere da notizie incomplete e parziali presenti sulla rete.
Andiamo con ordine:
Le concessioni per lo sfruttamento di giacimenti petroliferi e di idrocarburi nel mare accordate dal nostro Paese nel corso degli anni, dal boom economico ad adesso, sono state ben 66, il che ha portato all’installazione di circa 130 impianti di estrazione; di queste 66 concessioni, ben 21 riguardano giacimenti che rientrano nelle cosiddette “acque nazionali”, ossia entro le 12 miglia marine dalle coste italiane.
Con il decreto legislativo 156/2006, denominato “Norme in materia ambientale”e le successive modificazioni, per ultima quella predisposta dalla legge 208/2015 (“Legge di Stabilità 2016”) si è previsto il possibile rinnovo delle concessioni già avviate, fino all’esaurimento dei giacimenti stessi.
Grazie a queste leggi, le concessioni iniziali, che erano di 30 anni, potevano venir prorogate per altri 10, poi per altri 5 e infine per altri 5 ancora prima di poter chiedere la proroga fino all’esaurimento del giacimento.
È quest’ultima possibile proroga l’argomento del referendum del 17 aprile: votando SÌ, si esprime la volontà di voler ABROGARE (CANCELLARE) la parte della l. 208/2015 che prevede appunto lo sfruttamento fino ad esaurimento dei giacimenti, votando NO, si esprime il consenso a mantanere in vigore la legge nella forma in cui è adesso.
In entrambi i casi sono vietate le installazioni di eventuali nuove “trivelle” all’interno delle 12 miglia marine dalle coste italiane.
Per la prima volta nella storia della Repubblica, gli italiani saranno chiamati a esprimersi su un referendum promosso dalle regioni, piuttosto che promossi con la “consueta” raccolta firme ( si ricorda che per la proposta di un referedum popolare servono o una raccolta di 500’000 firme o la richiesta da parte di almeno 5 consigli regionali), in questo caso sono ben 9 le regioni che hanno richiesto il referendum.
Si può andare a votare presso il seggio elettorale personale (controllabile sulla propria scheda elettorale) solo domenica 17 aprile 2016 dalle ore 7,00 alle ore 23,00, subito dopo cominceranno gli scrutini. Il referendum sarà valido se andranno a votare il 50%+1 degli aventi diritto al voto (tutti i cittadini che possono votare per la Camera dei Deputati, ossia maggiorenni e in possesso dei diritti politici).
Di seguito si riporta il testo del referendum, come previsto dal decreto del Presidente della Repubblica che lo ha istituito del 10 febbraio 2016:
“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento”, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale?”
Si vota tracciando una “X” sulla casella del SI in caso si voglia abrogare la norma in questione, sulla casella del NO in caso si voglia mantenere la legge nella sua forma attuale. L’esito vincitore sarà quello che riceverà il 50%+1 delle preferenze, ovviamente, come già detto, sarà valido solo in caso di raggiungimento del quorum, ossia la partecipazione almeno del 50%+1 degli aventi diritto al voto.






