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Attualità Basagliana

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Basaglia è chiamato in causa proprio in questi giorni, padre di una psichiatria inclusiva, non solo farmacologizzata, lontano dalla ghettizzazione della follia come stigma.
Attualità Basagliana

Il fatto

Legge 180 come marchio di un simbolo di liberazione, accoglienza e comprensione della malattia mentale. 

Basaglia è chiamato in causa proprio in questi giorni, padre di una psichiatria inclusiva, non solo farmacologizzata, lontano dalla ghettizzazione della follia come stigma. Ma forse destinato ad un decadimento dettato dalla politica sanitaria. 

Chiamato in causa per un concorso in un’istituzione pubblica che vede vincitore uno psichiatra non storicamente basagliano, il nuovo direttore della psichiatria cittadina di Trieste, Pierfranco Trincas, ha un modello altro di riferimento, farmacologizzato, probabilisticamente contenitivo tendenzialmente di moda in Occidente. 

La stampa locale e internazionale si è interessata alla vicenda mettendo in discussione i curricula dei partecipanti, ampiamente impari. Marcatamente evidente è però l’introduzione di un nuovo modello che rompe la storicità del territorio e della sua cultura d’appartenenza, quello scientifico, che come tale denota una posizione di statistiche e maggioranze. Ma la scienza non sempre è la direttrice indiscussa della salute: salute è ben altro, soprattutto se mentale!

Non dimentichiamo chi ci ha preceduti!

Una sorta di tirannia spaventosa che dimentica la storia che ci ha preceduti, quanto di più incosciente e simbolo di inettitudine quello di dimenticarci da dove veniamo per fotografare solo dove siamo. Ecco: dimenticare che siamo qui ora per chi ci ha preceduto, si è battuto e ha creduto in un ideale con un elevato costo simbolico e sociale è forse un delitto, lo si potrebbe trascrivere tra i comportamenti umani più gravi e fra le rimozioni più pericolose. 

Parentesi soggettiva 

Ho vissuto a Venezia, lavorato in un ospedale sulla costa di Cannaregio, ho sperimentato la possibilità di osservare la laguna, il mare e i confini in termini ambi-valenti: da ambo i lati, confini come inclusione dentro qualcosa (essere isolani ad esempio) e esclusione da qualcos’altro (fuori dalla terra ferma, o ad esempio sommersi di acqua fino ai fianchi e isolati). Ma a Venezia, fra le tante grazie ricevute, fatte di persone (come il mio adorato primo Maestro Matteo) luoghi storie e sapori, ho esperito la storia di una psichiatria che avevo osservato e commemorato nella mia città natale Roma, al Santa Maria della Pietà. In fondo Trieste è ad un passo più in là dello sguardo. A Venezia, ancora più da vicino, ho potuto respirare quell’aria di guerre di ideali, di malattia come relazione faticosa con la città e i suoi cittadini, cittadini talvolta in difficoltà e privi di un aiuto sanitario adeguato, per non parlare poi di quelli che infrangevano la legge! Altro grande e spinoso capitolo di una storia italiana di persone-scarto relegate ai margini della società. 

Ricordo di una presentazione di un interessante libro: «La “Repubblica dei matti”. Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia, 1961-1978» di John Foot, all’interno del complesso Santa Maria della Pietà, dove non riuscivo a sentire le parole dello scrittore perché il luogo – una delle stanze più grandi, ricoperto di piastrelle verdi ospedale, con sfregi sui muri e finestre deturpate – mi ha travolta. 

Se fai la psicoterapeuta ti sarà successo almeno una volta nella vita di ascoltare la presentazione di un libro sulla riforma psichiatrica o di aderire alla celebrazione della chiusura dei manicomi o ancora di più di presentare tesine e scritti circa la legge 180 e i suoi successori. Ecco, ogni volta che faccio un incontro di questo tipo, ritorno a scrivere di Basaglia e della sua Opera, fatta di un grande prodotto: un’eredità inclusiva, una polis che non allontana e diagnostica, ma che include la follia come tratto sintomatico della relazione di una persona con la sua società. In fondo in psicoanalisi si parla spesso della costellazione familiare: non vedo quindi perché non si debba altrettanto tenere in considerazione la polis come espressione di una relazione talvolta problematica tra individuo e contesto. 

Il fatto, ancora

In questi giorni, l’esito di un concorso nella sede Triestina, desta grande dissidio all’interno della comunità psichiatrica e psicoanalitica, in vista di una nuova posizione da direttore di psichiatria che vede una strada non battuta: strada non Basagliana, strada costituita da una formazione lontana da ciò che Basaglia ha percorso con grande tenacia e ardore. La chiusura dei manicomi segna simbolicamente la firma di Trieste come core di una psichiatria rivoluzionaria, traumatica, legata al segno della malattia mentale come possibilità. La vita della città e dei suoi cittadini può essere legata da una relazione dolorosa, faticosa, talvolta insopportabile e difficilmente soggetta al rispetto delle regole che governano la civile convivenza. Convivere coi matti non è facile, ma “da vicino nessuno è normale”!

La follia liberalizzata è spaventosa, o almeno lo è stata fino a quel momento: questo conduceva ad una cronicizzazione della malattia mentale, all’assenza di trattamenti non farmacologici adeguati, ma soprattutto al legame della pericolosità sociale come indizio di una colpevolezza che relegava le persone con affezioni psichiatriche alla posizione di emarginati sociali. 

Il nuovo direttore a Trieste, figlio di un recente concorso fuori dalle classifiche meritocratiche, era nel gruppo della decina di concorrenti, soppiantando notevolmente alcuni concorsisti tra i quali psichiatri molto impegnati nel portare avanti l’eredità di Basaglia come simbolo di una grande opera di riscatto politico-sociale-economico della salute mentale. 

Ma la psichiatria è il simbolo di una branca della medicina e quindi in senso ampio della salute, o della salute politica del nostro Paese?