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Clos de la Bergerie 2013 di Nicolas Joly

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Nel mondo del vino, così come in tutti gli altri mondi, capita di incontrare, più o meno direttamente, personalità di spicco. Vi racconto chi ho incontrato lungo il fiume Loira.
Clos de la Bergeri e 2013, Nicolas Joly. Lungo il fiume Loira.

Lungo il fiume Loira

Nel mondo del vino, così come in tutti gli altri mondi, capita di incontrare, più o meno direttamente, personalità di spicco. 

A volte si ha la fortuna di conoscerle sul serio, di scambiare due chiacchiere, di trascorrere una serata insieme, di entrarci in relazione personalmente. Altre volte tali individui arrivano a noi in modo indiretto, tuttavia lo scontro è così forte che si ha comunque la voglia di approfondire e “starci vicino”. Di “andarci vicino”. Così, spesso mi viene il desiderio di andarli a trovare fisicamente a casa loro, nelle loro vigne. 

Grandi donne e uomini fonte d’ ispirazione e insegnamento.

Ecco Nicolas Joly è sicuramente uno di questi. 

Classe 1945, Joly studiò alla Columbia University e successivamente lavorò per JP Morgan a New York City

In seguito si trasferì Londra, ma nel 1977 lasciò il suo lavoro in banca per rilevare la tenuta vinicola della sua famiglia, lo Château de la Roche aux Moines, a Savennières.

L’approccio di Nicolas Joly

Ci troviamo nel cuore della Valle della Loira, quasi al ridosso degli argini del fiume, immersi in un paesaggio collinare caratterizzato da lievi pendii scoscesi. Nicolas Joly ha iniziato ad interessarsi di agricoltura in modo coscienzioso, perché venuto in contatto con un libro di Rudolf Steiner, scienziato, filosofo e teosofo tedesco indicato come padre fondatore della biodinamica

L’incontro/scontro con il libro portò Joly a riflettere e ad applicare immediatamente tale filosofia nella sua azienda, tanto è vero che già dal 1984 tutti i suoi vini sono prodotti in modo biodinamico. 

Partendo dai vigneti, i lavori sono effettuati a mano o grazie all’aiuto del cavallo. In realtà, dalle fonti, sembra che siano due, così come sembra che per nutrire le viti si utilizzi letame di mucche nantaise – razza ben tollerante dell’umidità, trovandoci limitrofi al fiume Loira.

Sembra anche, che durante l’inverno un gregge di pecore utilizzi i vigneti come pascolo, e che, delle galline siano ottime alleate per l’eliminazione delle lumache. 

Per i trattamenti si utilizzano rame, zolfo e preparati biodinamici e le fermentazioni, in cantina, sono spontanee. Il che significa che al mosto non sono aggiunti lieviti.

Utilizzo “sembra” e “pare” perché i precedenti dettagli riguardano la gestione del vigneto. Io purtroppo, l’incontro/scontro l’ho avuto – al momento – solo con uno dei vini di Joly, appunto con Clos de la Bergerie 2013. Tuttavia posso tranquillamente dichiarare che appena sarà possibile ricominciare a viaggiare, io lì ci andrò! E avrò modo di vedere con i miei occhi le mucche, le pecore e pure le gallinelle. Per altre informazioni invece basta leggere o decifrare i simboli sull’etichetta.

Il vino

Nel mondo del vino, così come in tutti gli altri mondi, capita di incontrare, più o meno direttamente, personalità di spicco. Vi racconto chi ho incontrato lungo il fiume Loira.
Clos de la Bergerie 2013, Nicolas Joly.

Veniamo a noi.

100% chenin blanc, vitigno principe di questi luoghi. 

Joly crede nella piena maturazione dell’acino e per questo motivo, durante la stessa vendemmia, si passa tra i filari per raccogliere le uve dalle 3 alle 5 volte. Inoltre tali uve vengono raccolte quando si presenta la botrytis cinerea, particolare muffa nobile che si forma a determinate condizioni. Necessarie sono l’umidità della mattina e il vento del pomeriggio, in questo caso derivante dall’Atlantico, il quale asciuga gli acini, e permette a tale muffa di non andare oltre, rimanendo entro un certo stadio, e quindi di sviluppare determinati precursori aromatici che si troveranno poi nel futuro vino.

Color ambra con delle microscopiche particelle in sospensione, fenomeno questo più che normale nei vini prodotti in modo artigianale. Ad ogni modo lo stelo del bicchiere si vede benissimo pertanto, alla vista, non è né opaco, né torbido.

Nel mondo del vino, così come in tutti gli altri mondi, capita di incontrare, più o meno direttamente, personalità di spicco. Vi racconto chi ho incontrato lungo il fiume Loira.
Clos de la Bergerie 2013, Nicolas Joly.

Naso dai mille profumi, si apre con fieno, erbe aromatiche, miele, ananas, ginestra, percoca al vino, mela renetta, susina gialla. Dopo qualche minuto esce la frutta secca, il tozzetto con le nocciole appena sfornato e l’albicocca disidratata. Poi, ancora note di smalto e cera d’api. Etereo.

In bocca, l’ingresso è sinuoso e il vino va a toccare ogni millimetro. Le papille gustative si mettono sull’attenti. È secco, caldo, morbido – ma non glicerico – masticabile. Si sente la materia. Fresco e sapido. La mineralità del vino, in questo caso, dipende dai terreni scistosi sui quali giacciono le vigne. 

Clos de la Bergerie è un vino ricco, in cui la concentrazione gusto-olfattiva e l’acidità sono in perfetto equilibrio. Alcol integratissimo, buona struttura e perfetta evoluzione

Avrei potuto attendere ancora, qualche anno in più in bottiglia avrebbe accentuato la presenza di quelle raffinate note smaltate, ma sono soddisfatta di averla aperta omaggiando l’entrante primavera 2021. 

“Istruzioni di bevuta”

Sul sito dell’azienda ti consigliano, volendo, di tenere la bottiglia aperta, chiudendola solo con il suo tappo, per giorni per darti appunto la possibilità di “monitorare” i fascinosi profumi e la mancata ossidazione del vino.

Beh, il massimo che sono riuscita a fare è stato tenere un bicchiere per l’aperitivo (mezzo a essere sincera) in onore di un importante cin cin serale. Ma d’altronde è così: le grandi bottiglie finiscono velocemente. Anzi, è proprio quando il vino rimane che esiste il problema. Ed è anche bello grosso!