Come cambia la comunicazione al tempo di Internet

Ho appena completato la lettura del libro di Michele Serra “Ognuno potrebbe” ma questa non vuole essere una recensione bensì una riflessione.

La mia riflessione è intorno a quello che ho letto a pagina 35, dove l’alter ego di Serra, Giulio, si imbatte in un capannello di persone che si crea intorno ad un cinghiale morto steso in mezzo alla strada. Giulio arriva dopo e quindi cerca di capire cosa sia successo. Le posizioni che si confrontano sono le più disparate. “Lanciano cinghiali dai camion e rovesciano secchi pieni di vipere dagli elicotteri” dice uno che se la prende con gli animalisti. “Il cinghiale è fuggito da un laboratorio dove si fa la vivisezione”, afferma una ragazzina bionda. “Non ci diranno nulla di chiaro perché loro le cose le tengono nascoste” brontola un uomo sulla cinquantina. “I cinghiali perdono l’orientamento a causa delle scie chimiche degli aerei militari” sostiene un altro uomo. Un altro si sta documentando sul cellulare (o sull’egòfono come lo ribattezza Serra) per capire se la bestia può essere contagiosa. Una signora infine afferma: “che bestia è?”.

Nonostante le tesi siano così diverse, fa notare Serra, nessuno litiga, nessuno discute per davvero. Lo scopo è solo quello di mostrarsi all’altezza, valorosi esponenti del circolo “a me non la danno mica a bere”, dice Serra. “Nessuno parla veramente con qualcuno e nessuno risponde a nessuno”, il rapporto si sposta sull’egòfono e la discussione, il dialogo, il dibattito scompaiono. In questo modo tutte le tesi sono sostenibili perché non c’è più l’obbligo del confronto. Ed allora vince chi ne spara di più, non importa se in modo ragionevole o meno.

Nell’accettazione acritica di alcune posizioni, nell’approccio fideistico alle informazioni “mi sono documentato su internet”, ha preso il posto di “l’ha detto la televisione” caro ai nostri nonni. Al “Dio Televisione” si è ormai sostituito il “Dio Internet”. Il problema è che in questo caso la capacità di controllo sulla veridicità delle informazioni è divenuta praticamente prossima a zero. Nel migliore dei casi è il trionfo della mediocrità, nel peggiore è il rischio di cadere nelle mani di generatori consapevoli di fake news: articoli redatti con informazioni ingannevoli o distorte che servono solo a creare deliberatamente disinformazione.

Mi ha fatto impressione recentemente l’intervista rilasciata da un professore mussulmano a commento dei fatti di Barcellona. Il professore ha affermato che i ragazzi si radicalizzano su internet e se qualcuno prova a dirgli cose diverse sull’Islam e sulla religione viene tacciato di infedeltà.

Si è parlato molto in questi ultimi tempi di fake news ma non è stata, a mio avviso, una discussione colta. Ci si è limitati a rimbalzarsi l’accusa di dirle, ma la discussione non è mai decollata. Attenzione il mio non vuol essere “maccartismo” contro internet. È uno strumento eccezionale, insostituibile che fornisce straordinarie possibilità a tutti. Come tutte le tecnologie è però uno strumento neutro. Può essere cioè utilizzato in modo straordinariamente positivo o in modo assolutamente deleterio e pericoloso. Ed allora il dibattito rimane aperto. Come “filtrare” le notizie su internet? Come farlo diventare uno strumento per aprire una discussione, piuttosto che come un sostenitore del circolo “a me non la danno mica a bere”?

Ovviamente non ho l’ambizione di fornire risposte a domande così impegnative. Dico solo che probabilmente siamo ad un bivio. O troviamo il modo che l’egòfono diventi un nòbisfono, uno strumento di supporto ad un dibattito piuttosto che sostitutivo del dibattito stesso, oppure torniamo alla discussione che si stava svolgendo intorno al cinghiale.

Commenta Serra nel suo libro, a seguito delle diverse tesi farneticanti che erano uscite fuori in merito alla morte del cinghiale: “Manca la tesi del suicidio. Forse una delusione d’amore. Forse un gesto di protesta contro la nuova legislazione sulla caccia. Ma se il nostro crocchio rimanesse qui ancora un po’, qualcuno la avanzerebbe certamente”.

Per la cronaca, il cinghiale era stato investito ed ucciso da una macchina. A volte la realtà dei fatti è più semplice di quanto sembri.



Federico Pasquazi

Mi chiamo Federico, ho 25 anni e sono uno studente di Lingue nella società dell’Informazione. Sono appassionato di calcio in tutte le declinazioni e Laziale da sempre. Cittadino del mondo. Dopo l’esperienza Erasmus in Spagna e un’esperienza lavorativa in Messico e Canada, sono sempre più convinto del fatto che ci si possa arricchire solo attraverso la conoscenza di culture e modi di pensare diversi da quelli in cui siamo nati. Per questo la mia meta è la prossima nazione in cui vivere.

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