Canada Day, i 150 anni della “nazione modello”

Centocinquanta anni fa, esattamente il primo luglio del 1867, nasceva la Confederazione canadese. E oggi il Canada, con i suoi principi di tolleranza e di inclusione, rappresenta un esempio per tutto il mondo moderno. Non a caso, lo slogan scelto per festeggiare i 150 anni è stata la frase che il presidente Obama ha pronunciato in visita al parlamento canadese il 29 giugno del 2016: “The World Needs More Canada”.

L’anniversario è stato festeggiato con orgoglio in tutta la Nazione. Magliette, bandiere, gadget vari erano presenti in tutti i negozi già da qualche mese. Il primo luglio è stata poi un’autentica festa, con spettacoli e fuochi d’artificio un po’ ovunque. Personalmente ero a Toronto e si è trattato di un autentico evento. Gente a festeggiare in piazza e, nonostante sprazzi di pioggia, si è ballato e cantato fino a sera.Ma perché tanto orgoglio, tanto senso di appartenenza da parte di cittadini così diversi per religione, cultura, tradizioni? Perché il Canada è questo, una nazione che è riuscita in 150 anni a compiere un miracolo unico al mondo.

Sin dalla sua nascita, il Canada ha fatto del multiculturalismo un punto di forza fino a trasformarlo in un atto legislativo votato nel 1988 dal Parlamento. Il “Canadian Multiculturalism Act” è un documento che non ammette interpretazioni: tutte le culture hanno pari dignità in Canada. Basta dare un’occhiata all’attuale composizione del governo per averne la prova. Un governo formato da 15 uomini e 15 donne per la maggior parte al di sotto dei 50 anni (il primo ministro Trudeau ne ha 43) con ministri provenienti da ogni parte del mondo. Ne fanno parte, tra gli altri, una corrispondente freelance dall’Ucraina, un richiedente asilo vent’anni fa dall’Afghanistan, due politici provenienti dalla comunità indiana (sikh), due nati in India, uno in Afghanistan, uno dichiaratamente gay ed uno “ginger”, due disabili, per finire con un mussulmano e due apertamente atei. Un governo che come ha detto Trudeau “assomiglia al Canada”. Un ministero si occupa specificatamente del fenomeno immigrazione, rifugiati e cittadinanza. E si occuperà tra l’altro dell’accoglienza di 25mila siriani entro la fine dell’anno in accordo alla promessa fatta in campagna elettorale. Già, perché in Canada le elezioni si possono vincere anche promettendo di accogliere dei profughi.

“Stay Young Canada” è l’altra scommessa che i cittadini canadesi hanno voluto fare nell’anniversario dei loro 150 anni. Rimanere giovani vuol dire non tradire i propri principi ispiratori, non farsi risucchiare da un mondo impegnato a guardare il proprio ombelico, ad alzare muri, a diffidare dell’altro, a rinnegare i trattati sul clima. I canadesi hanno invece compreso che l’attenzione a preservare l’ambiente e una gestione intelligente dell’immigrazione può e deve diventare una ricchezza. Sull’immigrazione, ad esempio, la ricetta adottata è quella di avere leggi rigorose per entrare ma, una volta inserito, qualsiasi cittadino gode, e non solo a parole, degli stessi diritti.

Ecco alcuni numeri per capire il fenomeno canadese.
Lingue parlate: 57% inglese, 21% francese, 2% bilingue, 20% altre lingue.
Etnie: 24% inglesi, 21% canadesi, 10% francesi, 9% irlandesi, 7% tedeschi, 3% italiani, cinesi, arborigeni, ucraini, 2% olandesi, polacchi, indiani, afrocanadesi.
Nel 2000 il Canada ha avuto 240.000 immigrati a fronte di 330.000 nascite.

È proprio vero, “The World Needs More Canada”.

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Federico Pasquazi

Mi chiamo Federico, ho 25 anni e sono uno studente di Lingue nella società dell’Informazione. Sono appassionato di calcio in tutte le declinazioni e Laziale da sempre. Cittadino del mondo. Dopo l’esperienza Erasmus in Spagna e un’esperienza lavorativa in Messico e Canada, sono sempre più convinto del fatto che ci si possa arricchire solo attraverso la conoscenza di culture e modi di pensare diversi da quelli in cui siamo nati. Per questo la mia meta è la prossima nazione in cui vivere.

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