USA e Canada, come cambiano le relazioni al tempo di Trump

Da qualche mese vivo in Canada ed ho potuto assistere da vicino a cosa sta accadendo nelle relazioni con gli Stati Uniti dopo l’avvento dell’era Trump. Le distanze tra i due paesi, storicamente alleati, stanno diventando talmente evidenti che l’amministrazione Trudeau si sente certamente oggi più vicina alla UE che agli USA.

L’opinione che i canadesi hanno degli Stati Uniti è oggi in crollo verticale.
Il mese scorso Abacus ha chiesto ai canadesi se pensano che il loro paese debba comportarsi come gli USA. La risposta è stata quasi unanimemente un “No”. Un recente sondaggio rilasciato da “Environics Institute” evidenzia come solo il 44% dei canadesi guardi oggi con favore agli Stati Uniti mentre la percentuale era del 70% nel 2012. Il livello attuale è il più basso mai registrato dall’istituto da quando ha iniziato a sondare questo parametro (1982).
L’elezione del presidente Donald Trump ha determinato un brusco cambio di rotta su come i canadesi vedono i loro “vicini di casa”. Quasi un quinto dei canadesi ha addirittura affermato di aver cambiato i propri piani di viaggio, non scegliendo più gli Stati Uniti come meta, a causa dell’attuale situazione politica. Un ulteriore 8% ha affermato che ci sta pensando.

D’altronde, sono pochi i temi che accomunano i due leader attualmente al comando. Trudeau e Trump sono quasi agli antipodi su tutto: dal protezionismo in economia, all’immigrazione, dalla politica estera, alla parità dei generi.
Il governo del primo ministro Justin Trudeau si sta abituando a un leader americano drammaticamente diverso da quello precedente. Quando Trudeau ha visitato la Casa Bianca il 13 febbraio, entrambi i leader hanno dichiarato di voler collaborare come al solito, ma si è capito subito che le distanze su tutti i temi più importanti erano enormi. La conferma si è avuta al G7 quando il Canada ha certificato la propria distanza dagli USA trovandosi in piena sintonia con la UE. L’ultima decisione di Trump di uscire dal patto di Parigi sul clima non ha di certo aiutato le parti a riavvicinarsi.

Ma vediamo le posizioni dei due Paesi sui principali temi politici.

Commercio ed Economia

Il Canada e gli Stati Uniti non potrebbero essere più diversi sul tema del commercio in questo momento. Trudeau è un autentico liberale che sostiene il commercio mondiale e la libera cooperazione e concorrenza. Trump, al contrario, è un conservatore reazionario che, fedele al suo slogan “America first”, parla di rispristino di dazi, di chiusura di mercati, di revisione degli accordi internazionali.
Trump vuole ad esempio rinegoziare l’accordo di libero scambio nordamericano con il Canada e il Messico il cosiddetto NAFTA. Qualsiasi nuovo accordo viene visto in modo assai critico dai canadesi, in quanto avrebbe implicazioni drammatiche per le imprese e per il flusso di beni e lavoratori tra i paesi.

Energia e Ambiente

Trump, che una volta ha definito il cambiamento climatico “una truffa cinese” sta completamente invertendo le politiche dell’amministrazione Obama tendenti a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. E’ notizia di questi giorni l’uscita degli USA dall’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, definito da Trump un “cattivo affare per l’America”.
Trudeau ha detto che il Canada è “profondamente deluso” per il ritiro statunitense dall’accordo del 2015 ed ha confermato il suo impegno per proseguire nel programma nazionale di “carbon pricing” ovvero una sorta di tassazione per chi emette CO2.

Politica estera e Difesa

L’approccio “America First” di Trump ha messo in dubbio molti dei rapporti tradizionali degli Stati Uniti. Come sappiamo la cancelliera tedesca Angela Merkel, si è spinto ad affermare che non si possa più contare sugli americani per la gestione mondiale della politica estera. Nel mese di giugno, il ministro degli Affari esteri del Canada, Chrystia Freeland, ha risposto delineando nuovi piani per un “investimento sostanziale” nella spesa militare. “Fare affidamento esclusivamente sull’ombrello di sicurezza americano ci renderebbe uno ‘stato cliente’”, ha detto.
Gli approcci differenti di Ottawa e Washington sulla Russia sono ormai evidenti a tutti. Il team e il personale della campagna di Trump sono oggetto di numerose indagini da parte dell’FBI, del Dipartimento della Giustizia e del Congresso per i loro collegamenti a Mosca. Durante e dopo le elezioni, Trump ha fatto grosse aperture alla Russia creando un forte imbarazzo all’interno della NATO. Sulla Nato è giunto a dichiarare che l’alleanza di 28 nazioni deve essere considerata obsoleta, prendendosela poi con quelli che spendono meno del 2% del PIL per le spese militari (Canada compreso).
Trudeau ha dichiarato al contrario che il Canada – che sta preparando truppe ucraine per contrastare l’aggressione russa e sta inviando truppe in Lettonia per aiutare la missione della NATO – continuerà a sostenere l’alleanza.

Rifugiati e immigrazione

Trump ha promesso, come sappiamo, di costruire un muro lungo il confine messicano e di impedire a tutti i musulmani di entrare nel paese. Nelle prime settimane di presidenza ha agito su quelle promesse con velocità allarmante, seminando la confusione mondiale sulla possibilità di visitare gli USA da parte degli stranieri o dei cittadini con doppia nazionalità (compresi i canadesi). Ha inoltre provato due volte a emettere ordini esecutivi che impedissero ai cittadini di un certo numero di paesi, prevalentemente musulmani, di richiedere visti per 90 giorni. Entrambi gli ordini, sono poi stati fortunatamente messi in attesa da giudici federali.
Molti canadesi stanno segnalando problemi alla frontiera con gli Stati Uniti, mentre si teme un incremento degli attraversamenti nelle zone desertiche (es. Canada-Utah) di richiedenti asilo provenienti dagli USA.

Uguaglianza di genere

Trump è stato più volte accusato di sessismo nelle elezioni che lo hanno portato alla Casa Bianca. Si è infatti permesso di appellare la Clinton come una “nasty woman” ed è stato oggetto di accuse di violenza sessuale da più di una dozzina di donne.
Trudeau è ritenuto da tutti un forte sostenitore dei processi di emancipazione femminile. In Canada la tolleranza e l’uguaglianza di generi sono considerati un valore di cui andare orgogliosi.

Come si vede sono troppe le cose che dividono i canadesi dai loro “parenti” americani. Troppe le cose che dividono Trump da Trudeau. Sembrano lontanissimi i tempi in cui Obama dichiarò “The world needs more Canada” e i canadesi decisero di adottare questa frase come slogan per il 150° anniversario della loro nascita come nazione.
La sensazione è che se Trump potrà rafforzare il suo legame inossidabile con l’Inghilterra impegnata nella Brexit, la UE possa contare sul Canada come affidabile referente Nord Americano.



Federico Pasquazi

Mi chiamo Federico, ho 25 anni e sono uno studente di Lingue nella società dell’Informazione. Sono appassionato di calcio in tutte le declinazioni e Laziale da sempre. Cittadino del mondo. Dopo l’esperienza Erasmus in Spagna e un’esperienza lavorativa in Messico e Canada, sono sempre più convinto del fatto che ci si possa arricchire solo attraverso la conoscenza di culture e modi di pensare diversi da quelli in cui siamo nati. Per questo la mia meta è la prossima nazione in cui vivere.

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