Anche se il tempo passa

 

Purtroppo esiste la trascurabilità. Esistono felicità, sensazioni, persone trascurabili. Esistono persone che trascurano per il solo fatto che ciò che è trascurato si presenterà, così com’è oggi, anche domani. Tutto ciò che è facilmente accessibile, assieme alla sensazione di gioia che ne può derivare, è quindi fortemente trascurabile. Un po’ come l’acqua quando si ha sete e il letto quando si ha sonno.

Introversione d’insieme a parte, Camille Claudel era senza alcun dubbio una ragazza sconvolgente e risolutiva, ma trascurabile, trascurata dal suo tempo e dal suo amante.

Nata in Francia nel 1864, Camille ama la scultura già all’età delle bambole e delle leccalecca. Una dote talmente innata la sua, che convince il padre ad iscriverla presso l’Académie Colarossi, sotto la guida dello scultore Boucher. A diciott’anni espone per la prima volta al Salon; segue l’incontro con Auguste Rodin (di circa vent’anni più grande), e a partire da questo momento, Camille diventa la ragazza che fa a pugni con l’ombra: l’ombra che le reca il successo artistico del suo amante e l’ombra che le fa la personalità del fratello Paul Claudel, scrittore in erba. Ogni suo successo avviene in penombra.

Auguste Rodin ama Camille, ma il sentimento è forse troppo connesso alla loro passione comune: l’arte. Un amore subordinato a realtà estranee al solo e puro impulso emotivo, resta condivisione. In effetti Auguste aveva anche una moglie e un figlio ai quali non rinunciò mai. In breve, non un amore di rose e fiori il loro. Nella vita di Rodin, oltre tutto ciò che concerneva l’arte e la scultura, Camille non è mai stata titolare, ha sempre giocato dalla panchina. Nonostante questa trascurata emozione, lo scultore tornerà sempre da Camille, suo musa e aiutante, e Camille non si allontanerà mai veramente dall’uomo che le insegnò a vedere l’oro e farne qualcosa di suo. E ben volentieri affermo che nonostante la pressione dell’artista, le sculture di Camille sono su un mondo totalmente opposto: meno virili, più spirituali, è un’arte tutta interiore e per questo commovente. La Nostra scolpisce la vita in tutte le movenze e, privilegiando l’effetto del “non finito”, le sue sculture impressioniste sono la forma concreta dei suoi sentimenti. Il 26 marzo scorso, nel centenario della sua morte, è stato inaugurato a Nogent-sur-Seine, Francia, un museo interamente dedicato al lavoro della scultrice.

Cosa ci insegna l’esperienza di Camille? Che trascurare vuol dire non sapere, che la trascurabilità è una menzogna, che ogni cosa ha un peso e per questo va distinta, anche se passa il tempo, anche se si percorrono strade con sassi e curve e nessun rettilineo. Ha ragione quel matto di Jovanotti, nonostante siano realissimi gli ostacoli, alla fine nessun filo spinato può rallentare il vento.



Emanuela Fava

Nasce a Roma nel 1995. Legge molto e parla poco. Ama scrivere, mangiare e ricordare. Walkie Talkie è un’ottima opportunità per dar voce alle cose in cui crede.

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