L’8 novembre gli Stati Uniti scelgono il nuovo presidente

Tutto il mondo attende di conoscere il nome del 45° presidente degli Stati Uniti, il successore di Barack Obama che fu eletto la prima volta nel 2008 e riconfermato poi nel 2012. La sfida è tra la candidata dei democratici Hillary Clinton e il candidato dei repubblicani Donald Trump.

Come si vota: il sistema dei grandi elettori

Quella del presidente degli Stati Uniti d’America è un’elezione indiretta: saranno infatti i 538 grandi elettori, eletti a loro volta Stato per Stato, a scegliere il nuovo inquilino della Casa Bianca. Andiamo con ordine.
Martedì 8 novembre votano tutti i cittadini regolarmente iscritti nel registro elettorale, (ad eccezione di coloro che hanno già votato attraverso il meccanismo del voto anticipato previsto in alcuni stati), i quali, barrando la casella corrispondente al candidato presidente che preferiscono, scelgono i grandi elettori affiliati all’uno o all’altro candidato presidente. In 48 Stati su 50, il candidato che arriva primo conquista tutti i grandi elettori in palio in quello Stato. Nella pratica, sono i partiti a nominare i grandi elettori collegati ai candidati presidente e ogni Stato ha un proprio sistema di nomina. L’unico vincolo stabilito dalla Costituzione americana in questo senso, è l’impossibilità di essere nominato elettore per chi “ricopre un incarico fiduciario o retribuito dagli Stati Uniti”. Il numero di grandi elettori attribuiti a ciascuno Stato è legato al numero di senatori e deputati che esprime, proporzionalmente alla sua popolazione. California (55), Texas (38), Florida e New York (29) sono gli Stati americani più popolosi che esprimono il maggior numero di grandi elettori.
Solo il 19 dicembre si riunisce invece l’assemblea dei grandi elettori, chiamati al voto. In questo senso, il numero magico di grandi elettori da conquistare per diventare presidente è 270. Solo in 24 Stati vige l’obbligo esplicito per i grandi elettori di votare per il candidato presidente a cui sono collegati. Una prassi che però è consolidata ovunque.

La geografia politica

Nel corso degli anni la geografia politica degli Stati americani è mutata, ma questo non impedisce di annoverare alcuni di essi tra quelli sicuri per i democratici o per i repubblicani ancor prima di cominciare. Nello specifico, gli Stati dove di fatto non c’è partita vengono definiti Safe States: quelli della costa occidentale e quelli del nord est sono tradizionalmente stati blu (democratici), quelli del sud e del Midwest sono invece tradizionalmente stati rossi (repubblicani). Al contrario, la campagna del 2016 ha registrato un aumento dei cosiddetti Swing States, gli stati in bilico nei quali il risultato è incerto: l’Ohio e la Florida in questo fanno scuola.

Le tappe delle elezioni

Il giorno delle elezioni è fissato nel primo martedì successivo al primo lunedì di novembre, che quest’anno è per l’appunto l’8 novembre. L’elezione definitiva del presidente da parte dei grandi elettori avrà luogo il prossimo 19 dicembre, il primo lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre. L’investitura del nuovo presidente è fissata per il 20 gennaio 2017.



Giorgio Zaccagnini

Ventottenne appassionato, giornalista solo per hobby. Almeno per ora.
Prima di fondare WalkieTalkie ho scritto due tesi di laurea, la seconda più bella della prima. In cambio ho ricevuto il titolo di dottore in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni.
Fortemente condizionato dalla convinzione che la sostanza sia più importante della forma, pratico tutte le mie passioni. Attivista politico e tifoso laziale, parteggio. Sempre.

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